'When we rise', per ora solo negli Usa la serie capolavoro
Il regista di Belli e dannati aveva dichiarato, all'indomani dell'uscita di Milk (2008), di guardare con sospetto all'America "che elegge un presidente afroamericano e, al tempo stesso, ha paura dell'altro". Persino Obama non si era esposto per la Proposition 8 nel momento delle elezioni. "Con amarezza avevo pronosticato una vittoria, non troppo lontana, dell'ala quacchera degli Stati Uniti. Il cuore del paese resta puritano". Nessun riferimento diretto al neopresidente eletto ma, interviene lo sceneggiatore, 42 anni, "essendo cresciuto tra i mormoni, a San Antonio, Texas, considero una vittoria sapere che ABC mandi in onda il nostro progetto. Abbiamo patteggiato un po' su nudità e parolacce... Per il resto è confortante notare che un network 'per famiglie' abbracci la comunità gay e i nuclei familiari di tutti i tipi".
'When We Rise', un docu-drama per raccontare le battaglie del movimento Lgbtq
Scritta e ideata da Dustin Lance Black, la miniserie 'When We Rise' narra la nascita, l'ascesa e le battaglie del movimento per i diritti gay, attraverso le storie di uomini e donne che negli anni hanno lottato per il movimento Lgbtq. Il docu-drama, della durata di otto ore e suddivisa in sette episodi, parte dai moti di Stonewall del 1969 per arrivare fino alle contestazioni dei giorni nostri. Parzialmente ispirata al libro 'When We Rise: My Life in the Movement' di Cleve Jones, il primo episodio della serie, di due ore, è diretto da Gus Van Sant, mentre i restanti episodi sono diretti da Dee Rees (secondo e terzo), Thomas Schlamme (quarto e quinto) e Dustin Lance Black (sesto e settimo). Tra gli interpreti Guy Pearce (l'attivista Lgbt Cleve Jones), Mary-Louise Parker (Roma Guy, esponente del movimento per i diritti delle donne) e Rachel Griffiths (la sua compagna Diane)
Protagonisti di When We Rise - tratto dal memoir dell'attivista Cleve Jones (My Life in the Movement) - sono Guy Pearce, Mary-Louise Parker, Michael K. Williams e Rachel Griffiths. Solo Pearce, nella parte di Jones, intervistato 'da adulto' avanti nel tempo, compare in modo significativo nel primo episodio. Il capitolo ha inizio nel '72 (Austin P. McKenzie porta sullo schermo il protagonista da giovane). Il magazine Life, nella sua edizione year-in-review, fa da magnete tra una storia e l'altra, per ricordarci che aria si respirava in America e nel mondo dopo i moti di Stonewall. Ci spostiamo a San Francisco, a un passo da North Beach, Haight Street e Ashbury Street che avevano conosciuto la Summer of Love psichedelica. Cleve, emarginato dal padre psichiatra (David Hyde Pierce) che crede l'omosessualità sia curabile con la lobotomia, diventa un senzatetto e un traffichino; Roma Guy, futura attivista per i diritti delle donne, si unisce a gay e lesbiche nelle rivolte in strada; di ritorno dalla guerra, perduto il suo amore clandestino, Ken deve fronteggiare il codice militare e mantenere segreta l'omosessualità. Fino a quando non incontra un coraggioso trans a Castro.
La polizia qui è ritratta come un cecchino, un tiratore scelto pronto a polverizzare la comunità Lgbtq a ogni atto di rivendicazione. Si aggiungono al cast Rosie O'Donnell nella parte di Del Martin ("Ha insistito per entrare nel cast" ricorda Van Sant. "Le ho fatto un provino via Skype ed era subito dei nostri"), Whoopi Goldberg (Pat Norman), Denis O'Hare (Jim Foster) e Carrie Preston Sally Gearhart). "Le musiche, i costumi, le sfumature, come in tutti i miei film, giocano un ruolo essenziale" prosegue Van Sant. "Ma quello che mi affascina della televisione è poter sperimentare nuove tecniche di ripresa. Ad esempio, il modo di inquadrare campi lunghi, in When We Rise, è quasi sovvertito. Tratto lo spazio, la città, la guerra e le scene di massa come se fossero un unico primo piano in 4:3. Perché? Per non farmi sfuggire niente della storia con la 's' maiuscola. Comunque di libertà ABC ne ha concessa parecchia o forse sono stati i miei collaboratori a schermare abilmente i paletti. Se non sbaglio, una serie come Le regole del delitto perfetto, sempre di ABC, ha tentato per prima uno scambio con un pubblico giovane, aperto, e compreso che oggi i ragazzi chiedono giustizia. Culturale, sociale, storica. Aggiungerei, viscerale. Soprattutto quando si parla di tolleranza: non possiamo tradirli".