HA il dono dell’ironia, arma preziosa «che ti aiuta a guardare la vita, anche nelle situazioni più difficili, con occhi diversi. Diffido un po’ di quelli che non ridono». Lucia Ocone, attrice comica, strepitosa imitatrice a Quelli che il calcio, è una veterinaria nella nuova serie che debutta oggi su Canale 5, Tutti insieme all’improvviso di Francesco Pavolini con Giorgio Panariello, veterinario che dopo aver trascorso vent'anni in Africa rientra in Italia per gestire la clinica del fratello scomparso. Tante avventure e disavventure in compagnia di parenti e amici a quattro zampe. «Una meraviglia» sorride la Ocone «la costumista ci rincorreva, con Lorenza Indovina e Marco Marzocca eravamo sempre pieni di peli di cane. E’ una commedia, ma ci sono varie storie a parte i casi della clinica, i ventenni con i loro problemi, i guai sentimentali… Ci si commuove anche un po’, sono storie a cui ti affezioni».
Lucia, una serie così, se non si amano gli animali, non si può girare.
«Fuguriamoci, Giorgio li adora, io sono gattara e canara, per me è stato un sogno far parte del cast. Andavo al lavoro felice come una pasqua, carica di cestini di biscotti per cani. Tutto molto spontaneo, affettuoso, poi sul set c’era un vero veterinario che mi insegnava come visitare il cane, controllargli i denti, le gengive. Quando metti le mani in bocca giustamente non puoi sbagliare».
A chi è dedicata la serie?
«Spero che il pubblico si faccia conquistare dalla novità della clinica veterinaria, puntiamo sugli animalisti, ma anche sulle famiglie. E’ la prima fiction per Giorgio, il clima era fantastico. Pensano già alla seconda serie, a Canale 5 l’idea è molto piaciuta».
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Attrice comica per vocazione: come ha scoperto di avere questo talento?
«Far ridere mi piace, nella vita è un dono e negli anni questa comicità, l’ironia è migliorata, quando scopri che ce l’hai – io mi sono allenata con la Gialappa’s - la amplifichi. Ti salva la vita».
Sia sincera: i maschi la capiscono l’ironia?
«Quelli intelligenti. Gli altri per me non esistono».
Fa una selezione in partenza.
«Applico questa regola sempre. A prescindere dagli uomini. Sono una che chiacchiera con tutti, mi piace l’umanità, sono curiosa. Dopo due minuti dal panettiere sono lì che chiacchiero. A volte mi scappano battute cattive, scorrette, e vedo che scende una cappa di gelo. Ma sto scherzando!!! Ecco, vedo molte persone senza ironia, specie sui social. Commenti una cosa che è una cazzata e ti massacrano, beh ragazzo mio se ti incontro ti abbraccio forte, perché se reagisci così vuol dire che fai una vita pesantissima. Se non capisci una battuta è un disastro».
Ma lei è anche autoironica?
«Certo. Se non hai la leggerezza la tua vita è un inferno, me l’hanno insegnato i miei autori, Furio Andreotti e Ennio Meloni. L’ho imparato a mie spese quando mi ero lasciata con un fidanzato. Ero una donna distrutta. Il dolore me l’hanno fatto passare ironizzando. Lasciavano messaggi in segreteria tipo: “Lucia vieni, siamo tutte coppie, ah no tu sei sola….”. Ridevo come una pazza, e questa chiave ho imparato a usarla per sdrammatizzare su tutto, non solo nella vita privata ».
L’ironia non è così diffusa.
«Questo è vero, però dal fidanzato alle amicizie, per me è indispensabile. Non posso frequentare un uomo che non abbia la mia ironia perché non funzionerebbe mai. Mi piacciono le persone che hanno senso dell’umorismo».
Nella sua galleria di personaggi ci sono la mitica infermiera che prendeva in giro Simona Ventura sui “pippi”, i soldi, Mina, Skin. La preferita?
«Facendo Quelli che il calcio in ogni puntata devo fare due personaggi, mi hanno permesso di fare tutto, con i miei autori dobbiamo inventare scrivere e creare, il giovedì dobbiamo essere pronti: va ordinata la parrucca. Skin mi sono divertita a farla, a parte le 4 ore di trucco, e mi diverte molto fare gli uomini. Per Joaquin Cortes ho dovuto anche imparare lo spagnolo. Mi piace vedermi trasformata, in generale preferisco i personaggi per cui mi stravolgono».
