SAN CANDIDO (BOLZANO) - "Io vivo bene qui, in mezzo a questi boschi. Odio la mondanità, le feste del Cinema. Pensi che quando alcuni anni fa ho ritirato il David di Donatello alla carriera, confesso che sono andato un po' in crisi perché dovevo partecipare alla cerimonia e non avevo lo smoking... Mai avuto in vita mia. Alla fine ho utilizzato un abito che avevo in armadio, di 30 anni fa...". Chi cerca Mario Girotti, in arte Terence Hill, oggi settantacinquenne, deve venire qui, sulle Dolomiti. In Alta Val Pusteria, a San Candido. È qui che ha preso casa da sei mesi, proprio in mezzo ai boschi. È qui che tutte le mattine all'alba si sveglia per fare jogging. Alle 7.25 poi, inizia a lavorare: indossa la divisa da comandante del Corpo Forestale e arriva sul set di Un passo dal cielo, la fiction arrivata alla terza edizione e che andrà in onda a marzo su Raiuno.
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Venti nuove puntate sempre prodotte dalla Lux Vide (la stessa di Don Matteo) per un investimento pubblico di nove milioni di euro (oltre ad un contributo della Provincia di Bolzano). A dirigerlo sul set c'è il regista Riccardo Donna che salta dietro le macchine da ripresa tra scene in elicottero (girate in un solo giorno per gentile concessione della Forestale) e altre a cavallo sul lago di Braies. E quando Terence Hill si siede in un bar di San Candido per l'intervista, rimane per tutto il tempo con indosso il cappello d'ordinanza. E comincia dai ricordi, accennando appena un sorriso. "L'altra sera hanno trasmesso in tv Il mio nome è nessuno e mi sono fatto tante risate... Mentre vedevo quelle scazzottate pensavo: ma sono io quello lì?".
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Non si riconosce più in quei film?
"Ora li vivo più serenamente, mi diverto. Certo mi ricordo tutto del dietro le quinte, di come sono nate certe scene. Ma non è come quando mi rivedo in Don Matteo. Se guardo qualcosa realizzato di recente penso sempre a come si poteva fare meglio... Con i film di allora ormai rido e basta".
Tornerà mai a girare un film con Bud Spencer?
"Mai, capitolo chiuso. Epoca bellissima ma chiusa".
Ermanno Olmi, motivando il David alla carriera che consegnò nel 2010 a lei e a Carlo Pedersoli (Bud Spencer, ndr) scrisse: 'La gioia che c'era in quei film era arte, era grande cinema'. Lei quasi pianse.
"È vero, mi sono commosso. Olmi è un grandissimo del cinema. Fu una emozione immensa".
Lei sul palco quella sera disse che la camicia per quello smoking l'aveva comprata poche ore prima.
"Fu la verità: non faccio vita mondana. Non mi piace. Sa cosa mi disse un giorno il primo primo manager, all'inizio della mia carriera? 'Sbagli a non andare alle feste, così non diventerai mai qualcuno'. Pochi mesi dopo mi offrirono la parte da protagonista per il film Lo chiamavano Trinità. Sono fatto così, preferisco piuttosto posti come questo. Amo i boschi, la natura".
Ha saputo che proprio qui sulle Dolomiti quasi due mesi fa hanno ucciso un'orsa, Daniza. Poi ne hanno ucciso un altro anche in Abruzzo.
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"Sì e mi sono arrabbiato moltissimo. Solo gli ignoranti non capiscono la ricchezza culturale, paesaggistica e ambientale che gli orsi aggiungono a un territorio".
Che differenza c'è tra la divisa di Pietro (comandante della Forestale) e la tonaca di Don Matteo?
"Uno va a cavallo, l'altro in bicicletta. Uno persegue i reati ambientali, l'altro prova a risolvere crisi di coscienza. L'integrità forse è il punto di contatto, l'amore per ciò che si fa, ciò che si è. Oltre al desiderio di aiutare gli altri. Il mestiere del Forestale credo poi sia bellissimo e molto diverso da quello degli altri corpi di sicurezza. Difende l'ambiente".
Lei è il protagonista anche dello spot del 1515 del Corpo.
"Sono onorato di questo. L'ho fatto gratuitamente per un ente che fa molto per il nostro Paese".
Invece rifiuta sempre le pubblicità commerciali.
