Spettacoli

L'INTERVISTA

Gene Gnocchi e le notizie imperdibili. "Depp ingrassato? Gira un film su Cassano"

Si intitola "Cosa fare a Faenza quando sei morto" il libro che l'attore presenta al Festivaletteratura di Mantova. Satira sul mondo dell'informazione, sui costumi e i tic del nostro paese

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PIERO Schivazappa, in arte Rudi Ortolani detto Rudi O', è in fuga dal frastuono del mondo. Perché? Semplice: tutti vogliono conoscere la sua storia. Chi fosse realmente, se avesse studiato recitazione, fatto le medie e le elementari. Se fosse sposato o separato (o entrambi), avesse idee politiche o un'opinione su tutto. Che fosse il movimento degli esodati o il bosone di Higgs, il finanziamento pubblico dei partiti o il delitto di Avetrana. L'insostenibile pesantezza degli opinionisti nostrani dell'informazione televisiva lo schiaccia. Così come l'idea di veder l'ultimo James Bond, licenza di pesca o la mostra dedicata alle più belle scorregge di Alvaro Vitali; le prediche di Don Mazzi a Domenica In o gli scoop di Roberto Giocobbo, fresco scopritore della spada di Re Artù. Ma la goccia che fa traboccare il vaso è un'altra. L'ennesimo speciale di Massimo Giletti su Padre Pio. Questa Piero non può proprio sopportarla. Gene Gnocchi in Cosa fare a Faenza quando sei morto (Bompiani, AsSaggi, pagg. 176, Euro 14,00) costruisce un libro denso, nonostante l'apparente brevità. Un racconto che non si svela completamente alla prima lettura, ma che rivela successivamente la sua preziosa essenzialità. Un po' come i vecchi film di Totò: ti va sempre di rivederli perché sembrano nuovi e ricchi di battute che prima non credevi. Leggerezza e retrogusto amaro sono gli ingredienti di una poetica della comicità che attraverso il paradosso nasconde le contraddizioni della condizione umana.

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Perché ha scritto questa storia?
"L'idea era quella di rappresentare quel senso di soffocamento legato a questi tempi in cui sembra tutto così imperdibile, epocale e assolutamente indispensabile, ma tra le migliaia di notizie vomitate dai media, dalle molestie degli opinionisti nostrani, t'accorgi che non è così".

C'è un'entità che secondo lei governa questo "frastuono"?
"Magari fosse così: la potremmo collegare a un grande vecchio che muove i fili. Invece no, perché questo stato di cose si autoalimenta. Piero/Rudi capisce che il mondo è stupidamente indirizzato verso quella china. È come un virus che si riproduce automaticamente e non si può fare proprio niente per rimediare".

È stato ed è protagonista, a vario titolo, nei media (televisione, carta stampata). Dove si anniderebbe il male?
"Non c'è niente che non va, in realtà. Per spiegarmi, cito uno degli ultimi avamposti positivi di discussione: le interviste di Antonio Gnoli sulle pagine domenicali della Repubblica. È un tipo di colloquio dove si avverte distintamente la competenza dell'interlocutore. Il frastuono di cui parlo deriva dal fatto che l'incompetenza costringe ad alzare la voce e i toni per così falsare la prospettiva".

È un assiduo frequentatore di Twitter.
"Twitter me l'hanno imposto i miei figli, soprattutto la più piccola di due anni e mezzo. Con lei in casa non posso più vedere la televisione. E così, attraverso il social network, ho una visione di quello che accade nel mondo. Mi interesso di sport e seguo le notizie principali, solo in questo modo. Diversamente, dovrei vedere Masha e Orso, Peppa Pig e Shaun The Sheep. Ecco perché Twitter mi serve, per sapere se Mario Balotelli è passato col rosso, per esempio. L'altro motivo per cui mi è necessario è perché, non lo nascondo, mi serve per far conoscere i miei spettacoli. Non ho un computer, ma solo una penna e uno smartphone. Mi piace twittare perché quando mi vengono in mente le battute capisco che effetto hanno sul mio pubblico. È come un piccolo riscontro su quello che sto facendo. In uno degli ultimi tweet scrivo: "Johnny Depp tranquillizza le sue fan: 'Sono ingrassato per lavoro, sto girando un film su Cassano'".

Lei è un esperto di musica, ma Pietro il protagonista sembra invece non molto interessato. Come mai?
"Ci sono dei riferimenti nel racconto, ma la mia musica me la tengo religiosamente custodita".

Visto l'argomento, ci può indicare gli artisti che preferisce in generale?
"Jamie T mi incuriosisce parecchio. I Riverboat Gamblers, gruppo punk rock statunitense acido, non recentissimi, sono molto bravi. Jake Bugg è interessante. Mi piacevano i My Favorite Highway. Ero un fanatico di Gregg Alexander, un compositore fenomenale, il leader dei New Radicals. Quell'unico album che fecero, Maybe you've been brainwashed too, fu incredibile. Ecco: un desiderio che avrei è quello di fare un programmino rock".

Televisivo o radiofonico?
"Anche televisivo non mi dispiacerebbe affatto. In verità ho già realizzato una puntata zero televisiva  in cui ci sono io, interpreto un vecchio rocker, e mia figlia in uno studio radiofonico che mandiamo in onda pezzi di musica. Sto cercando di piazzarla. Spero di iniziarla a novembre".

È più contento in questi giorni della vittoria del Parma o del Trap commentatore televisivo?
"Da comico sono assolutamente contento di sentire Giovanni Trapattoni in veste di commentatore tecnico delle partite della Nazionale. È una sensazione impagabile. Per il Parma siamo all'inizio di quella che spero sia una rinascita".