Qualcuno si arrabbia?
«No. Safiria Leccese è stata spiritosissima , mi ha chiamato per dirmi il colore del vestito che avrebbe indossato… Anna Moroni di La prova del cuoco mi ha telefonato: “Tesoro, sono Anna”, sono morta dalle risate».
Le dispiace un po’ quando viene penalizzata la femminilità?
«Quando ho fatto Ilaria D’Amico volevo tornare a casa così, tutta truccata, col capello favoloso lungo spiovente. Ma se scegli di fare la comica accetti che il tuo lato seduttivo e la tua femminilità vengano cancellati. Però puoi continuare a essere femminile nella tua vita privata».
Modelli?
«L’amore della mia vita è Anna Marchesini, a cui mi sono ispirata. Grazie a lei ho deciso di diventare attrice, il sogno della mia vita è conoscerla. La amo tantissimo, ho scoperto di avere una dote comica rifacendo a memoria i suoi spettacoli e i suoi personaggi, grazie ai suoi sketch ho capito che volevo fare quella cosa lì. Poi ho una grande grande stima per Franca Valeri che ho conosciuto al Festival gay di Torino, un altro punto di riferimento è Monica Vitti, regina della commedia. Ma l’amore della vita è la Marchesini, lo scriva che vorrei tanto incontrarla».
Il rapporto con il cinema com’è?
«E’ buono, quando smisi di fare Quelli che il calcio nel 2010 mi sono capitate belle occasioni: il film di Brizzi, quello con Aldo, Giovanni e Giacomo. Mi piacerebbe fare uno spettacolo in teatro tutto mio ma senza personaggi. Solo che per fare teatro ti devi fermare e fissare le date. Adesso tra Quelli che il calcio e la seconda serie della fiction, che è in cantiere, mi sembra complicato».
In un’intervista a Vanity Fair l’anno scorso, ha rotto un tabù parlando di maternità.
«Non sa quante donne mi hanno scritto. E’ svilente che a 40 anni la prima domanda che ti facciano è: sei sposata? O: come mai non hai figli? Ma che violenza è? Ci sono donne che non possono averli, altre che scelgono di non averli. Sono scelte così personali e chiunque invade la privacy, agli uomini non lo chiedono. Uno che a 40 anni non fa figli e non è sposato è uno scapolone che se la gode. Si può essere mamme lo stesso: io sono mamma ma non ho figli. Lo sono talmente tanto con i fidanzati, gli amici. Mamma Lucia, mi prendono pure in giro».
Lucia, una serie così, se non si amano gli animali, non si può girare.
«Fuguriamoci, Giorgio li adora, io sono gattara e canara, per me è stato un sogno far parte del cast. Andavo al lavoro felice come una pasqua, carica di cestini di biscotti per cani. Tutto molto spontaneo, affettuoso, poi sul set c’era un vero veterinario che mi insegnava come visitare il cane, controllargli i denti, le gengive. Quando metti le mani in bocca giustamente non puoi sbagliare».
A chi è dedicata la serie?
«Spero che il pubblico si faccia conquistare dalla novità della clinica veterinaria, puntiamo sugli animalisti, ma anche sulle famiglie. E’ la prima fiction per Giorgio, il clima era fantastico. Pensano già alla seconda serie, a Canale 5 l’idea è molto piaciuta».
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Attrice comica per vocazione: come ha scoperto di avere questo talento?
«Far ridere mi piace, nella vita è un dono e negli anni questa comicità, l’ironia è migliorata, quando scopri che ce l’hai – io mi sono allenata con la Gialappa’s - la amplifichi. Ti salva la vita».
Sia sincera: i maschi la capiscono l’ironia?
«Quelli intelligenti. Gli altri per me non esistono».
Fa una selezione in partenza.
«Applico questa regola sempre. A prescindere dagli uomini. Sono una che chiacchiera con tutti, mi piace l’umanità, sono curiosa. Dopo due minuti dal panettiere sono lì che chiacchiero. A volte mi scappano battute cattive, scorrette, e vedo che scende una cappa di gelo. Ma sto scherzando!!! Ecco, vedo molte persone senza ironia, specie sui social. Commenti una cosa che è una cazzata e ti massacrano, beh ragazzo mio se ti incontro ti abbraccio forte, perché se reagisci così vuol dire che fai una vita pesantissima. Se non capisci una battuta è un disastro».
