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Addio Fabrizio Frizzi, il suo pubblico in coda per l'ultimo saluto

Una montagna di fiori ai piedi del cavallo in viale Mazzini mentre centinaia di persone di tutte le età attendono con pazienza di rendere omaggio al conduttore che avevano adottato come uno di famiglia: "Perché lui non era come gli altri"
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Ai piedi del cavallo, simbolo del servizio pubblico, si è formata una montagna di fiori. Mazzi primaverili, colorati, pensati, i biglietti scritti con bella grafia: "Grazie", un cuoricino, nastri come se fossero bouquet per un compleanno. L'entrata della camera ardente, nella sede Rai in viale Mazzini, è il segno tangibile dell'amore degli italiani per Fabrizio Frizzi. Voce bassa, il popolo di Frizzi, il "suo" pubblico, quello che aspettava L'eredità come un appuntamento irrinunciabile, che è cresciuto con la tv dei ragazzi, che lo aveva adottato come uno di famiglia, ha gli occhi lucidi. In tanti fanno cenno di no con la mano davanti ai microfoni, il dolore pubblico diventa privato. Una partecipazione così sentita che la chiusura della camera ardente è stata posticipata alle 19 per il grande afflusso di gente che continua ad arrivare per dare l'ultimo saluto al presentatore. Alla fine oltredicimila persone …
Ai piedi del cavallo, simbolo del servizio pubblico, si è formata una montagna di fiori. Mazzi primaverili, colorati, pensati, i biglietti scritti con bella grafia: "Grazie", un cuoricino, nastri come se fossero bouquet per un compleanno. L'entrata della camera ardente, nella sede Rai in viale Mazzini, è il segno tangibile dell'amore degli italiani per Fabrizio Frizzi. Voce bassa, il popolo di Frizzi, il "suo" pubblico, quello che aspettava L'eredità come un appuntamento irrinunciabile, che è cresciuto con la tv dei ragazzi, che lo aveva adottato come uno di famiglia, ha gli occhi lucidi. In tanti fanno cenno di no con la mano davanti ai microfoni, il dolore pubblico diventa privato. Una partecipazione così sentita che la chiusura della camera ardente è stata posticipata alle 19 per il grande afflusso di gente che continua ad arrivare per dare l'ultimo saluto al presentatore. Alla fine oltredicimila persone gli avranno reso omaggio. Oggi su Rai1 alle 12 la diretta dei funerali, che si terranno nella Chiesa degli Artisti a Piazza del Popolo.


Una fila composta si snoda lungo viale Mazzini, studenti, anziani, politici - Marianna Madia, Giachetti - sono in coda per rendere omaggio  a "un bravissimo ragazzo che era uno di noi" dice con orgoglio Giuseppe, che ha lasciato l'officina per venirlo a salutare. "Non mi sembra vero che non lo vedrò più. Mia madre piange da ieri".


Il popolo di Frizzi gli ha voluto bene come un figlio, un parente, un amico. "Perché non era come gli altri" dice la signora Amalia "lui era semplice, vero. Perbene. Lo guardavi negli occhi e sapevi che non mentiva". Divisa blu, le facce pulite, gli studenti del San Giuseppe Calasanzio, il liceo dove Frizzi ha studiato, portano lo stendardo con la scritta "La tua scuola".


Entrando nella sede Rai il cima è irreale: vieni accolto dalle gigantografie di Frizzi, col suo sorriso rassicurante ("La potenza era il suo sorriso sincero" dice Renzo Arbore con le lacrime gli occhi "era un appassionato della vita"), sui cartelli la scritta "Ciao Fabrizio", fino alla Sala degli Arazzi che normalmente ospita le conferenze stampa, gli eventi. Ora la luce è bassa, al centro c'è la bara di legno di chiaro, ai piedi la corona di fiori con la scritta "Rai Radiotelevisione italiana", intorno le calle e rose gialle e bianche.


