ROMA - "Oriana Fallaci. Scrittore". È la scritta sulla lapide nel cimitero degli Allori, a Firenze. Tre parole che racchiudono l'esistenza di una donna che è stata testimone - e spesso protagonista - degli eventi più significativi del secolo scorso, ha intervistato i potenti del tempo, ha vissuto la sua vita senza risparmio, tra successi, rabbia, dolore, contraddizioni. A raccontare una vita così complessa e così intensamente vissuta ora è L'Oriana del regista Marco Turco, che, dopo la versione cinematografica in sala (il 3 e il 4), andrà in onda in due puntate in prima serata su RaiUno il 16 e il 17 febbraio. Prodotto da Fandango con Rai Fiction, L'Oriana è stato sceneggiato da Stefano Rulli e Sandro Petraglia, che hanno approfondito la personalità della Fallaci, oltre che ripercorrendo i suoi scritti, soprattutto attraverso la lettura dell'intervista che fece a se stessa, scoprendo, dicono "un'ironia che non ci aspettavamo, che trapela sempre, anche nelle sue esplosioni di rabbia a volte eccessiva".
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Il film si sviluppa come un incontro generazionale tra Oriana Fallaci in uno degli ultimi soggiorni a Firenze, e Lisa, una giovanissima aspirante giornalista che la considera un mito, un'ispiratrice. Il pretesto è la necessità di mettere ordine nello sterminato materiale di anni di lavoro, scritti e immagini che spezzano il presente con lunghi flashback nel passato, a cominciare dall'assunzione all'Europeo e dall'incontro con una sposa bambina a Karachi, una dei momenti del viaggio per conoscere dall'interno la condizione femminile nei paesi lontani dall'Occidente. Per lei è un'occasione per riflettere su se stessa, sulla "fortuna di essere nata italiana e donna, perché essere donna è un'avventura che richiede molto coraggio, una sfida che non finisce mai".
E la sfida continua negli anni della guerra in Vietnam, di cui va a cercare coraggiosamente i punti caldi e racconta le atrocità, le menzogne, la morte, ma anche l'umanità e gli eroismi. In Vietnam Oriana Fallaci si afferma come la prima reporter di guerra, ma nell'incontro con un giornalista francese François Pelou, uno spirito libero come lei, scopre anche il richiamo dell'amore, che diventerà il sentimento forte di una vita qualche anno dopo, nell'agosto del '73, quando ad Atene si precipita ad intervistare Alekos Panagulis, leader della Resistenza greca, che è appena uscita da cinque anni di carcere e di orribili torture ma è deciso a continuare la sua lotta per liberare il suo paese dal regime dei colonnelli. A Panagulis, morto in un incidente stradale sospetto, è dedicato Un uomo, il bestseller in cui la Fallaci racconta la loro storia, l'innamoramento, il continuo perdersi e ritrovarsi in un legame indissolubile. E trasforma in un best seller, Lettera a un bambino mai nato, anche l'esperienza dolorosa dell'aborto.
Tra gli incontri con i potenti della terra, L'Oriana racconta anche la movimentata intervista a Khomeini in Iran, che sfida clamorosamente con domande spietate e con il gesto oltraggioso di togliersi il velo che le era stato imposto. È l'ultima delle grandi interviste, la Fallaci si ritira a New York, decisa ad abbandonare il giornalismo per dedicarsi alla scrittura del libro sulla sua vita e sulla sua famiglia. Ma a New York, dalla sua finestra, assiste alla tragedia dell'11 settembre e al crollo della Torri ed esce dal silenzio con il suo grido contro l'islamismo, una condanna che suscita polemiche in tutto il mondo. Doveva essere l'ultima sfida, ma la scoperta di un cancro alle vie respiratorie la costringe a un'ultima lotta, quella contro il male.