Ma lei è anche autoironica?
«Certo. Se non hai la leggerezza la tua vita è un inferno, me l’hanno insegnato i miei autori, Furio Andreotti e Ennio Meloni. L’ho imparato a mie spese quando mi ero lasciata con un fidanzato. Ero una donna distrutta. Il dolore me l’hanno fatto passare ironizzando. Lasciavano messaggi in segreteria tipo: “Lucia vieni, siamo tutte coppie, ah no tu sei sola….”. Ridevo come una pazza, e questa chiave ho imparato a usarla per sdrammatizzare su tutto, non solo nella vita privata ».
L’ironia non è così diffusa.
«Questo è vero, però dal fidanzato alle amicizie, per me è indispensabile. Non posso frequentare un uomo che non abbia la mia ironia perché non funzionerebbe mai. Mi piacciono le persone che hanno senso dell’umorismo».
Nella sua galleria di personaggi ci sono la mitica infermiera che prendeva in giro Simona Ventura sui “pippi”, i soldi, Mina, Skin. La preferita?
«Facendo Quelli che il calcio in ogni puntata devo fare due personaggi, mi hanno permesso di fare tutto, con i miei autori dobbiamo inventare scrivere e creare, il giovedì dobbiamo essere pronti: va ordinata la parrucca. Skin mi sono divertita a farla, a parte le 4 ore di trucco, e mi diverte molto fare gli uomini. Per Joaquin Cortes ho dovuto anche imparare lo spagnolo. Mi piace vedermi trasformata, in generale preferisco i personaggi per cui mi stravolgono».
Qualcuno si arrabbia?
«No. Safiria Leccese è stata spiritosissima , mi ha chiamato per dirmi il colore del vestito che avrebbe indossato… Anna Moroni di La prova del cuoco mi ha telefonato: “Tesoro, sono Anna”, sono morta dalle risate».
Le dispiace un po’ quando viene penalizzata la femminilità?
«Quando ho fatto Ilaria D’Amico volevo tornare a casa così, tutta truccata, col capello favoloso lungo spiovente. Ma se scegli di fare la comica accetti che il tuo lato seduttivo e la tua femminilità vengano cancellati. Però puoi continuare a essere femminile nella tua vita privata».
Modelli?
«L’amore della mia vita è Anna Marchesini, a cui mi sono ispirata. Grazie a lei ho deciso di diventare attrice, il sogno della mia vita è conoscerla. La amo tantissimo, ho scoperto di avere una dote comica rifacendo a memoria i suoi spettacoli e i suoi personaggi, grazie ai suoi sketch ho capito che volevo fare quella cosa lì. Poi ho una grande grande stima per Franca Valeri che ho conosciuto al Festival gay di Torino, un altro punto di riferimento è Monica Vitti, regina della commedia. Ma l’amore della vita è la Marchesini, lo scriva che vorrei tanto incontrarla».
Il rapporto con il cinema com’è?
«E’ buono, quando smisi di fare Quelli che il calcio nel 2010 mi sono capitate belle occasioni: il film di Brizzi, quello con Aldo, Giovanni e Giacomo. Mi piacerebbe fare uno spettacolo in teatro tutto mio ma senza personaggi. Solo che per fare teatro ti devi fermare e fissare le date. Adesso tra Quelli che il calcio e la seconda serie della fiction, che è in cantiere, mi sembra complicato».
In un’intervista a Vanity Fair l’anno scorso, ha rotto un tabù parlando di maternità.
«Non sa quante donne mi hanno scritto. E’ svilente che a 40 anni la prima domanda che ti facciano è: sei sposata? O: come mai non hai figli? Ma che violenza è? Ci sono donne che non possono averli, altre che scelgono di non averli. Sono scelte così personali e chiunque invade la privacy, agli uomini non lo chiedono. Uno che a 40 anni non fa figli e non è sposato è uno scapolone che se la gode. Si può essere mamme lo stesso: io sono mamma ma non ho figli. Lo sono talmente tanto con i fidanzati, gli amici. Mamma Lucia, mi prendono pure in giro».