✕

Suso Cecchi d'Amico, la signora che inventava il cinema italiano

Il 21 luglio di 100 anni fa nasceva la più grande sceneggiatrice che il nostro spettacolo abbia conosciuto. La sua firma sotto a "Il gattopardo", "I soliti ignoti", "Senso", "Bellissima", Rocco e i suoi fratelli" per dirne solo alcuni. Una vita e una carriera straordinarie. Il ricordo in tv
3 minuti di lettura
ERA una donna colta e elegante, senza fronzoli. Nessuno, nel cinema italiano, ha avuto una carriera come la sua: Suso Cecchi d'Amico ha lavorato con De Sica, Visconti (un'amicizia durata trent'anni: come ricordano Kezich e Levantesi nel libro Una dinastia italiana, lei ha continuato a  chiamarlo con ironia "Conte mio"), Rosi, Rossellini, Zeffirelli, Antonioni, Monicelli, Flaiano, Zavattini. Ha firmato capolavori - Il gattopardo, Ladri di biciclette, I soliti ignoti, Salvatore Giuliano, Rocco e i suoi fratelli, Senso, Bellissima solo per citarne alcuni- e come tutti i veri grandi era intelligente, semplice, diretta. Per celebrare il centenario della nascita della sceneggiatrice (il 21 luglio 1914) Diva Universal le dedica lo speciale Donne del mito (in onda il 21 luglio alle 20.50) ricco di testimonianze e immagini di repertorio. Una vita lunga e ricca, da raccontare, fino alla scomparsa, il 31 luglio 2010, a 96 anni.

Giovanna Cecchi, questo il nome all'anagrafe ("Su…
ERA una donna colta e elegante, senza fronzoli. Nessuno, nel cinema italiano, ha avuto una carriera come la sua: Suso Cecchi d'Amico ha lavorato con De Sica, Visconti (un'amicizia durata trent'anni: come ricordano Kezich e Levantesi nel libro Una dinastia italiana, lei ha continuato a  chiamarlo con ironia "Conte mio"), Rosi, Rossellini, Zeffirelli, Antonioni, Monicelli, Flaiano, Zavattini. Ha firmato capolavori - Il gattopardo, Ladri di biciclette, I soliti ignoti, Salvatore Giuliano, Rocco e i suoi fratelli, Senso, Bellissima solo per citarne alcuni- e come tutti i veri grandi era intelligente, semplice, diretta. Per celebrare il centenario della nascita della sceneggiatrice (il 21 luglio 1914) Diva Universal le dedica lo speciale Donne del mito (in onda il 21 luglio alle 20.50) ricco di testimonianze e immagini di repertorio. Una vita lunga e ricca, da raccontare, fino alla scomparsa, il 31 luglio 2010, a 96 anni.

Giovanna Cecchi, questo il nome all'anagrafe ("Suso" è il soprannome affettuoso che le danno in famiglia), è figlia dello scrittore, critico letterario, direttore della società Cines Emilio Cecchi e della pittrice Leonetta Pieraccini. Famiglia altoborghese, una dinastia di intellettuali: frequenta il liceo francese Chateaubriand, parte per studiare a Cambridge. Da ragazza, nel 1933, in pieno ventennio fascista, lavora al ministero delle Corporazioni. Nel '38 sposa il musicologo Fedele d'Amico, figlio del critico teatrale Silvio. Dall'unione nascono tre figli, anche loro legati al mondo della cultura e del cinema: Masolino, anglista e celebre traduttore, Silvia produttrice e Caterina, preside della Scuola nazionale di cinema. Nel 1942 inizia a collaborare con Renato Castellani alla prima sceneggiatura, un adattamento di Avatar di Gautier; il film non si farà mai. Nel 1946 scrive Mio figlio professore diretto da Castellani, ma a segnare il destino della bella signora con l'accento toscano sono gli incontri con Magnani e Monicelli. Una donna autonoma: "La verità è che il fatto che io lavorassi non rientrava nella mentalità borghese dei d'Amico".

