Emmy al 'Trono di spade', la saga diventata fenomeno planetario
Alessandra Vitali, ALESSANDRA VITALI
Miglior serie, regia e sceneggiatura: in 6 stagioni la serie porta a casa 38 premi. Partita come prodotto per appassionati del fantasy letterario, ha conquistato il mondo. Ma gli attori, stavolta, sono rimasti a bocca asciutta
Aggiornato alle 2 minuti di lettura
Il trono di spadeha vinto anche stavolta, come il maledetto Carter di Stanislao Moulinski. Non è una sorpresa. Pensate - per fare un esempio - al motivo per cui la stagione 7 slitterà dalla primavera all’estate. L’inverno è arrivato (“Winter is coming”, il mood delle stagioni recenti) e la premiata ditta Benioff & Weiss ha deciso di spostare le riprese più avanti affinché il clima sul set corrisponda a quello della finzione. Qualità #nofilter nell’era digitale, dettagli che tratteggiano la grandezza di un prodotto nato bene, cresciuto meglio, che ha sedotto il pubblico, sdoganato il fantasy in tv, convinto gli addetti ai lavori.
Game of Thrones, la produzione al lavoro per la 7ma stagione
La stagione premiata dall’Academy of Television Art and Sciences è quella del sorpasso: la prima ad aver anticipato i libri di George R. R. Martin, quindi la…
Il trono di spadeha vinto anche stavolta, come il maledetto Carter di Stanislao Moulinski. Non è una sorpresa. Pensate - per fare un esempio - al motivo per cui la stagione 7 slitterà dalla primavera all’estate. L’inverno è arrivato (“Winter is coming”, il mood delle stagioni recenti) e la premiata ditta Benioff & Weiss ha deciso di spostare le riprese più avanti affinché il clima sul set corrisponda a quello della finzione. Qualità #nofilter nell’era digitale, dettagli che tratteggiano la grandezza di un prodotto nato bene, cresciuto meglio, che ha sedotto il pubblico, sdoganato il fantasy in tv, convinto gli addetti ai lavori.
Game of Thrones, la produzione al lavoro per la 7ma stagione
La stagione premiata dall’Academy of Television Art and Sciences è quella del sorpasso: la prima ad aver anticipato i libri di George R. R. Martin, quindi la prima senza sostegno della fonte letteraria. Una condizione ansiogena per i fan, privi di basi su cui fare previsioni. Ignari, ad esempio, se Jon Snow sarebbe tornato in vita oppure no, tormentone che ha agitato il sonno degli spettatori (25 milioni a settimana solo negli Usa) nei mesi precedenti la season 6. Una delle più avvincenti di sempre. Dieci puntate, ogni volta un colpo al cuore, un’immagine impressa nella memoria. Melisandre allo specchio. Jon Snow che “riprende aria”. Daenerys che rinasce dalle fiamme. L’addio di Hodor “hold-the-door”. La grinta di Lady Mormont. “Una ragazza è Arya Stark, e sta tornando a casa”. La straordinaria "battle of the bastards". La vedetta di Sansa Stark e la fine – da cani – di Ramsay Bolton. L’Altofuoco e la riscossa di Cersei Lannister. E tanti saluti a Tommen.
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I destini si incrociano, gli autori hanno annunciato da tempo che restano solo due stagioni, la 7 e la 8. Nella prossima, qualche cerchio dovrà iniziare a chiudersi. Sarà lunga, uno dei motori del successo di Game of Thrones è proprio nell’imprevedibilità degli sviluppi delle storie, in un’economia narrativa che prende di continuo direzioni diverse, spiazza lo spettatore, gioca con i cliffhanger e lo lascia in equilibrio precario sull’orlo della barriera, di fronte a un raggio d’azione pressoché sconfinato (sette regni: mica pochi...). “Guardo Il trono di spade e non so come facciano. Mi sfugge come possano, a livello logistico, realizzare un prodotto di qualità così elevata, con così tante ambientazioni e vicende, nel tempo che hanno a disposizione”. Non l’ha detto uno qualunque ma Damon Lindelof, il papà di Lost. A questo si aggiunga un ensemble di interpreti senza precedenti (vista la coralità, gli attori che incarnano i personaggi principali sono stati candidati, sì, ma nella categoria "non protagonisti" e stavolta sono rimasti a bocca asciutta). E la sensazione di stare su un’altalena: provi disprezzo per un personaggio orribile, un minuto dopo sei solidale con lui e ne condividi le pene. E tutti, anche i più marginali, prima o poi trovano il loro posto al centro. Vale per loro quel che disse Stannis Baratheon: “Non sarò solo una pagina nel libro della storia di qualcun altro”. Anche per queste ragioni Il trono di spade è passato da sfarzoso circolo esclusivo per fissati del fantasy a manìa planetaria con gravi casi di dipendenza.
Sarà dura aspettare. I social, il web accolgono interrogativi destinati a rimanere a lungo senza risposta. Nei mesi si moltiplicheranno ipotesi, supposizioni, spoiler veri o presunti. Sarà Jon Snow il fulcro della prossima stagione? Sansa Stark diventerà cattiva quanto Cersei Lannister? E che ne sarà di quest’ultima, dopo che ha sacrificato anche il sangue del proprio sangue pur di raggiungere l’obiettivo? Misteri insondabili. Per i personaggi l’inverno è arrivato. Per i fan sarà freddo e lunghissimo.