"Sono preoccupato per la trasposizione in fiction della Mossa del cavallo", dice Andrea Camilleri "e la mia preoccupazione nasce dal fatto che Montalbano abbia raggiunto livelli altissimi di consenso. Di fronte a tanto consenso provo un po' di paura. Ho detto scherzosamente non vorrei che qualcuno venisse sotto la mia finestra gridando di notte 'Montalbano santo subito'". "Uno spettatore ormai pieno di bacilli montalbaniani si siede e si trova di fronte a un altro mondo. Come si fa?", si chiede Camilleri, "La mossa del cavallo è un romanzo duro. Qualcuno dice che Montalbano è rassicurante - bontà sua, si rassicura con poco - ma questa è un'altra storia". Camilleri racconta come nella La mossa del cavallo il dialetto abbia un ruolo fondamentale. "Parlare e capire la lingua vuol dire capire le radici comuni. Chiesi a un terzo giudice che lavorava con Falcone e Borsellino quale lingua usasse Falcone per interrogare i mafiosi. Mi dissero: il dialetto siciliano. Un giorno si trovò davanti un tale Giuseppe detto 'o piddaro', il pellaio. Cominciò l’interrogatorio parlandogli in dialetto stretto e quello lo interruppe: 'No, signor giudice, qui si parla italiano'. Aveva scoperto il suo gioco".
'La mossa del cavallo', l'indagine a Vigata di fine '800 - clip Un panaro di frutta
Prodotto da Palomar e RaiFiction, scritto da Camilleri con Francesco Bruni, Leonardo Marini e la collaborazione ai dialoghi di Valentina Alferj, La mossa del cavallo è il primo di una collezione di film tratti dai libri 'storici' di Camilleri. "È da tempo che desideravamo lavorare sui romanzi storici, ma bisogna essere pronti per affrontare operazioni complesse", dice Tinny Andreatta, direttrice di Rai Fiction, "Il racconto è affrontato in un modo mai polveroso, ma attuale e contemporaneo: la storia, con un gioco di specchi, ci parla del presente. Abbiamo dato un sottotitolo, C'era una volta Vigata, a una collezione che pensiamo possa nascere su questa radice".
'La mossa del cavallo', Vigata di fine '800 nella fiction di Rai1
È tratto dal romanzo storico di Andrea Camilleri La mossa del cavallo (edito da Sellerio), il film in onda lunedì 26 febbraio su Rai1. La regia è di Gianluca Maria Tavarelli, che aveva già diretto la serie sul giovane Montalbano, interpretato da Michele Riondino che torna nei panni di Giovanni Bovara, nuovo ispettore capo ai mulini alle prese con mugnai e tasse sul macinato in una Vigata di fine Ottocento. Nel cast Ester Pantano, Cocò Gulotta, Antonio Pandolfo, Giovanni Carta, Giancarlo Ratti, Maurizio Puglisi, Filippo Luna, Maurizio Bologna, Domenico Centamore, Giuseppe Schillaci, Daniele Pilli, Angelo Libri, Roberto Salemi, Vincenzo Ferrera. Una produzione Palomar in collaborazione con Rai Fiction
Video - Foto I cento libri di Andrea Camilleri
La mossa del cavallo è interpretato con grande bravura da Riondino che confessa di aver lavorato molto sulla lingua "per passare dal genovese, musicale, al siciliano stretto. Questo film era una sfida e io l’ho accettata". Tanti gli attori coinvolti, maschere forti: Ester Pantano, Cocò Gulotta, Antonio Pandolfo, Giovanni Carta, Maurizio Puglisi, Filippo Luna, solo per citarne alcuni.
"Alla fine dell’Ottocento la Sicilia era per l’Italia una sorta di Far west, una terra di nessuno", spiega Tavarelli, "abitata da gente abituata a farsi giustizia da sé. Per questo ho pensato a un western, a un omaggio al western all’italiana a Leone ma anche a Tarantino. Mi sono divertito a mischiare i generi perché il romanzo di Camilleri, ambientato nel 1877, è scoppiettante di battute, grottesco ma l tempo stesso attuale. La mossa del cavallo è un film sulla connivenza tra governanti e gendarmi, parla di un’Italia divisa in due, politicamente e linguisticamente. Una storia che riguarda da vicino l’Italia di oggi".
Accolto con grandi applausi alla presentazione della fiction in Rai, Camilleri si dice "fiero" di essere diventato l’ambasciatore della Sicilia nel mondo. "Con Montalbano anche gli stranieri hanno scoperto paesaggi diversi rispetto a quelli che sono abituati a vedere dell'Italia, paesaggi a loro sconosciuti e bellissimi. Questo ha fatto sì che una compagnia aerea abbia ormai un volo settimanale Londra-Comiso. Mi fa un enorme piacere essere considerato un ambasciatore di un''altra' Sicilia. Mi sono sempre rifiutato di scrivere di mafia. Quando mi sono stati forniti i pizzini di Provenzano ho scritto un libro ma i diritti sono andati alla Fondazione Andrea Camilleri e funzionari di polizia che distribuisce borse di studio ed è al fianco dei poliziotti caduti. Non volevo guadagnare una lira sulla mafia. La rappresentazione della Sicilia che ho dato attraverso Montalbano ha sorpreso molto. Ricevo centinaia di messaggi. Sono 63 i Paesi in cui il commissario è stato esportato, tranne la Cina: credo si rifiuti perché il protagonista è un funzionario disubbidiente".
Si avvicinano le elezioni: che pensa della campagna elettorale? "Non è né campagna né città. Non si può chiamare campagna elettorale una cosa in cui si insultano, la politica ha perduto la P maiuscola. Il divario tra Nord e Sud è spaventoso. Basta prendere un treno e si capisce. A Palermo se chiedi: c’è il treno per Catania? Ti rispondono: forse".