ROMA. "Con Agon Channel è stato come salire su un antico galeone spagnolo: sul ponte ci sono le cabine di broccato per le star della tv che vengono dall'Italia a registrare un giorno a settimana, sotto l'equipaggio dei rematori con la catena al collo, frustati dal nostromo, cioè noi della redazione news e i tecnici". Si è rivelata una delusione cocente per l'ex giornalista Rai Antonio Caprarica, 63 anni, l'esperienza come direttore del tg albanese: un incarico lasciato a due settimane dalla messa in onda.
Cosa non andava a Tirana?
"Ho fatto di tutto per garantire news e approfondimenti, dieci edizioni al giorno, ma gli strumenti erano inadeguati: un grande tavolone per undici persone, con un solo telefono e le salette di montaggio nei container all'aperto, dove quando piove entra nel microfono un "effetto ticchettio" ingiustificato. Poi turni da 12 ore e un tg registrato un'ora e mezza prima perché la trasmissione passa da Roma: inaccettabile".
Quale è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso?
"Poiché il tg non è in diretta l'11 dicembre ho annunciato la precettazione dei ferrovieri, che però era stata revocata mezz'ora prima. Poi mi sono dovuto rifiutare di fare il giudice in un talent sul giornalismo, montato da un giorno all'altro per riempire i palinsesti, con i provini raccolti in magazzino".
Quanto ci ha perso, economicamente, a rinunciare?
"Non lo dico. Non erano stati i soldi a spingermi ad accettare: da vecchio cronista mi ero entusiasmato all'idea di fare qualcosa di nuovo, con i giovani, invece è stato un bluff. Certo io ho potuto permettermi il lusso di andarmene, altri magari non possono farlo".
Sarà che era abituato a standard molto elevati? Secondo l'editore Francesco Becchetti è rimasto alla tv delle spese fuori controllo e del passato.
"E quale sarebbe la tv del futuro, quella delle repliche e della mancanza di palinsesto? La struttura organizzativa di Agon Channel, con pochi redattori e niente troupe, è allo sbando. Lo dimostrano le tante edizioni saltate".
Cosa non andava a Tirana?
"Ho fatto di tutto per garantire news e approfondimenti, dieci edizioni al giorno, ma gli strumenti erano inadeguati: un grande tavolone per undici persone, con un solo telefono e le salette di montaggio nei container all'aperto, dove quando piove entra nel microfono un "effetto ticchettio" ingiustificato. Poi turni da 12 ore e un tg registrato un'ora e mezza prima perché la trasmissione passa da Roma: inaccettabile".
Quale è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso?
"Poiché il tg non è in diretta l'11 dicembre ho annunciato la precettazione dei ferrovieri, che però era stata revocata mezz'ora prima. Poi mi sono dovuto rifiutare di fare il giudice in un talent sul giornalismo, montato da un giorno all'altro per riempire i palinsesti, con i provini raccolti in magazzino".
Quanto ci ha perso, economicamente, a rinunciare?
"Non lo dico. Non erano stati i soldi a spingermi ad accettare: da vecchio cronista mi ero entusiasmato all'idea di fare qualcosa di nuovo, con i giovani, invece è stato un bluff. Certo io ho potuto permettermi il lusso di andarmene, altri magari non possono farlo".
Sarà che era abituato a standard molto elevati? Secondo l'editore Francesco Becchetti è rimasto alla tv delle spese fuori controllo e del passato.
"E quale sarebbe la tv del futuro, quella delle repliche e della mancanza di palinsesto? La struttura organizzativa di Agon Channel, con pochi redattori e niente troupe, è allo sbando. Lo dimostrano le tante edizioni saltate".