'La linea verticale', umanità e ironia nella corsia di un ospedale
Ambientato nel reparto di urologia oncologica di un ospedale italiano, La linea verticale racconta in tono surreale e satirico, la storia, umana e non solo, di chi è chiamato per lavoro o per forza maggiore a gravitare in uno dei reparti più 'delicati'. Una commedia irriverente, per sorridere ma anche per riflettere. La serie si concentra sulla vita di Luigi, interpretato da Valerio Mastandrea, che scopre di essere malato di tumore mentre la moglie Elena (Greta Scarano) è incinta. È così che incontra gli altri pazienti che diventano suoi improbabili compagni di viaggio: un iraniano dalle convinzioni radicali (Babak Karimi), un ristoratore che sa tutto di medicina (Giorgio Tirabassi), un prete in crisi (Paolo Calabresi) e decine di anziani 'cattivi perché in cattività'. Con loro il personale del reparto, guidato dal professor Zamagna (Elia Schilton). La serie tv di otto episodi diretta da Mattia Torre, in coproduzione Rai Fiction - Wildisde, è disponibile dal 6 gennaio su RaiPlay e poi in quattro prime serate dal 13 gennaio su Rai3
L'ospedale è un luogo sospeso, dove tutto si azzera, un mondo a parte in cui la forza della vita vince su tutto. Mai una serie era riuscita a raccontarlo così bene, con empatia e ironia, La linea verticale di Mattia Torre - dal 6 gennaio su RaiPlay e dal 13 su Rai3 in prima serata, dopo Le parole della settimana di Massimo Gramellini - è un dramedy perfetto grazie al protagonista Valerio Mastandrea e a tutto il cast.
Dalla storia autobiografica di Torre (raccolta nel libro edito da Baldini e Castoldi), paziente dell'ospedale romano Regina Elena, un'eccellenza, nasce l'avventura di Luigi, che si trova da un giorno all'altro a dover affrontare un intervento per un tumore al rene, sostenuto dalla moglie Elena (Greta Scarano), in attesa di un figlio, e dai pazienti del reparto. Un'umanità variegata: dal vicino di letto Amed (Babak Karimi), grillo parlante del gruppo, all'irresistibile Marcello (Giorgio Tirabassi) che ha una trattoria ma fa diagnosi, visita i compagni di sventura e si sente un po' medico, a Peppe (Gianfelice Imparato), garbatissimo paziente di cui nessuno si ricorda, a don Costa (Paolo Calabresi) prete del reparto "privo di qualsiasi spiritualità, gli manca la materia prima per fare il suo mestiere" spiega l'attore. Smanetta con lo smartphone e fugge dai malati che vogliono essere confessati.
Il dottor Policari (Antonio Catania) vorrebbe fare il poeta, non il medico; il dottor Barbieri (Ninni Bruschetta) "ricuce da Dio", tutto nella sua vita gira intorno "ai vasi" (sanguigni) e ci prova con l'infermiera Giusy (Cristina Pellegrino). Il dottor Rapisarda (Federico Pacifici) è spocchioso, la caposala (Alvia Reale) una forza della natura. "Non ho scelto io La linea verticale ma sono stato scelto e me ne vanto" racconta Mastandrea, che aveva girato con Torre la serie Buttafuori in coppia con Marco Giallini. "Mi sono lasciato travolgere di pancia da questo personaggio, ho vissuto questa esperienza senza filtro, con la massima libertà. È stato un ruolo molto impegnativo che mi ha insegnato quanto il nostro lavoro sia basato sulla fortuna di poter guardare la vita in maniera più intensa. Questa storia la conosco, sono amico di Mattia, l'ho seguito nel percorso, ero condizionato dal fatto che quello che stavo recitando l'ho vissuto. Mi considera un attore molto faticoso. Io sono più malinconico, lui è più beffardo".
Coprodotta da Rai Fiction, Wildside e il Centro di Produzione della Rai di Napoli, La linea verticale è innovativa nel formato (otto episodi da 30 minuti) e nello stile. "Questa serie è stata pensata per Rai3 fin dall'inizio" spiega la direttrice di Rai Fiction Tinny Andreatta. "ha un grande grado di innovazione a partire dal formato dei 30 minuti che in Italia è inedito, ed è un prodotto in cui si mescolano il medical, il drama e la commedia con un tono tragicomico che tocca punte oniriche. Un progetto la cui bontà è testimoniata dal cast. Siamo convinti che piacerà anche al pubblico giovane". "C'era il desiderio di raccontare un reparto oncologico di un ospedale pubblico di assoluta eccellenza capitanato da un chirurgo che, per gentilezza e amore verso il proprio mestiere, rappresenta l'idea di un'altra Italia possibile" dice Torre. "Contrariamente alla malasanità, che pure esiste. La 'linea verticale' significa lo stare in piedi e aggrapparsi alla vita con tutte le forze, la malattia è vista come crisi ma anche come occasione di crescita e di riscatto".
Tutto il cast è grato al regista per la scrittura "perché il tragico dopo pochi secondi diventa comico, per la verità e l'umanità. Luigi è uno che guarda" spiega Mastandrea "a un certo punto è come se diventasse il pubblico, osserva cosa succede. Ognuno di questi personaggi può avere uno spin off, meriterebbe di essere sviluppato". Malinconico e sarcastico, umanissimo, Luigi rappresenta tutti noi, spaventati e in cerca di rassicurazioni. "Mi è piaciuto interpretarlo" confessa l'attore, "ma voglio dire ai dirigenti della Rai che rifarei Buttafuori per sempre, al prezzo della rata del mutuo, che è bassissima".