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'The Handmaid's Tale 2'. Elisabeth Moss: "Combattere sempre per i nostri diritti"

L'attrice, premiata per il ruolo di protagonista nella serie tratta dal romanzo di Margaret Atwood, sottolinea le affinità tra fiction e realtà: "Sono convinta che questa seconda stagione avrà un forte impatto su qualsiasi donna si sia sentita molestata o abusata"

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Nel ruolo dell'ancella Difred in The Handmaid's Tale, Elisabeth Moss si riconferma regina del piccolo schermo dopo aver interpretato Peggy Olson nell'acclamata serie Mad Men e la detective Robin Griffin in Top of the lake. Attrice fin da giovanissima (era la "first daughter" in The West Wing a partire dal 1999), Elisabeth, californiana, 36 anni, ha fatto tantissima gavetta, ed è per questo che nonostante l'enorme successo non si considera una star. "Da bambina non sono mai stata un'attrice famosa" dice. "Lavoravo molto e si dà il caso che fossi una ragazzina, ma non ho mai recitato in uno show di successo fino alla mia adolescenza inoltrata, con The West Wing, a 17-18 anni. Credo che questa sia stata la mia salvezza, non aver avuto un successo di quelli che poi ti monti la testa. Il relativo ritardo della mia popolarità mi ha permesso di continuare a lavorare con umiltà, tenendo i piedi per terra".

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Pragmatica e realista, la bella Elisabeth, volto intenso e interessante, naso leggermente aquilino (un sex appeal per niente banale) è impegnata nella seconda stagione di Handmaid's Tale, la premiatissima serie tratta dal romanzo di Margaret Atwood del 1985, su una società teocratica totalitaria in un non precisato futuro, negli ex Usa (rinominati Gilead), in cui le donne non hanno diritti e sono costrette a una forma di schiavitù sessuale per garantire la prosecuzione della specie per le famiglie abbienti. Nella seconda stagione - dal 26 aprile in esclusiva per l'Italia su TimVision, a meno di 24 ore dalla messa in onda negli Usa - June, incinta, preannuncia i prodromi di una ribellione delle donne. La serie perfetta dell'era #MeToo. Ne abbiamo parlato con l'attrice - divorziata dal 2011 e single - sul set della serie della Hulu a Toronto. Elisabeth Moss, richiestissima, sarà anche al cinema nel film Old man and the gun, un thriller semiserio annunciato per dicembre 2018 in cui recita accanto a Robert Redford.
 
Elisabeth, come definirebbe la seconda stagione di The Handmaid's Tale?
"Ribellione, resistenza, rivoluzione. L'idea base di questa storia è che esistono modi differenti di opporre resistenza quando si è in uno stato di repressione. Credo che il mio personaggio affronti questa stagione pensando a come trovare non solo la propria libertà, ma anche quella della figlia e delle altre ancelle di Gilead. E così facendo scopre che esiste un modo diverso e più efficace per ottenerla. Poi c'è anche quello che zia Lydia, la cattivissima custode delle donne a Gilead (interpretata da Anne Dowd, ndr), intende quando dice: 'Gilead è dentro di te'. Soprattutto c'è la gravidanza, una mina vagante, nel senso che June sa che appena darà alla luce la creatura questa le verrà sottratta, e anche lei potrebbe morire subito".

Il potere tornerà alle donne?
"Ce ne vorrà. Ma la seconda stagione ci mostra cosa succede quando le donne uniscono le forze e non si ostacolano a vicenda. Riemergono dei precedenti, tanto che la relazione tra Serena (Yvonne Stahovski) e June si sviluppa in un modo che sorprenderà perfino lo spettatore più esperto. Considero The Handmaid's Tale una serie femminista, e io sono una femminista, inutile girarci intorno, perché sono un essere umano sensibile e sono donna. Cos'altro potrei essere?". 

La serie riflette l'attualità?
"
No, stiamo vivendo un periodo pre-Gilead, speriamo che non si arrivi a quel punto. La serie affronta talvolta temi collegati all'attualità, ma è importante che le donne - e le persone in generale - ancora possano esprimersi liberamente e protestare, riunirsi e dare voce alla propria rabbia, difendere i propri diritti. Continueremo a combattere per questi diritti fondamentali per le libertà individuali, e spero, prego, che non arriveremo mai a Gilead".

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Molti dicono che The Handmaid's Tale rifletta l'ondata dei movimenti #Time'sUp e #MeToo.
"Il contesto sarà pure di finzione, ma il conflitto è reale. Come donna americana mi vergogno di alcune nostre scelte, come quando stiamo zitte di fronte a un datore di lavoro molestatore o a un presidente che offende: come cittadini dobbiamo fare più attenzione alle scelte che compiamo, a casa e quando votiamo. Questa serie ti sbatte in faccia, in modo feroce, quello che accade nel mondo".

Lei ha difficoltà a esprimere la sua rabbia, come June Offred?
"Ovvio che no, perché il mio mestiere e la mia arte consistono proprio nell'esprimere sentimenti, rabbia compresa, dare corpo e volto alle emozioni. Ma, generalmente parlando, sono una persona solare e per lo più felice, ottimista, forse perché ho l'opportunità di esercitare il mio lavoro con sentimento, mentre nella vita reale sono assai più tranquilla. Amo recitare, è la mia passione, sto sul set e mi sento realizzata. Al contrario di altre giovani attrici non ho mai sperimentato brutte situazioni, mi sento libera e rispettata. Credo che una lunga gavetta mi abbia aiutata a essere forte sul lavoro e a sapermi comportare e relazionare. Ma June nella seconda stagione impara a esternare quello che ha dentro, state a vedere, una bomba a orologeria. Io mi sono divertita".