Enrico Vanzina ne parla con profonda ammirazione: "Lei cercava di capire che tipo di film volesse fare il regista. Scrive I soliti ignoti che apre la stagione della commedia all'italiana, aveva un grande senso dell'umorismo. Capisce l'importanza della scrittura per la tv, firma Pinocchio". "Ho conosciuto Suso a 22 anni - racconta lo sceneggiatore Ivan Cotroneo - da lei ho imparato che il cinema è un lavoro di gruppo". Un aspetto sottolineato anche dalla figlia di Suso, Caterina d'Amico, che ricorda i compagni di lavoro della madre, lo scambio continuo di pareri, di letture. "E quelli erano anni - sottolinea Vanzina - in cui il cinema era maschilista".

Nel bellissimo libro Suso Cecchi d'Amico, Storie di cinema (e d'altro) raccontate a Margherita d'Amico (Garzanti), è lei stessa a spiegare alla nipote come fossero speciali quelle lunghe riunioni di gruppo nella casa romana piena di libri a due passi da Villa Borghese, un porto sicuro per autori diversi. "Ho fatto anche delle sceneggiature da sola, e direi con onore. Ma il ricordo di quei lavori non mi è caro come quello delle lunghe sedute con i colleghi, con le confidenze, le complicità, lo scambio di letture, il perdersi e il ritrovarsi, il momento del 'dividemose i pezzi', che è quello in cui - esaurite le discussioni sul soggetto e messa faticosamente a punto la scaletta - si passa alla stesura di un trattamento, cui è affidato il compito di affascinare produttore e attori, ma che va scritto in modo da fornire tutti gli elementi necessari al direttore di produzione per fare, al centesimo, il preventivo dei costi. Nasce, durante le riunioni di sceneggiatura, anche un curioso rapporto con i familiari dei colleghi, che impariamo a conoscere intimamente nei discorsi fra noi, per cui ci troviamo a partecipare alle vicende tristi e liete delle loro vite con una passione che non trova poi riscontro nel rapporto diretto".

Fulminante nelle descrizioni: "Sophia Loren nel film Peccato che sia una canaglia, suo primo ruolo da protagonista, la imponemmo Flaiano e io, che l'avevamo vista passare a Cinecittà, bella, eccessiva, decorativa come un albero di Natale. Era anche brava, dato che, come diceva a ragione De Sica, i bambini e i napoletani bucano lo schermo. Non mancava di una sua aristocrazia, con quelle braccia, mani e gambe stupende". Definisce Roberto Rossellini  "un grande cronachista". "Ho sempre detto che non ci potevamo permettere di fare un'altra guerra per far girare qualche altro bel film a Rossellini. Paisà e Roma città aperta sono dei grandi film, grandi come gli avvenimenti che a lui erano congeniali. Non era un regista da piccola cronaca quotidiana".

Nel 1994 la Mostra di Venezia le assegna il Leone d'oro alla carriera. Una carriera unica, come la sua vita, ricca di incontri, scambi, letture, una curiosità inesauribile e un grande affetto distribuito equamente tra i familiari, gli amatissimi cani e gli amici. "Nei momenti di difficoltà bastava chiamarla per avere un consiglio - ha dichiarato Zeffirelli - c'era sempre". Quando, nel 2005, fu celebrata al Moma di New York, l'omaggio alla "great lady of italian cinema" fu intitolato semplicemente "Happy birthday Suso!". Sul suo lavoro, storie che sullo schermo prendono vita e continuano a emozionare milioni di spettatori in tutto il mondo, Suso Cecchi d'Amico aveva le idee chiare: "Lo sceneggiatore non è uno scrittore; è un cineasta e, come tale, non deve rincorrere le parole, bensì le immagini. Deve scrivere con gli occhi".