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TELEVISIONE

Top & flop del 2016: un anno di televisione

Promossi Mentana, Rocco Schiavone e 'The young Pope'. Sempre in calo i talk show politici

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L’ideale sarebbe Enrico Mentana a condurre una maratona con ospiti per decidere il meglio e il peggio della tv del 2016. Durerebbe ore e sarebbe seguitissima, bisognerebbe prima decidere se valgono solo gli ascolti oppure se il successo di un programma è valutabile – come appena ovvio – con altri fattori perché non è da quei particolari numerici che si giudica un giocatore. Ma Mentana alla fine vincerebbe comunque, coi numeri ma soprattutto perché appena scende in campo sembra ci sia solo lui in pista e la concorrenza può anche fare il triplo di ascolti ma non è rilevante. Questo è vincere.

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Sul resto, astenersi fautori di certezze assolute o quelli che come mai tra i successi non c’è questo e tra i flop non c’è quell’altro. E’ un gioco, anzi un giochino, in cui contano impressioni, memorie, simpatie, sorprese etc etc. Se Mentana svetta come personaggio, personalmente la palma sarebbe finita ad Alberto Angela, grande trionfatore a Natale con il Vaticano: ma quella, diciamo, era facile provate invece voi a fare il dieci per cento fisso di sabato sera su Raitre parlando di Carlo Magno.

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E così via, Rocco Schiavone è il personaggio in fiction dell’anno, invece: e Marco Giallini può rivendicarlo con l’indolenza tipica del personaggio medesimo. E il Papa di Sorrentino, lasciarlo fuori non si può, per la meraviglia che persiste nei sostenitori convinti e anche per l’accanimento dei detrattori. E così via, tra un Mika che va e altre cose che non sono andate, vedi il sabato sera della memoria firmato da Walter Veltroni tentando un ibrido impossibile con il varietà (meglio le secche rievocazioni dalle Teche Rai successive).

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Su Politics meglio non insistere e sui talk in genere idem, aspettando non si capisce bene una qualche ripresa di tono della politica in sé che rilanci le parole sulla politica stessa. E così via, continuando il giochino che si vorrebbe tanto mantenere leggero ma non si può, anzi, il parossismo che ormai si vive in tv alla voce “e’ andato bene” o “è andato male” è di quelli che necessitano di un freno, magari di pudore, prima o poi: ormai tutti in tv si esaltano molto più di quanto avrebbero diritto di fare o si deprimono all’opposto, per non parlare di come ormai chiunque riesca a stiracchiare il suo risultato di audience tirando in ballo milioni di distinguo per dimostrare che comunque sia andata è stato un successo.

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Possiamo assicurarlo, due auditel così: ormai una specie di gioco al massacro e all’automassacro che non fa bene a nessuno e di cui a un certo punto si spera di riuscire a fare a meno. E comunque ognuno, tra noi spettatori, la domanda può marzullianamente porsela da solo e darsi anche la risposta: la tv del 2016 ci è piaciuta più o meno di prima?