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Il dottor Stranamore è tornato

Il mondo si è lanciato in una nuova corsa agli armamenti. La nuova era della tecnologia militare nel documentario 'La minaccia delle superbombe' in onda lunedì 6 agosto alle 21.50 su History Channel

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Il dottor Stranamore è tornato. Pensavamo che il generale a cavallo della bomba creato da Stanley Kubrick fosse stato sepolto nei musei della Guerra Fredda, invece ha fatto scuola. Sì, oggi tutto il mondo si è lanciato in una nuova corsa agli armamenti, cercando di produrre ordigni sempre più grandi e devastanti. Per scoprire questi arsenali History ha realizzato un documentario denso di documenti originali, testimonianze di esperti e ricostruzioni: La minaccia delle superbombe, in onda lunedì 6 agosto alle 21.50 sul canale 407 di Sky.

La minaccia delle superbombe


Pochi ricordano che l'esordio di Donald Trump alla Casa Bianca è stato segnato proprio dal lancio di un mega-ordigno, retoricamente chiamato Moab ossia "Madre di tutte le bombe": una bestia da 10 tonnellate con una carica pari a undici tonnellate di tritolo, sganciata nella valle dove lo Stato Islamico aveva costruito la sua base afgana. Per colpire i guerriglieri annidati in un groviglio di tunnel e caverne, si è ricorsi a una testata progettata per uccidere con lo spostamento d'aria. Non esiste protezione: nel raggio di cinquanta metri ogni cosa viene incenerita, ma l'onda d'urto cancella la vita in un raggio di oltre 300 metri. Tutto sommato si è trattato di una prova di forza effimera, che non ha spaventato i miliziani afgani, figli di una terra desolata dove da quasi 40 anni non c'è stata mai pace.

Usa, le prime immagini della superbomba lanciata in Afghanistan


Mosca ha però voluto rispondere con un'esplosione ancora più micidiale. Ha presentato una bomba a testata termobarica, con una carica che disintegra l'ossigeno e provoca una doppia onda letale: prima il calore immenso, poi la forza dell'aria che viene come risucchiata dal vuoto. Secondo notizie non confermate, è stata impiegata a fine 2017 contro i ribelli siriani. Gli scienziati stimano che la devastazione ottenuta sia quattro volte quella della Moab statunitense, equivalente a 44 tonnellate di tritolo. E i russi hanno battezzato provocatoriamente l'ordigno con il nome di Foab ossia "Padre di tutte le bombe".

Padri e madri stanno mettendo su rapidamente famiglia, con i tecnici bellici di molti Paesi - a partire dalla Cina - impegnati nello sviluppo di nuovi sistemi mortali, destinati a fare strage negli scenari di combattimento più diffusi: le città. È la terribile eredità delle lezioni apprese durante le battaglie contro le formazioni jihadiste a Mosul, ad Aleppo, a Derna, ridotte a cumuli di macerie. I generali russi e americani, ma anche quelli degli altri eserciti che hanno studiato questi assedi, si sono resi conto che affrontare sul campo un nemico votato al sacrificio implica scontri lunghi e sanguinosi. Meglio allora ricorrere alle megabombe, che con lo spostamento d'aria uccidono anche chi si è trincerato nei palazzi e nelle cantine.

Un percorso che segna l'anticamera per l'apocalisse. Come si è visto in Siria, il passo successivo sono le armi chimiche, quei gas che sterminano le persone nascoste nei rifugi. E lungo questa strada si passa poi alle testate nucleari. Non è un caso che Donald Trump abbia autorizzato la produzione di nuove bombe atomiche. E Vladimir Putin sia pronto a seguirlo. Insomma, il mondo ha ricominciato a correre verso il baratro. E nessuno sembra mobilitarsi per impedirlo.