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"Gomorra", il desiderio impossibile di donna Imma: "Resusciterei volentieri"

Maria Pia Calzone è fra i protagonisti della serie di Sky, che si è conclusa ieri con ascolti record. Nel film è la moglie del boss Savastano, "un archetipo femminile del Sud, contemporanea per violenza e scelte terribili"

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"LA guerra non la vince chi è più forte, ma chi è più bravo ad aspettare. E questo nessuno lo sa fare meglio di noi femmine". Lei, di aspettare, non avrà tempo, la faranno fuori in mezzo a una strada, donna Imma colpita a morte, uno dei colpi di scena più sconvolgenti dell'ultima serata di Gomorra - La serie che si è conclusa ieri su Sky Atlantic HD e Sky Cinema 1 HD con ascolti record. A interpretare la moglie del boss Pietro Savastano c'è Maria Pia Calzone. "Resusciterei volentieri" dice, all'indomani della sua morte televisiva. E ricorda: "Feci una prima fase di provini senza sapere nulla della sceneggiatura e poi firmai il contratto senza sapere come andava a finire per il mio personaggio. Quando ne parlai con mio marito, che si occupa di tutt'altro, lui mi rassicurò, mi disse che sicuramente ci sarebbe stata una seconda serie. Solo dopo ho letto la sceneggiatura e gli ho detto 'amore, sono morta!'".

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Il personaggio della moglie del boss è stato uno dei punti di forza e di novità di questa prima stagione della serie. "Avevo la certezza che ne sarebbe venuto fuori un bel prodotto - dice la Calzone - volevo lavorare con Stefano Sollima che dopo Romanzo criminale - La serie sicuramente puntava ad ampliare il successo ottenuto. Accettai e lo rifarei", anche se "naturalmente nella seconda stagione una 'resuscitatella' me la farei volentieri ma proprio non so come potrebbe succedere".

Tutti i componenti del cast hanno visto il gran finale ieri sera insieme, a Roma, e oggi per l'attrice è tempo di bilanci. "Nella sua parte più lineare, più semplice, il personaggio di donna Imma è costruito sugli archetipi femminili del Sud con elementi 'fissi' della modalità di stare al mondo di una donna del Sud. Poi, in questo archetipo, si innesta la contemporaneità, la sua violenza, le sue scelte terribili. Per Imma è importante che suo figlio impari a essere un mostro, perché solo da mostro si può difendere in quel mondo. In fondo in Gomorra tutti i personaggi sono perdenti e il mio non è una eccezione: Imma la sua battaglia non la vince, ha uno strano senso dell'onore che io, come persona, non riesco a capire né a condividere. Un onore - continua l'attrice - che si colloca al di sopra di tutto e per il quale si sacrifica chiunque, anche se stessi. Da questo punto di vista il personaggio ha una certa dolorosa e inutile grandezza".
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Di donne e archetipi del Sud, oltre che di criminalità, Calzone parla a ragion veduta, è nata nel 1971 in un paesino del Sannio, Reino, in provincia di Benevento, da bambina si è trasferita con la famiglia a Casalnuovo di Napoli, terra di camorra al confine fra l'hinterland napoletano e l'area di influenza dei Casalesi, e si è laureata in lettere all'Orientale di Napoli, per poi diplomarsi al Centro sperimentale di cinematografia a Roma. "Solo quando ho lasciato Napoli mi sono resa conto di quanto avevo subito, nel quotidiano, nei comportamenti, nelle precauzioni del vivere, la realtà criminale di quell'area", dice l'attrice che ora professionalmente vorrebbe voltare pagina: "Adesso avrei voglia di fare una 'svampita', un personaggio alla Monica Vitti per me sarebbe la felicità assoluta".