«Una donna ambigua che ama il potere e i soldi, ma che ha un fondo di umanità. Lo scopriamo nel privato, quando si prende cura del padre malato, ma negli affari è spietata. E’ la mente del sistema ma è anche vittima. Per non la definirei una “cattiva” al cento per cento».
Perché?
«Perché è un personaggio più complesso, stratificato, ed è quello che mi ha interessato. Lei è tormentata e si vergogna di quello che fa, non riesce a guardare in faccia il padre eppure non rinuncerebbe mai al malaffare. Guadagna molti soldi e ama il potere, ci prende gusto quando porta a termine un’operazione».
"Il sistema", su RaiUno la fiction sulla Guardia di Finanza. Le foto di scena
Un racconto di grande attualità, un’indagine dal linguaggio contemporaneo, la lotta tra bene e male, il coraggio di un gruppo di agenti della Guardia di Finanza divisi tra lavoro e vita privata. Questi gli elementi della serie "Il sistema" che racconta il mondo della Guardia di Finanza. Tutto si tiene all’interno della città di Roma, dove la politica e la "buona società" sono legate con un filo nero a una banda di criminali che controlla prestiti a usura, traffico di merce contraffatta, spaccio di droga e riciclaggio di denaro proveniente da attività illecite e dalla ndrangheta calabrese. Uno degli industriali taglieggiati si uccide. E' il fratello di un maggiore della Guardia di Finanza, Alessandro Luce (Claudio Gioè), il quale sospetta subito che dietro quella morte si nasconda qualcosa di più di una crisi personale. L’azienda di famiglia era in crisi e Alessandro capisce che, per sopravvivere, suo fratello aveva cominciato ad accettare denaro dagli strozzini. Potrebbe arrestarli, ma non gli basta: vuole arrivare a chi sta sopra, vuole smontare, pezzo per pezzo, il Sistema criminale che sta infestando la capitale. "Il sistema" va in onda su RaiUno dal 18 aprile, la regia è di Carmine Elia, sei serate interpretate da Claudio Giè, Gabriella pession, nel cast - fra gli altri - anche Valeria Bilello, Lino Guanciale, Massimo Venturiello, Ninni Bruschetta, Massimo Bonetti. La serie è una coproduzione Rai Fiction - Italian International Film. Ecco le foto dei protagonisti sul set.
(foto di Cristina Di Paolo Antonio)
«Non lo amo, mi fa paura, nel mio piccolo credo che il vero potere sia l’educazione e la gentilezza. Il ricatto, l’arroganza, non sono un segno di potere. Non sto facendo l’anima bella, recitando anche la persona più sprovveduta deve imparare a districarsi. E anch’io mi metto la mia bella maschera».
Per nascondere cosa?
«Una certa malinconia. Anche se il lato forte del mio carattere è la tenacia».
Ha vissuto a lungo in America, perché ha deciso di tornare in Italia?
«L’America è stata la mia casa, ho lavorato tanto all’estero, ho avuto l’opportunità di girare Crossing lines con Donald Sutherland, ho imparato tantissimo. Ho vissuto anni di grande inquietudine, oggi che con Richard ho trovato la serenità ho capito che voglio vivere in Italia, voglio crescere mio figlio qui».
Cosa le mancava?
«Ho sofferto nella mia vita, ho sentito la mancanza di mio padre, ho combattuto, ma ho avuto una madre straordinaria al mio fianco. Ho fatto analisi, oggi posso dire di essere una donna felice. Quando si dice che uno sta bene anche da solo non è così. E’ vero, a volte abbiamo bisogno della solitudine, invece adesso grazie al mio compagno mi sono riconciliata con gli uomini».
«C’è la mistica della maternità, ma non si deve dare tutto per scontato: la nascita di un figlio ti regala una gioia immensa ma è un cambiamento che ti disorienta. Giulio lo abbiamo cercato ma non sono rimasta incinta subito, è stato un regalo. Ero felicissima. Poi, come tante donne, ho sofferto di depressione post partum. Mi sono presa il mio tempo, ho sempre vissuto di corsa. Oggi nella mia vita contano due date: la mia data di nascita a e quella del mio bambino. Prima ero molto arrabbiata».
Però è tornata in pista subito: Il sistema, poi la nuova serie che sta girando, sempre con Carmine Elia, La porta rossa.
«Interpreto una magistrata che indaga sulla morte del marito poliziotto, interpretato da Lino Guanciale, una storia bellissima. Anche il lavoro aiuta noi donne: per essere una brava mamma devi avere una tua identità. E comunque il lavoro mi ha aiutato tanto negli ultimi anni, non do niente per scontato, ha fatto una lunga gavetta lunga e ho capito che le frustrazioni fanno parte di questo lavoro».
«Non mollare mai. Il pattinaggio - ero nella Nazionale ma mi sono rotta i legamenti e ho dovuto smettere - mi ha insegnato che l’importante è rialzarsi. Nella vita non conta quante volte cadi, perché può capitare, ma rimettersi in piedi».