ROMA - Autunno 1956. Il governo italiano affida a Fedele Cova l'incarico di costruire una strada che colleghi Milano e Napoli. L'inizio dell'opera, che diventerà il simbolo della rinascita italiana, è pieno di difficoltà tecniche, politiche e finanziarie, superate con lo slancio di un gruppo di uomini e donne capaci di sognare un futuro diverso. L'Autostrada del Sole fu inaugurata il 4 ottobre 1964: nel cinquantenario una miniserie, La strada dritta di Carmine Elia, (tratta dal libro omonimo di Francesco Pinto edito da Mondadori), in onda lunedì e martedì su RaiUno, racconta come un grande sogno italiano diventò realtà.
Artefice dell'impresa l'ingegnere Fedele Cova, l'unico personaggio realmente esistito della fiction, di cui il protagonista Ennio Fantastichini sottolinea "la furbizia che, però, non usava per un suo tornaconto personale ma portare a fondo l'opera. Durante gli anni della costruzione, Cova ha accumulato le denunce dei contadini per gli espropri e, persino, un'interrogazione parlamentare ma lui, avendo una concezione europeista, non riusciva a capire l'ottusità del Paese, la sua chiusura. Questo concetto degli "uomini del fare" assume, nell'Italia di oggi, un valore straordinario. Questi uomini che vivono di ossessione/passione per portare a termine un progetto e che alle 4 del mattino già sono in cantiere". Nella costruzione di quella strada che unì Milano a Napoli, (con 113 viadotti, 572 cavalcavia, 38 gallerie e 57 raccordi, attraversando una delle zone più difficili del Paese tra dislivelli e Appennino per una lunghezza totale di 755 chilometri) s'intrecciano le storie di progettisti e operai, la fatica e le speranze.
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La storia di questa impresa italiana viene ricostruita attraverso i personaggi che ruotano intorno a Cova: Giovanni (Giorgio Marchesi), brillante ingegnere progettista; Bruna (Anita Caprioli), ragazza madre e architetto in anni in cui entrambi i ruoli non erano guardati con favore; Gaetano (Carmine Recano), giovane operaio napoletano arrivato al nord in cerca di fortuna per lui e per la sua famiglia e che s'innamora di Maria (Valeria Bilello), una ragazza che spera di diventare sarta e che incappa in un amore più grande di lei. Bello il personaggio di Angela (Raffaella Rea), tradita dal marito, che si rimbocca le maniche per diventare indipendente.
Prodotta da Cattleya e Rai Fiction, La strada dritta è un viaggio nell'Italia degli anni a cavallo fra i '50 e i '60 "e fa idealmente parte" spiega il vicedirettore di RaiFiction Francesco Nardella "della trilogia - con Olivetti e il maestro Manzi - dei grandi italiani 'visionari' che hanno saputo guardare avanti, progettare il futuro per il Paese". "Abbiamo cercato di raccontare la borghesia intelligente e capace. Mentre scrivevamo il personaggio di Fedele Cova abbiamo pensato molto a Primo Levi" racconta Sandro Petraglia che firma la sceneggiatura con Fidel Signorile "in contrasto con Pasolini che diceva che in Italia c'era la borghesia più ignorante".
Artefice dell'impresa l'ingegnere Fedele Cova, l'unico personaggio realmente esistito della fiction, di cui il protagonista Ennio Fantastichini sottolinea "la furbizia che, però, non usava per un suo tornaconto personale ma portare a fondo l'opera. Durante gli anni della costruzione, Cova ha accumulato le denunce dei contadini per gli espropri e, persino, un'interrogazione parlamentare ma lui, avendo una concezione europeista, non riusciva a capire l'ottusità del Paese, la sua chiusura. Questo concetto degli "uomini del fare" assume, nell'Italia di oggi, un valore straordinario. Questi uomini che vivono di ossessione/passione per portare a termine un progetto e che alle 4 del mattino già sono in cantiere". Nella costruzione di quella strada che unì Milano a Napoli, (con 113 viadotti, 572 cavalcavia, 38 gallerie e 57 raccordi, attraversando una delle zone più difficili del Paese tra dislivelli e Appennino per una lunghezza totale di 755 chilometri) s'intrecciano le storie di progettisti e operai, la fatica e le speranze.
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La storia di questa impresa italiana viene ricostruita attraverso i personaggi che ruotano intorno a Cova: Giovanni (Giorgio Marchesi), brillante ingegnere progettista; Bruna (Anita Caprioli), ragazza madre e architetto in anni in cui entrambi i ruoli non erano guardati con favore; Gaetano (Carmine Recano), giovane operaio napoletano arrivato al nord in cerca di fortuna per lui e per la sua famiglia e che s'innamora di Maria (Valeria Bilello), una ragazza che spera di diventare sarta e che incappa in un amore più grande di lei. Bello il personaggio di Angela (Raffaella Rea), tradita dal marito, che si rimbocca le maniche per diventare indipendente.
Prodotta da Cattleya e Rai Fiction, La strada dritta è un viaggio nell'Italia degli anni a cavallo fra i '50 e i '60 "e fa idealmente parte" spiega il vicedirettore di RaiFiction Francesco Nardella "della trilogia - con Olivetti e il maestro Manzi - dei grandi italiani 'visionari' che hanno saputo guardare avanti, progettare il futuro per il Paese". "Abbiamo cercato di raccontare la borghesia intelligente e capace. Mentre scrivevamo il personaggio di Fedele Cova abbiamo pensato molto a Primo Levi" racconta Sandro Petraglia che firma la sceneggiatura con Fidel Signorile "in contrasto con Pasolini che diceva che in Italia c'era la borghesia più ignorante".