A Giffoni i "boss" della serie Gomorra. "Tangenti? Frasi estrapolate, nessuna verità"
Gianni Valentino, GIANNI VALENTINOAl festival Marco D'Amore e Salvatore Esposito, protagonisti della serie di Sky, nei giorni in cui si parla di presunte tangenti versate dalla produzione alla criminalità locale
GIFFONI VALLEPIANA - Si chiamano Marco D'Amore e Salvatore Esposito, ma sono riconosciuti e osannati da molti come Ciro "l'immortale" Di Marzio e Genny Savastano, i protagonisti di Gomorra - La serie andata in onda con successo su Sky. Appena arrivati come ospiti d'onore al Giffoni Experience, la 44esima edizione del festival in corso fino al 27 luglio, tutti i ragazzini in attesa delle star e i giovanissimi giurati li notano. Ignorando, forse, il caos che li ha investiti da un paio di giorni.
Ovunque si legge delle presunte tangenti che i dirigenti della produzione Cattleya avrebbero versato ai boss di Torre Annunziata pur di girare alcune scene della fiction nel villone kitsch di una famiglia di criminali. Nella serie, appunto, casa del boss Pietro Savastano.
Circolano intercettazioni - per alcuni inequivocabili, per altri tutte da dimostrare davanti ai magistrati - che fanno apparire lampante e poco ortodosso il comportamento del produttore esecutivo Matteo De Laurentiis e…
Ovunque si legge delle presunte tangenti che i dirigenti della produzione Cattleya avrebbero versato ai boss di Torre Annunziata pur di girare alcune scene della fiction nel villone kitsch di una famiglia di criminali. Nella serie, appunto, casa del boss Pietro Savastano.
Circolano intercettazioni - per alcuni inequivocabili, per altri tutte da dimostrare davanti ai magistrati - che fanno apparire lampante e poco ortodosso il comportamento del produttore esecutivo Matteo De Laurentiis e…
GIFFONI VALLEPIANA - Si chiamano Marco D'Amore e Salvatore Esposito, ma sono riconosciuti e osannati da molti come Ciro "l'immortale" Di Marzio e Genny Savastano, i protagonisti di Gomorra - La serie andata in onda con successo su Sky. Appena arrivati come ospiti d'onore al Giffoni Experience, la 44esima edizione del festival in corso fino al 27 luglio, tutti i ragazzini in attesa delle star e i giovanissimi giurati li notano. Ignorando, forse, il caos che li ha investiti da un paio di giorni.
Ovunque si legge delle presunte tangenti che i dirigenti della produzione Cattleya avrebbero versato ai boss di Torre Annunziata pur di girare alcune scene della fiction nel villone kitsch di una famiglia di criminali. Nella serie, appunto, casa del boss Pietro Savastano.
Circolano intercettazioni - per alcuni inequivocabili, per altri tutte da dimostrare davanti ai magistrati - che fanno apparire lampante e poco ortodosso il comportamento del produttore esecutivo Matteo De Laurentiis e, in seconda battuta, dei colleghi Gianluca Arcopinto e Gennaro D'Aquino. E lo stesso Riccardo Tozzi, patron di Cattleya, in queste ore alterna l'una e l'altra dichiarazione. Prima dice: "Dalla contabilità della nostra società non risulta nessun pagamento effettuato ai boss". Dopo aggiunge: "Dovevamo lasciare quella villa, ma il regista Stefano Sollima la desiderava disperatamente". Chi meglio dei due attori protagonisti potrebbe dare una versione diretta raccontando eventuali sospetti dal dietro le quinte. Ma tanto D'Amore quanto Esposito, spazientiti eppure sorridenti su un divano in una saletta del festival, glissano.
Come vivete quello che sta accadendo?
D'Amore: "Per formazione culturale dico che tutto quello che si legge sui giornali non mi riguarda. Io sono un attore e non inseguo questi titoloni, non pertiene al mio mestiere. Prima devo farmi un'idea dei fatti, e qua fatti non ce ne sono".
Però ci sono le intercettazioni. Che pure dicono.
D'Amore: "Le intercettazioni non dicono nulla. Si tratta di frasi estrapolate, che non rappresentano nessuna verità. Dite quel che volete ma io vivo così".
Avete mai notato qualcosa sul set, segnali di accordi tra la produzione e il territorio?
D'Amore: "Noi abbiamo fatto tanti sacrifici per completare questo progetto. Cattleya e Sky e gli autori hanno rischiato tanto, sfidando reazioni dell'opinione pubblica e tante problematiche ambientali. Ha prevalso la necessità di portare a termine questo racconto e abbiamo resistito a tutto. La smetterei con il distinguere buoni e cattivi. Shakespeare ha dipinto decine di personaggi marci. Vogliamo cancellare pure lui?".
