Alberto Angela: "Con 'Ulisse' sfidiamo l'intrattenimento del sabato sera"
Silvia Fumarola
(agf)
Dal 29 settembre il programma sbarca in prima serata su Rai1: "È una vera scommessa, ma la cultura può essere un grande spettacolo". Gli ascolti, il successo e la popolarità sul web: "Non era prevista, mi mette anche a disagio e in imbarazzo, ma è arrivata per la divulgazione e per la scienza, è questo il risultato"
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"Io star del sabato sera? Potete capire il mio stato d'animo. Da anni facciamo programmi di divulgazione, storia e cultura. Mai ci saremmo aspettati di arrivare a questo punto" dice Alberto Angela che da sabato 29 settembre, dopo il successo di Stanotte a Pompei , porta Ulisse - Il piacere della scoperta su Rai1. Si partirà dal Giudizio Universale: Angela mostrerà la Cappella Sistina e viaggerà tra Roma, Firenze e Londra. La voce di Luca Ward a guidare gli spettatori, Gigi Proietti protagonista in tutte e quattro le puntate. Reciterà Shakespeare: "Quando ha iniziato a recitare ci siamo fermati tutti" dice Angela "Non vedevamo più Proietti, ma la Storia". Il 6 ottobre sarà protagonista Cleopatra, la terza, in onda il 13 ottobre, è dedicata al racconto di una delle pagine più buie della storia dell'Italia: il rastrellamento degli ebrei nel ghetto di Roma, avvenuto il 16 ottobre 1943. Tra le testimonianza quella di Liliana Segre. Nell'ultima sarà ricostruita la storia dell'imperatrice Sissi.
Alberto Angela porta 'Ulisse' su Rai1
Sabato 29 settembre in prima serata su Rai1 con il 'Viaggio nella Cappella Sistina' prende il via la nuova serie di 'Ulisse - Il piacere della scoperta', quattro puntate condotte da Alberto Angela affiancato da Gigi Proietti
Angela, nel passaggio da Rai3 a Rai1 come ha cambiato il suo linguaggio?
"Come un giocatore di calcio che cambia squadra, pur rimanendo nello stesso campionato lo stile è sempre lo stesso. Il nostro modo di raccontare è quello. Ciò che è amplificato è la tecnologia utilizzata: il 4k fa una grande differenza. Con Ulisse su Rai3 eravamo agili, andavamo nel mondo, ora curiamo un sito specifico, diamo grande qualità non solo al contenuto, ma anche alla forma. È migliorato l'approccio tecnico sul campo, ma regista e redattori sono sempre gli stessi".
Un programma di cultura il sabato sera: quando era piccolo cosa vedeva il sabato in tv?
"Il sabato sera che ricordo era quello dei varietà, ricordo i grandi della televisione: Mina, Walter Chiari, Paolo Panelli. Infatti sono molto emozionato, mi sento umile a essere messo nella loro collocazione. Per me è anche una responsabilità però lo vedo anche come un bellissimo messaggio della televisione e di Rai1, è una scelta coraggiosa che cerchiamo di portare avanti. Siamo consapevoli della difficoltà ma contrapponiamo tutta la nostra conoscenza, sono già 18 anni che andiamo avanti il sabato sera".
Stavolta è diverso.
(Sorride). "Abbiamo un grande vantaggio. Non avremo Rai1 contro".
Però avrete contro Maria De Filippi.
"Lei è una grande professionista e sicuramente nel suo settore è la migliore, riesce da tanti anni ad avere un ruolo da protagonista. Noi siamo un settore diverso, facciamo cultura non intrattenimento. Sono due tipi di televisione diversi. Però mi sembra positivo per chi sta casa, perché può scegliere. Il grande risultato non è la domenica mattina, ma il sabato sera quando Ulisse va in onda. Quasi mi dispiace che ci sia un risultato. Io penso a fare divulgazione nel modo migliore".
La qualità paga sempre?
"Certo. Non bisogna farsi distogliere dai risultati, fare divulgazione - raccontare la Cappella Sistina o la tragedia della Shoah in prima serata il sabato - è già un grande risultato. È la storia che prende vita. Raccontare lo sterminio degli ebrei serve perché solo conoscendo eviterai che riaccada".
Alberto Angela con Gigi Proietti (foto di Barbara Ledda) La voce di Luca Ward, la presenza di Gigi Proietti: sono gli ingredienti per far diventare pop la cultura?
"Sicuro. Quando fai divulgazione la regola è molto semplice, devi usare i sistemi più efficaci per veicolare l'informazione. Se usiamo la grafica per ricostruire la Cappella Sistina, chiamiamo grandi artisti perché cerchiamo sempre di mettere calore umano dentro le cose che facciamo. Non c'è solo la mera spiegazione o il racconto: devi coinvolgere le persone. La cultura può diventare un grande spettacolo. Ci riesci con una voce come quella di Luca Ward, Proietti dà un valore in più, l'impegno, il talento, che di colpo diventa un ingrediente bellissimo. Entri in empatia con persone che non esistono più. Così riesci a capire perché Sissi fosse triste e perché Cleopatra avesse smesso di mangiare per giorni. Hanno fatto la Storia ma sono persone, era la loro vita".
Gli ascolti della serata dedicata a Pompei raccontano che il 25 per cento era formato da giovani. Cosa vuol dire per lei questo dato?
"I ragazzi non sono mai cambiati, sono curiosi ma devi offrire programmi di cultura e divulgazione ad hoc. Non è che di colpo non amano la scienza, il linguaggio deve essere giusto. I ragazzi sono in tv o sul web se c'è l'offerta giusta".
Il rapporto con l'Auditel com'è? Soffre di ansia da prestazione?
"Devo essere molto molto sincero, ho un approccio rilassato. Certo gli ultimi minuti, quando sta per arrivare la telefonata, il dispiacere se qualcosa va male c'è. Perché sai che c'è un grande lavoro dietro il programma. Sto coi piedi per terra perché so che la cultura di sabato è una bella scommessa, siamo pronti a qualunque risultato".
Invece il rapporto con i social com'è? Il ricercatore Alberto Angela che diventa sex symbol come vive questa popolarità da star?
"Continuo a rimanere divulgatore e comunicatore, la popolarità non era prevista. Non era un mio traguardo, mi mette anche a disagio e in imbarazzo perché non sono il tipo che va a cercare la ribalta. La popolarità è arrivata per la divulgazione e per la scienza, è questo il grande risultato. Questa verrà ricordata come l'epoca del web. Ha completamente deformato tante cose, ha cambiato i valori, a cominciare dalla famiglia. E tu ti accorgi che molti ragazzi cercano una linea di galleggiamento, un'isola, in questo mare del web".
I commenti la divertono o la imbarazzano?
"Mi fanno piacere e mi mettono molta responsabilità addosso, ma resto un ricercatorre prestato alla divulgazione. Non ho la mentalità del conduttore, ho un grande vantaggio rispetto a chi fa del mestiere di presentatore il perno della propria vita: sono rilassato. I social ti mettono in una condizione che non avrei cercato".
Anche suo figlio Edoardo è diventato star del web: che ne pensa?
"Anche quello è un effetto collaterale di quello che sta accadendo. Mi è dispiaciuto perché non è un ragazzo che va a cercare la ribalta: è come me, uguale. Tutto questo è il presente che bussa alla tua porta e non lo riesci a gestire".