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"The Walking Dead", ecco la stagione 6. Preparatevi ai colpi di scena

A volte ritornano, e anche questa volta: al via la nuova stagione della serie cult di Fox. Parlano i protagonisti, incontrati a New York fra un bagno di folla e l'altro

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NEW YORK - "Basta parlare di sopravvivenza. Ora dobbiamo vivere". Il mago del makeup e degli effetti speciali Greg Nicotero non fa più distinzione tra noi e loro, superstiti e zombie. Dopo cinque anni di set non-stop ad Atlanta, per raccontare quel che accade nella sesta stagione di The Walking Dead - da questa sera alle 21 su FOX - infila periodicamente un "noi" che ha tutta una sua (meritata) sacralità: "Siamo una comunità. Ormai la gang di The Walking Dead è una grande famiglia" spiega Nicotero, quando lo incontriamo al London Hotel di New York assieme al cast, poco prima di gettarsi in pasto ai fan in occasione del ComicCon. "La sesta stagione segna il ritorno di questa famiglia disfunzionale attraverso una linea del tempo fatta di salti in avanti e indietro. La serie ha inizio quattro giorni dopo il finale della quinta stagione. Il design è molto elaborato, lo schermo si divide in parti a colori ed altre in bianco e nero, stile Kill Bill o Sin City, e i trucchi horror che ho messo in cantiere quest'anno hanno la stessa ambizione di un blockbuster da cento milioni di dollari. Stilisticamente preparatevi a qualcosa di epico, non a caso la première a New York è al Madison Square Garden, lo stadio-zoo ideale".
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A differenza dei precedenti episodi, le prime puntate avranno tutte un colpo di scena in coda. Intanto l'ex vice-sceriffo Rick Grimes (Andrew Lincoln) ha riacciuffato il piglio da leader tra le mura di Alexandria, dove però è costretto a sbattere il cappello con un altro capo-banda, Deanna Monroe (la star di Broadway Tovah Feldshuh), ex donna del congresso americano, decisa a plasmare i sopravvissuti e a imporre un nuovo modello di civiltà dopo l'apocalisse che ha trasformato il mondo in una bolla di baccelloni e morti viventi. Ma per Rick non è più tempo di aspettare: ognuno dovrà lottare per la propria vita, con ogni mezzo, che segua il suo esempio o meno. Attorno ai protagonisti si muovono Michonne (Danai Gurira), Glenn (Steven Yeun), Abraham Ford (Michael Cudlitz), Aaron (Ross Marquand), Morgan (Lennie James) e l'impavido Daryl Dixon (Norman Reedus).

E' proprio Reedus - 46 anni, icona sexy per il magazine People, mamma ex coniglietta di Playboy e venditrice di bare - l'attore che svela più dettagli della stagione numero 6. "I personaggi vivono tutti una sorta di conflitto interiore - spiega - un disagio che negli episodi precedenti era stato appena abbozzato. Serpeggia molta cattiveria tra i clan e la fiducia, nella presunta area protetta di Alexandria, sta disintegrandosi. I rifugiati cercano un leader ma, dopo tutto questo tempo, il senso dell'etica o della gerarchia è clamorosamente finito nel cesso. Siamo pronti ad ammazzarci l'uno con l'altro e a fregarcene delle alleanze". E a proposito del legame con Rick/Andrew Lincoln, Reedus - entrato in motocicletta al Madison Square Garden - dice: "Daryl non vede di buon occhio le decisioni di Rick: riconosce che i due sono dalla stessa parte ma è pronto a scontrarsi con lui, usando anche la violenza, mentre là fuori la banda dei Wolves (Lupi) si fa largo e vuole spadroneggiare". Che cosa l'affascina della serie, oggi? "Lo humor nero è uno degli ingredienti fondanti. E poi le continue sorprese della sceneggiatura mi tengono in uno stato d'eccitazione infantile, merito anche del creatore e fumettista Robert Kirkman".

VIDEO: CINQUE STAGIONI IN CINQUE MINUTI

FOTO: IL LATO COMICO DI RICK E CARL
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Dalle strisce pubblicate per Image Comics allo spin-off Fear the Walking Dead - che ha ottenuto il rating più alto di sempre per una serie al suo debutto sulla tv via cavo - il culto per gli zombie è al pari di quello del Trono di Spade: "Sono un grande fan di Game of Thrones - ammette Ross Marquand - e come Greg Nicotero potrei farne indigestione per giorni interi. Queste serie sono tutte costruite con amore e una massiccia conoscenza della tecnica. The Walking Dead è una macchina dello spettacolo ma chi può dire che i 'walkers' non siano la metafora dei tempi che viviamo, potrebbero essere terroristi di Al-Qaeda o simboleggiare l'esodo dei giovani dell'Isis. Per me rappresentano una specie di noia spirituale tipica del mondo di oggi. Vedo tutti assorbiti da se stessi, leggermente apatici, senza uno scopo e dei principi. Se non siamo zombie noi!".

Per le star di colore Sonequa Martin-Green (Sasha Williams) e Lennie James (il criptico Morgan Jones), una delle sfide della serie è dimostrare, come in Orange is the New Black e Empire, che i black possono interpretare ruoli fuori dai cliché: "Mi stanno a cuore due cose in The Walking Dead, e credo riflettano la società odierna, ovvero le discriminazioni di classi sociali, a Los Angeles ci sono aree dove la forbice tra ricchi e gente poverissima è fottutamente enorme, e quella dovuta al colore della pelle" dice James. "Il mondo è uguale per tutti? No. Sta cambiando qualcosa? In qualche posto sì, in altri no. Questo è il momento d'oro della televisione, è più avanti di ogni altro mezzo e lo dimostra anche per come sta trattando gli attori di colore. Non sono scemo: so che si potrebbe fare di più. Ho sentito dire che a noi neri ci pagano meno. Forse. Ma dappertutto, sia che tu sia bianco o meno, tentano sempre di pagarti di meno". Secondo Martin-Green "la marginalizzazione delle attrici black è sotto gli occhi di tutti, nonostante ottimi esempi come Viola Davis e Lupita Nyong'o, dalla tv alla moda. La televisione - e, nel nostro caso, il mondo degli zombie - ha capito ancor prima del cinema che il razzismo va combattuto. Così come si combatte per la vita, giorno dopo giorno".