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"Wayward Pines", la ragazza del mistero si chiama Carla Gugino

Incontro con l'attrice, fra i protagonisti della serie con Matt Dillon in onda da stasera su Fox e in 126 paesi del mondo. "Il consiglio migliore? Quello di Angela Lansbury: a qualsiasi età, mai dire che non puoi fare qualcosa"

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SOMIGLIA a una di quelle dive che scendono di notte, a piedi scalzi, dalla cima delle colline di Hollywood. Volto misterioso, capelli bruni. Carla Gugino potrebbe sembrare una creatura di David Lynch: fabbricata sotto i lampioni della Mulholland Drive, pronta per diventare una stella. Forse proprio questa connotazione noir l'ha condotta al fianco di Matt Dillon nella serie thriller Wayward Pines (da questa sera in Italia su Fox e in contemporanea in 126 paesi del mondo, Usa compresi) basata sui romanzi di Blake Crouch. Il suo personaggio, Kate Hewson, è uno dei due poliziotti scomparsi che l'agente dei servizi segreti Ethan Burke (Dillon) deve ritrovare. I due hanno avuto un affair anni prima, erano molto più che partner; la loro relazione ha quasi distrutto il matrimonio di Ethan. La serie ha l'autore di Il sesto senso, M. Night Shyamalan, come produttore esecutivo e regista del primo episodio. I momenti più allucinogeni sono quasi tutti affidati alla presenza radiosa di Carla che trasforma la ricerca di Ethan nelle forme di un incubo da Twin Peaks.
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Padre (italiano) medico odontoiatra, madre di origini inglesi-irlandesi. Lei è nata a Sarasota, in Florida, e si è trasferita a 5 anni a Paradise, in California. Da quel momento sono iniziati traslochi ricorrenti, da San Diego a New York, per poi tornare a Los Angeles sotto la tutela della zia, Carol Merrill, nota per il gioco televisivo americano anni Sessanta Let's Make a Deal, che la spingerà verso i primi provini e le passerelle. "Descrivo spesso la mia infanzia così: ho vissuto in una tenda dei pellerossa nel Nord della California e in un furgone a Big Sur". Dalle apparizioni in tv al ruolo nel film di De Palma, Omicidio in diretta, dal blockbuster per ragazzi Spy Kids, di Rodriguez, allo sporco e un po' cafone Sin City fino all'American Gangster di Ridley Scott. E dopo la serie Californication la vedremo a fine maggio nel catastrofico San Andreas. "Lo so, sembra che io compia scelte schizofreniche nello spettacolo ma la verità è che sono un po' gipsy e mi piace sperimentare".

Pornostar in Elektra Luxx, mamma-spia accanto a Banderas in Spy Kids, Spettro di Seta (Silk Spectre) nel film fumettistico Watchmen, una lady vamp in Every Day. Come riesce a conciliare questi ruoli borderline con il suo carattere?
"E' vero, ora che mi guardo indietro, a 44 anni, mi accorgo di aver interpretato personaggi dalla doppia vita, che siano eroine dei fumetti o presenze misteriose come Kate Hewson in Wayward Pines. Fa parte però della mia volontà di non appiattirmi come attrice. Credo che ognuno di noi sia composto da più strati, a seconda delle circostanze. Mi interessa capire perché donne come Kate funzionano in quella maniera".

