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'Tutto il male del mondo', lo speciale su Giulio Regeni: "Proviamo a raccontare la storia in modo diverso"

Sabato 4 febbraio su Raiuno la puntata di 'Frontiere' condotta da Franco Di Mare sul ricercatore friuliano ucciso un anno fa in Egitto: "La nostra è un'interrogazione civile"

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Come titolo ha scelto le parole della madre di Giulio Regeni, che dopo aver visto com’era era stato ridotto il figlio in obitorio dichiarò: "Su quel viso ho visto tutto il male del mondo". S’intitola proprio così Tutto il male del mondo lo speciale di Frontiere in onda sabato 4 febbraio su RaiUno intorno a mezzanotte. Franco Di Mare ripercorre la vita e la morte del giovane ricercatore friulano, ucciso un anno fa in Egitto. Un anno senza verità,  troppi gli interrogativi ancora senza risposta. "Non facciamo un’inchiesta" racconta Di Mare "certo siamo andati in Egitto ma proviamo a raccontare Giulio Regeni in modo diverso, mettendo insieme i fatti, purtroppo non abbiamo verità clamorose da svelare. La nostra è un’interrogazione civile,  una narrazione appassionata e documentata, che rientra in quel nuovo genere televisivo, lo storytelling, per mettere in fila gli elementi".
 
Giulio Regeni 
Regeni, 28 anni, viene ritrovato il 4 febbraio in un fosso sulla strada che dal Cairo porta ad Alessandria, ucciso brutalmente dopo essere stato torturato. Da Fiumicello (Udine) a Trieste poi, l’estero: una borsa di studio, gli ultimi tre anni di liceo nel New Mexico, negli Stati Uniti, nel Collegio del Mondo Unito. Quindi gli studi a Oxford dove consegue una laurea a indirizzo umanistico e poi il dottorato a Cambridge, che lo aveva portato al Cairo, dove faceva ricerche per una tesi sull'economia locale.
 
Giulio Regeni 

Realizzato negli studi Rai di Napoli, con la regia di Matilde D’Errico, lo speciale mette insieme le inchieste giornalistiche, i frammenti di verità, le tante bugie. "E’ stato utilissimo parlare con Carlo Bonini" continua Di Mare "ci racconta chi è questo informatore dei servizi che ha avuto un ruolo fondamentale nel caso. Per Tutto il male del mondo usiamo lo stesso criterio degli speciali di Alberto Angela, per prima cosa vogliamo informare. Facciamo conoscere Regeni anche a chi, forse, non sa bene la sua storia e mentre ricostruiamo affermiamo qualcosa: guadate che questo è un ragazzo perbene, è nostro figlio, non era una spia. Il regime ha continuato a fare depistaggi. Giulio Regeni poteva essere figlio nostro, con le bugie vogliono rovinarne l’immagine e questo non è accettabile".

In studio Di Mare ripercorre la storia, come in un lungo racconto teatrale, mentre scorrono le immagini. "L’idea dell’orazione civile nasce da Sarò Franco la rubrica  in cui a Unomattina invito a riflettere, mi assumo la responsabilità di quello che dico, denuncio casi di malagiustizia; un fantastico spazio di libertà".
 
Franco Di Mare 

Da qui l’idea dell’approfondimento con una formula nuova, già utilizzata da Marco Paolini o Roberto Saviano. Paola e Claudio Regeni si battono per conoscere la verità, sono stati ricevuti dal Papa, non si sono fermati mai. "Non abbiamo incontrato i genitori di Giulio" dice Di Mare "ma mi auguro che apprezzino il nostro lavoro. Abbiamo utilizzato la frase della madre Paola che mi aveva tanto colpito, quando, in una conferenza stampa, disse di aver riconosciuto il figlio dalla punta del naso. “Su quel viso ho visto tutto il male del mondo, e mi sono chiesta perché tutto il male del mondo si è riversato su di lui”. Ecco abbiamo utilizzato la frase della mamma perché in quelle parole c’è tutto, lei che ha spiegato che non riesce più a piangere, ed era capace di commuoversi per una musica o il disegno di un bambino".

Questo speciale di Frontiere potrebbe essere un numero per raccontare altre storie in attesa di verità e giustizia? "Noi ce l’auguriamo", risponde il giornalista "speriamo che il racconto di denuncia civile per Giulio Regeni indichi una strada, ci sono tante altre storie in attesa di  giustizia come l’omicidio della giornalista del Tg3 Ilaria Alpi e di Miran Hrovatin a Mogadiscio, uccisi il 20 marzo 1994, un altro caso inquinato da depistaggi e bugie. Più di vent’anni senza sapere la verità, il bene più prezioso, la cosa per cui la madre di Ilaria, Luciana, continua a battersi".