Lola e le altre: tre (splendide) donne e Mozart per una serie da Golden Globe
Adriano Ercolani
"Mozart in the Jungle", alla seconda stagione, si è appena aggiudicata due Golden Globe (miglior serie e miglior attore): narra di una peculiare orchestra guidata da un maestro altrettanto particolare, Rodrigo De Souza. Incontro con le ragazze transgenerazionali Broadway Bernadette Peters, Saffron Burrows e Lola Kirke
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Trovarsi a parlare con le tre splendide protagoniste femminili di Mozart in the Jungle, serie tv fresca vincitrice del Golden Globe, significa anche vedere all’opera tre generazioni di attrici, certo diverse tra loro eppure accomunate da un indiscutibile, personalissimo fascino. L’aura gioiosa che ad esempio circonda icona di Broadway Bernadette Peters si sposa perfettamente con la bellezza elegante e al tempo stesso distaccata di Saffron Burrows. Tra loro l’astro nascente di Lola Kirke, protagonista dello show che coniuga bellezza non convenzionale e talento pronto a esplodere. Le abbiamo incontrate in una stanza d’albergo che si affaccia su Bryant Park, uno dei luoghi più eleganti e suggestivi di Manhattan, cornice perfetta per una chiacchierata andata ben oltre le migliori previsioni… Partiamo però da Mozart in the Jungle: la seconda stagione esplora nuovi territori, sia spaziali che emotivi…
Broadway Bernadette Peters: "Tutto parte comunque dalla sceneggiatura, eravamo tutte molto eccitate all’idea di vedere dove gli scrittori avrebbero portato i nostri personaggi".
Saffron Burrows: "Il team di creator ha iniziato a conoscerci come attrici, hanno visto le nostre corde migliori e di conseguenza hanno compreso più in profonditàcome indirizzare i nostri personaggi. C’è un grande lavoro di squadra dietro Mozart in the Jungle: mentre giravamo un giorno a Cobble Hill Paul Weitz si è avvicinato a Lola e ha iniziato a suggerire idee per la terza stagione. È un modo di lavorare molto armonico. Ci spinge a dare il meglio".
Qual è il segreto del successo di questo show?
Lola Kirke: "Senza dubbio cercare un po’ di realtà in ogni tono che la storia crea di volta in volta. Al centro di tutto c’è un direttore d’orchestra stravagante ma sempre vero, umano. Gael è un attore libero, e lo interpreta alla stessa maniera. Spesso noi non dobbiamo fare altro che seguirlo ovunque ci porta". Come donne vi identificate nei vostri personaggi?
L. K.: "Certo. Lei è totalmente legata alla sua passione, a ciò che vuole fare nella vita. Può procurare grosse crisi essere così ossessionati dal proprio obiettivo. Volevo fare l’attrice fin da quando ero molto piccola, non ho mai pensato di essere altor nella vita, è stata una decisione che mi ha creato molti problemi, che mi ha fatto chiedere chi fossi veramente fuori da tutto questo".
S. B.: "La vita di Cynthia per molto tempo si è svolta in giro per il mondo, e questo è qualcosa che capisco benissimo, l’ho vissuta fino a poco tempo fa. A quindici anni ho lasciato casa e mi sono trasferita a Parigi, poi Milano e New York. Guardandomi indietro mi sembrava normale a quel tempo, adesso come donna adulta capisco che era uno stile di vita molto specifico. Non ne amavo ogni lato, soltanto alcuni, dietro l’eccitazione c’era molta solitudine. C’è un elemento comune all’essere un musicista: diventare amica, talvolta anche intima, di persone più grandi di te, più esperte o smaliziate, è un qualcosa che ho vissuto, è molto simile a ciò che il personaggio di Hailey vive nella serie. Mi sento molto protettiva nei confronti di lei, non perché non deve vivere la sua vita al meglio, semplicemente perché conosco le complicazioni del vivere nel business dell’arte".
B. P.: "C’è una scena che ho vissuto veramente nella vita, e non una sola volta purtroppo. A un certo punto Gloria rischia di essere estromessa dal consiglio dell’orchestra, ma con le sua abilità diplomatiche riesce a ribaltare la situazione contro il suo avversario, non voglio dire altro per rovinare la sorpresa. Quella sequenza è stata molto emozionante da interpretare, e alla fine decisamente soddisfacente. È bello vedere una donna intelligente prevalere su un uomo avido…". Chiudiamo con Lola: qual è stata la scena più emozionante da girare in Mozart in the Jungle?
L. K.: "Per me è stata la scena nella prima stagione in cui dico a Rodrigo che mollo, non lavorerò più con lui. Avevo molte difficoltà a interpretarla, non sapevo se sarei riuscita a trattenere le lacrime, e poi alla fine Paul mi sussurrò qualcosa all’orecchio che mi calmò, non ricordo onestamente cosa. Per me era semplicemente troppo difficile accettare l’idea di mollare. La più divertente invece è nella seconda stagione, quando recito con Malcolm McDowell che deve recitare una scena in cui è decisamente ubriaco. È un’icona e un grande attore, oltre che un uomo spassoso".