Che cosa l'affascina di Kate Hewson e chi è per lei?
"Tutto quello che sappiamo è avvolto nel mistero. A me hanno chiesto di non leggere i libri di Crouch per interpretare questo ruolo, però ho barato e sono andata a sbirciare qua e là. E' una storia così coinvolgente quella di Wayward Pines che se sei parte attiva del progetto non puoi restare impotente. Ho dato una mano a Blake Crouch e a Chad Hodge a 'vedere' il mio personaggio, a sentirlo. Nei volumi di Pines, Kate è molto più presente di Ethan. Nella serie tv restiamo fedeli ai libri con qualche variazione per depistare lo spettatore".
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In realtà il produttore esecutivo Shyamalan ha uno strano modo di costruire la suspense, perché ci offre parecchie informazioni.
"Quello che è interessante è la quantità di dettagli che vengono a galla su ognuno di noi, praticamente da subito. Un mistery all'inverso. Ma a che serve avere queste informazioni se il mondo in cui ci muoviamo non è come sembra? E' un continuo scambio di fiducia con lo spettatore. Tra l'altro, ad un certo punto, il mio personaggio viene ritrovato ma non riesce a dare all'agente tutte le risposte che cerca".

E con Shyamalan regista come si è trovata?
"Ecco, lui è uno dei rari casi di persone di cui vorresti circondarti sempre. L'empatia, l'aderenza e l'amore che nutre verso i personaggi ti porta a livelli mai toccati prima. Non è soltanto un regista, è una guida umana".

Accanto a cinema e tv c'è anche Broadway.
"Il mio debutto sul palco risale ad After the Fall di Arthur Miller. Poi ho recitato nella parte di Elsa in The Road to Mecca e come Abbie Putnam in Desire Under the Elms. A Chicago è stato un successo. Il pubblico della televisione mi riconosce più per Entourage, quello del cinema e delle strisce per la parte di Sally Jupiter in Watchmen. Scelgo il teatro con piacere quando mi propongono commedie. Trovo che, soprattutto le donne, non abbiano mai abbastanza complessità al cinema, non quanta ne guadagnino sopra un palcoscenico".

Legge fumetti?
"Ho cominciato a prenderli in mano e a buttarmi nell'arena dei supereroi a partire da Sin City, dieci anni fa. Non sono mai stata una divoratrice di graphic novel, lo ammetto. Ma adesso leggo tutto".

Dove sta andando, creativamente?
"Sono una persona positiva, più cresco più mi fortifico e trovo che la serenità la dia soltanto la conoscenza, il sapere. Non mi spaventa Hollywood, non mi faccio mettere in ginocchio dall'industria. D'altronde, da almeno sei anni, si girano anche da queste parti film a basso budget e la loro produzione non permette né agli attori né al regista di essere ingenui e scollegati dal mondo. Lo trovo un bene per l'arte".

Le avrà dato un buon imprinting l'infanzia tra una costa e l'altra d'America.
"Da piccola, con i miei genitori divorziati e io sballottata da una tenda con la mamma hippie al furgoncino di papà in Europa, posso dire di esser entrata in contatto con persone di tutte le culture. E di aver visto posti di ogni genere. Sono cresciuta in fretta. Questo mi ha trasmesso una forte curiosità nei riguardi del mondo, empatia e comprensione. Sono cresciuta con dei valori saldi. E sono quei valori che fanno di un artista un animo ricco. Da bambina ho incontrato Angela Lansbury, ricordo ancora il suo consiglio: 'A qualsiasi età, mai dire che non puoi più fare qualcosa. Solo tu puoi decidere se farlo o no, ma mai dire a te stessa che non puoi'".

E le sue radici italiane, come le vive?
"Il mio papà si chiama Carl, Carl Gugino. Ricordo che quando andavamo in vacanza nel Sud, gli amici della mia famiglia scherzavano sui nostri nomi, e io non riuscivo a pronunciare bene la 'a' alla fine del mio. Non cadrò nei soliti cliché del buon cibo però un italiano ti dà queste sensazioni quando lo incontri: sembra arrivare da una terra dove la cultura è antica, i posti immersi nel benessere, la freschezza regna sovrana, la grande abilità di arrangiarsi e di guardare con profondità alle cose. Mi capita di averne il polso quando incontro un'amica come Valeria Golino. Sulle mie radici sto lavorando e chissà che non giri presto un film in Italia. Sarebbe un bel modo di trovare una parte mancante di me".