"Sì e rinuncio anche a grandi compensi, ma credo sia giusto così. Se prestassi la mia immagine per promuovere un prodotto sarebbe come aprire una crepa con il mio pubblico. I miei personaggi sono integri e tali devono rimanere. Ora scusate ma devo tornare sul set. Oggi giriamo la scena dell'elicottero". Mentre esce incontra un elicotterista (vero) della Forestale che ferma Terence Hill e prova a scherzare: "Lo sa che io sono un suo superiore?". Lui sorride appena e torna in scena.
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Venti nuove puntate sempre prodotte dalla Lux Vide (la stessa di Don Matteo) per un investimento pubblico di nove milioni di euro (oltre ad un contributo della Provincia di Bolzano). A dirigerlo sul set c'è il regista Riccardo Donna che salta dietro le macchine da ripresa tra scene in elicottero (girate in un solo giorno per gentile concessione della Forestale) e altre a cavallo sul lago di Braies. E quando Terence Hill si siede in un bar di San Candido per l'intervista, rimane per tutto il tempo con indosso il cappello d'ordinanza. E comincia dai ricordi, accennando appena un sorriso. "L'altra sera hanno trasmesso in tv Il mio nome è nessuno e mi sono fatto tante risate... Mentre vedevo quelle scazzottate pensavo: ma sono io quello lì?".
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Non si riconosce più in quei film?
"Ora li vivo più serenamente, mi diverto. Certo mi ricordo tutto del dietro le quinte, di come sono nate certe scene. Ma non è come quando mi rivedo in Don Matteo. Se guardo qualcosa realizzato di recente penso sempre a come si poteva fare meglio... Con i film di allora ormai rido e basta".
Tornerà mai a girare un film con Bud Spencer?
"Mai, capitolo chiuso. Epoca bellissima ma chiusa".
Ermanno Olmi, motivando il David alla carriera che consegnò nel 2010 a lei e a Carlo Pedersoli (Bud Spencer, ndr) scrisse: 'La gioia che c'era in quei film era arte, era grande cinema'. Lei quasi pianse.
"È vero, mi sono commosso. Olmi è un grandissimo del cinema. Fu una emozione immensa".
Lei sul palco quella sera disse che la camicia per quello smoking l'aveva comprata poche ore prima.
"Fu la verità: non faccio vita mondana. Non mi piace. Sa cosa mi disse un giorno il primo primo manager, all'inizio della mia carriera? 'Sbagli a non andare alle feste, così non diventerai mai qualcuno'. Pochi mesi dopo mi offrirono la parte da protagonista per il film Lo chiamavano Trinità. Sono fatto così, preferisco piuttosto posti come questo. Amo i boschi, la natura".
Ha saputo che proprio qui sulle Dolomiti quasi due mesi fa hanno ucciso un'orsa, Daniza. Poi ne hanno ucciso un altro anche in Abruzzo.
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"Sì e mi sono arrabbiato moltissimo. Solo gli ignoranti non capiscono la ricchezza culturale, paesaggistica e ambientale che gli orsi aggiungono a un territorio".
Che differenza c'è tra la divisa di Pietro (comandante della Forestale) e la tonaca di Don Matteo?
"Uno va a cavallo, l'altro in bicicletta. Uno persegue i reati ambientali, l'altro prova a risolvere crisi di coscienza. L'integrità forse è il punto di contatto, l'amore per ciò che si fa, ciò che si è. Oltre al desiderio di aiutare gli altri. Il mestiere del Forestale credo poi sia bellissimo e molto diverso da quello degli altri corpi di sicurezza. Difende l'ambiente".
Lei è il protagonista anche dello spot del 1515 del Corpo.
"Sono onorato di questo. L'ho fatto gratuitamente per un ente che fa molto per il nostro Paese".
Invece rifiuta sempre le pubblicità commerciali.
"Sì e rinuncio anche a grandi compensi, ma credo sia giusto così. Se prestassi la mia immagine per promuovere un prodotto sarebbe come aprire una crepa con il mio pubblico. I miei personaggi sono integri e tali devono rimanere. Ora scusate ma devo tornare sul set. Oggi giriamo la scena dell'elicottero". Mentre esce incontra un elicotterista (vero) della Forestale che ferma Terence Hill e prova a scherzare: "Lo sa che io sono un suo superiore?". Lui sorride appena e torna in scena.