La moglie Carlotta Mantovan stringe mani e sparisce negli abbracci, il fratello di Fabrizio, Fabio, la testa bianca, piange e sorride. Una parola per tutti. Il direttore generale della Rai, Mario Orfeo, da stamattina presto fa gli onori di quella che per un giorno è la casa di Frizzi e degli italiani che gli hanno voluto bene.

Sono tanti. Un flusso continuo. Il sindaco di Roma, Virginia Raggi, nel primo pomeriggio si mette in fila insieme alla gente comune per entrare. Il fiume di persone che vuole rendere omaggio al conduttore è inarrestabile e la sicurezza fa entrare in piccoli gruppi.

La camera ardente ha aperto alle 10 ma Vincenzo è arriva to alle 6 di mattina con la foto ricordo del conduttore giovanissimo, tra i primi ad arrivare Beppe e Rosario Fiorello, il direttore di Repubblica Mario Calabresi, Flavio Insinna, il presidente del Coni Giovanni Malagò con Luca Cordero di Montezemolo, Cristina Parodi, Giorgio Gori, Giancarlo Leone, Carlo Degli Esposti, Massimo Giletti e Milly Carlucci, Bruno Vespa, Amadeus, Luca Zingaretti, Walter Veltroni, Andrea Scrosati che ricorda quando giocavano a calcetto dopo la Partita del cuore, Enrico  Brignano,  Enrico Mentana, Pippo Baudo che ricorda l'amicizia, l'affetto che li legava. Il suo cuscino è vicino a quello delle truccatrici, della corona degli amici di Rai3, di Alba Parietti. Max Giusti piange disperato, inconsolabile. Raffaella Carrà spiega: "Con Fabrizio c'era un feeling particolare e un'ammirazione da parte mia che credo fosse reciproca. Un modo di fare la televisione, il suo, che alcuni critici, sbagliando, chiamano buonista. In realtà no, è una televisione elegante, rispettosa, affettuosa, sorridente, una tv che si sta spegnendo piano piano piano".  "La sua non era un tv gridata - aggiunge - era un pilastro di questa televisione. Ieri ho avuto un colpo al cuore perché purtroppo non sapevo la gravità della sua malattia. Pensavo che avesse superato l'ictus, lo vedevo bene in televisione, pieno di energia. In realtà ho scoperto che faceva uno sforzo bestiale perché evidentemente non voleva, forse sentendo e sapendo che stava molto male, lasciare un brutto ricordo di sé. La cosa che mi ha emozionato moltissimo è stato l'abbraccio col ragazzo che aveva vinto tante puntate. Un abbraccio quasi disperato, quasi un voler passare il testimone della vita alla gioventù, mentre lui piano piano si ritirava. Fabrizio è stato un grande uomo".


Dall'entrata in via Pasubio passano Gianni Letta ("Fabrizio era davvero diventato amico degli italiani") e l'ex premier Paolo Gentiloni: "Oggi qui c'è tantissima gente a conferma che Fabrizio Frizzi era una bella persona, apprezzata per la sua umanità, la sua capacità professionale, per la sua gentilezza e cortesia, per la sua modestia. Un bellissimo esempio per la Rai, la televisione e per il Paese". Si calcola che siano passate 900 persone l'ora.

Lunedì per l'intera giornata tutte le trasmissioni dedicate a Frizzi hanno superato il 25 per cento di share, un dolore collettivo, un ricordo condiviso. I dipendenti Rai non passano internamente: dall'uscita in via Pasubio si mettono in fila in viale Mazzini, anche loro, tra il pubblico di Frizzi. "Oggi è una giornata triste" spiegano "abbiamo perso uno di noi, un amico e un simbolo del servizio pubblico. Uno che ha sempre lavorato per l'azienda". L'orgoglio si mescola alla tristezza. Chissà se Frizzi sapeva quanto era amato.