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Interpretato con la giusta determinazione dall'attrice Vittoria Puccini, fiorentina come la Fallaci, L'Oriana ha il merito di evitare la retorica del "santino" e di rispettare le contraddizioni e la complessità di un carattere che ha imposto Oriana Fallaci come una delle donne più amate e più detestate del suo tempo. Nel cast con Vinicio Marchioni (Panagulis) ci sono tra gli altri Francesca Agostini (Lisa) e Gabriele Marconi (il fotografo Palotelli che divise molte delle sfide della Fallaci). Un valore aggiunto è la verità dei luoghi: se l'Iran è stato ambientato in Tunisia, il film è stato girato in Grecia e per la prima volta una troupe cinematografica ha realizzato in Vietnam riprese sulla guerra.
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Il film si sviluppa come un incontro generazionale tra Oriana Fallaci in uno degli ultimi soggiorni a Firenze, e Lisa, una giovanissima aspirante giornalista che la considera un mito, un'ispiratrice. Il pretesto è la necessità di mettere ordine nello sterminato materiale di anni di lavoro, scritti e immagini che spezzano il presente con lunghi flashback nel passato, a cominciare dall'assunzione all'Europeo e dall'incontro con una sposa bambina a Karachi, una dei momenti del viaggio per conoscere dall'interno la condizione femminile nei paesi lontani dall'Occidente. Per lei è un'occasione per riflettere su se stessa, sulla "fortuna di essere nata italiana e donna, perché essere donna è un'avventura che richiede molto coraggio, una sfida che non finisce mai".
E la sfida continua negli anni della guerra in Vietnam, di cui va a cercare coraggiosamente i punti caldi e racconta le atrocità, le menzogne, la morte, ma anche l'umanità e gli eroismi. In Vietnam Oriana Fallaci si afferma come la prima reporter di guerra, ma nell'incontro con un giornalista francese François Pelou, uno spirito libero come lei, scopre anche il richiamo dell'amore, che diventerà il sentimento forte di una vita qualche anno dopo, nell'agosto del '73, quando ad Atene si precipita ad intervistare Alekos Panagulis, leader della Resistenza greca, che è appena uscita da cinque anni di carcere e di orribili torture ma è deciso a continuare la sua lotta per liberare il suo paese dal regime dei colonnelli. A Panagulis, morto in un incidente stradale sospetto, è dedicato Un uomo, il bestseller in cui la Fallaci racconta la loro storia, l'innamoramento, il continuo perdersi e ritrovarsi in un legame indissolubile. E trasforma in un best seller, Lettera a un bambino mai nato, anche l'esperienza dolorosa dell'aborto.
Tra gli incontri con i potenti della terra, L'Oriana racconta anche la movimentata intervista a Khomeini in Iran, che sfida clamorosamente con domande spietate e con il gesto oltraggioso di togliersi il velo che le era stato imposto. È l'ultima delle grandi interviste, la Fallaci si ritira a New York, decisa ad abbandonare il giornalismo per dedicarsi alla scrittura del libro sulla sua vita e sulla sua famiglia. Ma a New York, dalla sua finestra, assiste alla tragedia dell'11 settembre e al crollo della Torri ed esce dal silenzio con il suo grido contro l'islamismo, una condanna che suscita polemiche in tutto il mondo. Doveva essere l'ultima sfida, ma la scoperta di un cancro alle vie respiratorie la costringe a un'ultima lotta, quella contro il male.
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Interpretato con la giusta determinazione dall'attrice Vittoria Puccini, fiorentina come la Fallaci, L'Oriana ha il merito di evitare la retorica del "santino" e di rispettare le contraddizioni e la complessità di un carattere che ha imposto Oriana Fallaci come una delle donne più amate e più detestate del suo tempo. Nel cast con Vinicio Marchioni (Panagulis) ci sono tra gli altri Francesca Agostini (Lisa) e Gabriele Marconi (il fotografo Palotelli che divise molte delle sfide della Fallaci). Un valore aggiunto è la verità dei luoghi: se l'Iran è stato ambientato in Tunisia, il film è stato girato in Grecia e per la prima volta una troupe cinematografica ha realizzato in Vietnam riprese sulla guerra.