Ettore Bernabei, l'addio al "nonno" d'Italia di famigliari, amici e vecchia Rai
"Grazie nonno, perché ci hai dato gli strumenti per capire il mondo. Perché mentre ci raccontavi l'importanza dei tuoi maestri, diventavi tu uno dei nostri. Perché ci hai aiutato a seguire con passione i nostri sogni e alla nostra generazione questo serve, il coraggio": le parole dei nipoti che portano la bara riassumono il lascito a più di una generazione di italiani di Ettore Bernabei, storico direttore generale della Rai dal 1961 al 1974, e non solo, scomparso il 14 agosto a 95 anni, i cui funerali si sono tenuti oggi nella chiesa di Sant'Eugenio a Roma. Tra i partecipanti il direttore di Rai Fiction Tinny Andreatta, l’ex direttore di RaiUno Carlo Fuscagni, Gianni Bisiach, l’ex direttore generale della Rai Lorenza Lei, l’ex capo del personale Gianfranco Comanducci, il vice direttore di RaiUno Roberta Enni, lo storico direttore dell’Ansa Sergio Lepri, 96 anni, l’ex governatore della Banca d’Italia Antonio Fazio; Giuliano Ferrara, il rabbino capo di Roma, Stefano Di Segni. Assenti i vertici Rai, c’era Guido Rossi, capostaff del direttore generale Campo Dall’Orto e il consigliere di amministrazione Paolo Messa. Assenti i vertici di viale Mazzini
A essere ricordato, nel giorno dell’addio, è il cattolico che ogni martedì si confrontava col suo padre spirituale, il nonno "che sapeva ascoltare e che ci dava la visione delle cose", dicono i nipoti, ognuno col proprio ricordo. "Grazie nonno, perché ci hai dato gli strumenti per capire il mondo. Perché mentre ci raccontavi l'importanza dei tuoi maestri, diventavi tu uno dei nostri. Perché ci hai aiutato a seguire i nostri sogni e alla nostra generazione questo serve, il coraggio". Il ricordo del nonno e di un padre "che" - come sottolinea il figlio Roberto, professore al Policlinico Gemelli di Roma - "di carezze ne dava poche ma era di una disponibilità assoluta, come se facesse solo il babbo. Siamo otto figli ma ognuno di noi si è anche sentito figlio unico. In famiglia, tra mogli, mariti, nipoti, siamo trenta e lui c’era, c’era la famiglia che celebrava la festa. C’era il confronto, su tutto, il suo punto di vista: in genere veniva sempre fuori il contrario di quello che leggeva sui giornali. Babbo era tosto faceva anche paura, non dava confidenza, tanti urli, mai rancori una costante volontà di perdono. Non ci si vendica mai: questa la sua lezione. A 70 anni va in pensione e cambia: da incazzoso diventa docile, da rigido ben disposto, da freddo a caldo, da impaziente a paziente. Diceva sempre che fiducia e dedizione contano molto più di tante idee. L’elenco dei consigli: riflettere prima di decidere, avere collaboratori più bravi di noi, dare fiducia agli altri. E perdonare tutto".