Esposito: "Il nostro set è stato itinerante per nove mesi in tutti i cosiddetti territori difficili, tra Napoli e l'hinterland. Vale a dire i quartieri di Ponticelli, Secondigliano, San Giovanni a Teduccio, Scampia. E posso dire che è stato commovente vedere l'amicizia e la gentilezza con cui ci ha accolto ogni giorno la gente. Questo però non fa mai notizia, purtroppo".
Ragionando per ipotesi, come vi sentireste se dovessero essere confermate le accuse alla produzione?
D'Amore: "Ribadisco: parlerò a tempo debito, in seguito alle verifiche su quanto si dice oggi. Il mio ruolo è recitare e per imparare a farlo sono andato via di casa a 18 anni, lasciando Caserta, lavorando e studiando contemporaneamente. Perdendo compleanni, feste di Natale e Pasqua con la mia famiglia".
Esposito: "Gomorra è venduto in 62 paesi, è invidiato da tutto il mondo. È un vanto italiano. Stare a discutere di queste presunte polemiche è veramente inutile. Sono sciocchezze".
Ovunque si legge delle presunte tangenti che i dirigenti della produzione Cattleya avrebbero versato ai boss di Torre Annunziata pur di girare alcune scene della fiction nel villone kitsch di una famiglia di criminali. Nella serie, appunto, casa del boss Pietro Savastano.
Circolano intercettazioni - per alcuni inequivocabili, per altri tutte da dimostrare davanti ai magistrati - che fanno apparire lampante e poco ortodosso il comportamento del produttore esecutivo Matteo De Laurentiis e, in seconda battuta, dei colleghi Gianluca Arcopinto e Gennaro D'Aquino. E lo stesso Riccardo Tozzi, patron di Cattleya, in queste ore alterna l'una e l'altra dichiarazione. Prima dice: "Dalla contabilità della nostra società non risulta nessun pagamento effettuato ai boss". Dopo aggiunge: "Dovevamo lasciare quella villa, ma il regista Stefano Sollima la desiderava disperatamente". Chi meglio dei due attori protagonisti potrebbe dare una versione diretta raccontando eventuali sospetti dal dietro le quinte. Ma tanto D'Amore quanto Esposito, spazientiti eppure sorridenti su un divano in una saletta del festival, glissano.
Come vivete quello che sta accadendo?
D'Amore: "Per formazione culturale dico che tutto quello che si legge sui giornali non mi riguarda. Io sono un attore e non inseguo questi titoloni, non pertiene al mio mestiere. Prima devo farmi un'idea dei fatti, e qua fatti non ce ne sono".
Però ci sono le intercettazioni. Che pure dicono.
D'Amore: "Le intercettazioni non dicono nulla. Si tratta di frasi estrapolate, che non rappresentano nessuna verità. Dite quel che volete ma io vivo così".
Avete mai notato qualcosa sul set, segnali di accordi tra la produzione e il territorio?
D'Amore: "Noi abbiamo fatto tanti sacrifici per completare questo progetto. Cattleya e Sky e gli autori hanno rischiato tanto, sfidando reazioni dell'opinione pubblica e tante problematiche ambientali. Ha prevalso la necessità di portare a termine questo racconto e abbiamo resistito a tutto. La smetterei con il distinguere buoni e cattivi. Shakespeare ha dipinto decine di personaggi marci. Vogliamo cancellare pure lui?".
Esposito: "Il nostro set è stato itinerante per nove mesi in tutti i cosiddetti territori difficili, tra Napoli e l'hinterland. Vale a dire i quartieri di Ponticelli, Secondigliano, San Giovanni a Teduccio, Scampia. E posso dire che è stato commovente vedere l'amicizia e la gentilezza con cui ci ha accolto ogni giorno la gente. Questo però non fa mai notizia, purtroppo".
Ragionando per ipotesi, come vi sentireste se dovessero essere confermate le accuse alla produzione?
D'Amore: "Ribadisco: parlerò a tempo debito, in seguito alle verifiche su quanto si dice oggi. Il mio ruolo è recitare e per imparare a farlo sono andato via di casa a 18 anni, lasciando Caserta, lavorando e studiando contemporaneamente. Perdendo compleanni, feste di Natale e Pasqua con la mia famiglia".
Esposito: "Gomorra è venduto in 62 paesi, è invidiato da tutto il mondo. È un vanto italiano. Stare a discutere di queste presunte polemiche è veramente inutile. Sono sciocchezze".