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Laura Morante, l'avvocato di Pupi Avati che salva i bambini

"Con il sole negli occhi", del regista, andrà in onda lunedì 2 febbraio su RaiUno. Racconta le vicende di un piccolo profugo siriano che trova la salvezza grazie alla Morante, una donna in carriera. Avati: "Sono grato alla Rai perché oggi non ho altri interlocutori per poter fare questi film visto che il cinema ormai è svago puro. La tv guarda sempre alla realtà"

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Per uno strano scherzo del destino, la programmazione televisiva lunedì farà incrociare il debutto dell'Isola dei famosi su Canale 5 coi falsi naufraghi, con un film sulla storia dei naufraghi veri, il dramma degli sbarchi. Con il sole negli occhi di Pupi Avati, lunedì su RaiUno, interpretato da una bravissima Laura Morante, segue l'incontro della protagonista con un piccolo profugo siriano che le cambierà la vita. Avvocato matrimonialista, un legame finito col marito Paolo Sassanelli che la lascia, la Morante, facendo benzina, incontra il piccolo Marhaba (Amor Faidi), otto anni. Il bambino la avvicina chiedendole notizie della sua famiglia, la donna decide di aiutarlo. Con l'aiuto di una coppia di amici e colleghi Miriam (Lina Sastri) e Marzio (Michele La Ginestra), riesce a ottenere l'affidamento. Scopre che due fratelli di Marhaba sono a Berlino e lo accompagna nel viaggio più difficile per lei, con un gesto estremo d'amore.
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"Siamo preparati alla concorrenza con l'Isola" commenta il regista "So che se avessimo meno ascolto ci potrebbero essere titoli ingiusti, tipo: "I naufraghi sconfiggono i migranti di Avati", ma ciò non priverà di senso il film che abbiamo fatto".

Eleonora Andreatta, direttore di Raifiction, ricorda che "l'Isola avrebbe dovuto debuttare la settimana scorsa. Si è deciso di non spostare il film perché ormai era già partita la promozione. Comunque è un tipo di offerta diversa in modo assoluto".

Avati torna a raccontare l'infanzia con un tv movie sulla scoperta del senso di maternità attraverso l'affido. Il film, prodotto da Antonio Avati, ha il patrocinio di UNHCR e dell'Associazione Centro Astalli-JRS Italia "e questo dimostra", osserva Andreatta, "che affronta un tema nodale per la nostra contemporaneità attraverso una storia d'amore di ritrovata maternità. Lo stile asciutto di Avati che non indugia, fatto di silenzi, di psicologie descritte al millimetro senza sentimentalismi, permette di toccare con toni poetici temi dell'oggi".

Il regista, che ha scritto la storia con Tommaso Avati e Claudio Piersanti è grato alla Rai "perché oggi non ho altri interlocutori per poter fare questi film visto che il cinema ormai è svago puro. Tanti autori non hanno lo strumento per raccontare le proprie storie e la tv oggi ci accoglie. La tv guarda sempre alla realtà. Mi sono reso conto che il dramma dei migranti, di un mar Mediterraneo pieno di persone che non ce l'hanno fatta, aveva bisogno di essere raccontato in modo diverso da quanto hanno fatto finora i media. Si parla di numeri che ci sembrano estranei, lontani da noi. Per questo ho scelto di raccontare la storia di una di questi migranti e, perché fosse ancora più seducente, l'ho fatto bambino perché mi ha permesso di raccontare l'immediatezza di un contatto. Se butti un pallone in mezzo a un prato, subito arriveranno bambini che non si conoscono per giocare insieme: non sono diffidenti come gli adulti. Gli sbarchi non sono finiti" continua il regista "C'è un aumento di questi lutti e, paradossalmente, più aumentano più cala l'interesse dei media. Ma se racconti la storia di uno e lo conosci, coinvolgi tutti nel racconto. Laura è un avvocato matrimonialista che decide di promuovere ricongiungimenti. Trovo che "ricongiungimenti" sia una bellissima parola. Dobbiamo tutti ricongiungerci".

A chi gli chiede cosa pensi del problema dell'immigrazione, Avati risponde senza mezzi termini: "Abbiamo depredato aree del pianeta nell'impunità più totale e ora, come dopo avere mangiato in un ristorante di lusso, dobbiamo passare alla cassa e pagare un conto salato. A quali livelli è stata depredata l'Africa? Ora che non c'è più niente da prendere sono loro a prendere da noi". La chiave di lettura del regista è condivisa da Laura Morante per la quale "è importante mettere l'accento su questi problemi in questo momento drammatico in cui l'egoismo trionfa. L'operazione Mare Nostrum ha comunque salvato tante vite, ora Frontex non è un'operazione di salvataggio ma di controllo delle frontiere. Oggi non esiste un progetto, i migranti sono del tutto abbandonati, e ci dimentichiamo che anche noi italiani siamo stati migranti, all'estero come nel nostro stesso Paese dal Sud al Nord, perché ci fanno credere che abbiamo sprecato un sacco di soldi che, invece, sono stati mangiati dalla corruzione". "Avevamo pensato di affittare un grande cinema e fare una proiezione di questo film solo per i migranti" rivela Avati "Poi, però, sono successi i fatti di Parigi e ci siamo un po' spaventati, abbiamo avuto paura di poter essere strumentalizzati".

L'autore cede la parola alla giovane volontaria Fabiana che si occupa di un progetto di assistenza agli sbarchi. "Il 2014 è stato un anno molto difficile. Abbiamo visto arrivare moltissimi cadaveri, difficili i riconoscimenti. Ci sono tante persone in cerca dei loro parenti e amici. Questo film mi dà molta speranza, arriva nel giusto momento storico".