È una docufiction fuori dal comune quella che andrà in onda dal 23 ottobre alle 21.10 su RaiStoria e in anteprima su RaiPlay dal 17 ottobre: Maxi - Il grande processo alla mafia, scritta da Cosimo Calamini, Alessandro Chiappetta, Marta La Licata e Davide Savelli, con la regia di Graziano Conversano, è tv civile. Non a caso in viale Mazzini ci sono il capo della procura nazionale antimafia e antiterrorismo Federico Cafiero de Raho, il procuratore della Repubblica di Roma Giuseppe Pignatone, il magistrato Gioacchino Natoli, l'ex presidente del Senato Pietro Grasso, che fu giudice del maxi processo, Caterina Chinnici, figlia del procuratore Rocco Chinnici. Tra gli ospiti anche i giornalisti sotto scorta Federica Angeli e Lirio Abbate.
'Maxi - Il grande processo alla mafia', il docufilm su RaiStoria
'Maxi. Il grande processo alla mafia' è la docufiction che ricostruisce in sette puntate la storia dei 638 giorni del processo istruito dal pool di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, in onda su RaiStoria da martedì 23 ottobre. La narrazione è intrecciata tra documentario e fiction, e attinge alle 1200 ore di girato delle udienze in aula che Rai Teche ha restaurato e digitalizzato. La Rai fu infatti l'unica emittente a essere autorizzata a seguire il processo. Il racconto si sviluppa attraverso la voce narrante di Franco, un giornalista Rai interpretato da Giovanni Guardiano, che si mescola alle immagini dell'epoca e fa rivivere l'epopea di giornalisti e tecnici Rai chiamati a documentare l'intero processo, per il pubblico italiano e per le tv di tutto il mondo. Accanto a Franco lavora una squadra composta dal cameraman Gianni (Fabrizio Colica) e dalla montatrice Teresa (Chiara Spoletini) "Uno spartiacque nella lotta alla mafia iniziato il 10 febbraio del 1986 che vide 476 imputati, 200 avvocati, 8mila pagine di sentenza, 19 ergastoli e 2665 anni di carcere complessivo", ha sottolineato la direttrice di RaiCultura, Silvia Calandrelli, alla presentazione del programma in viale Mazzini cui ha partecipato il procuratore nazionale antimafia e terrorismo, Federico Cafiero De Raho. In platea anche Caterina Chinnici, Pietro Grasso con la moglie Maria, il questore di Roma Guido Marino e il procuratore di Roma Giuseppe Pignatone
La serie in sette puntate nasce da documenti storici, dai verbali degli interrogatori. Migliaia di ore di materiale che le Teche Rai hanno restaurato, intrecciati a momenti di fiction interpretati da attori: la Rai documentò i 638 giorni del maxiprocesso che si aprì a Palermo nel 1986 e portò a 19 ergastoli e 2665 anni totali di carcere per i 346 imputati accusati di associazione mafiosa. Il racconto si sviluppa attraverso la voce narrante di Franco, giornalista Rai (interpretato da Giovanni Guardiano), che attraverso le immagini dell'epoca fa rivivere il lavoro dei cronisti e dei tecnici del servizio pubblico chiamati a documentare il processo. Accanto a lui il cameraman Gianni (Fabrizio Colica) e Teresa (Chiara Spoletini) montatrice assistente alla regia appena assunta. Tommaso Buscetta è interpretato da Antonio Pennarella, grande attore scomparso questa estate.
"Un 'factual drama' come viene definito" spiega Silvia Calandrelli "per tenere viva la memoria e destinato ai giovani, per tenere alta la bandiera della legalità". Il regista racconta l'emozione degli attori entrati nell'aula bunker "rimasta uguale, grande come un campo di calcio. Tanti si sono presentati ai provini studiando gli atti del processo, recitando le frasi pronunciate dagli imputati".
Il lavoro di Falcone e Borsellino fu immenso: affiancati dai procuratori Di Lello e Guarnotta, chiusi nel bunkerino, prepararono quello che è passato alla storia come un monumento giuridico. Si parte da quel 10 febbraio 1986, quando 400 mafiosi vengono chiamati a rispondere di decine di reati, in una gigantesca aula giudiziaria, costruita per l'occasione. Il procuratore Cafiero De Raho ripercorre il lavoro dei giudici di Palermo, che misero in piedi un processo passato alla storia, ricorda l'impegno del presidente Alfonso Giordano "che veniva dal civile e seguì il processo con grande serenità, affiancato a Grasso". E lancia l'allarme: "È inaccettabile che a oggi uno come Matteo Messina Denaro sia ancora latitante. Non deve essere più consentito che il ricercato numero uno in Italia continui a trovare accoglienza in quei territori. Questo è un capitolo che deve essere definitivamente chiuso con il suo arresto". Il capo della Dna ha sottolineato come Messina Denaro "sia un uomo che rappresenta ancora oggi la proiezione di una strategia stragista e di programmi criminosi".
Palermo, il maxiprocesso. Il presidente Giordano: il giorno che segnò la sconfitta della mafia
Cafiero De Raho ritiene che l'allarme espresso da Raffaele Cantone presidente dell'Anac di rischio di infiltrazioni - sul decreto Genova - vada condiviso, perché "le mafie riescono a schermarsi e a mimetizzarsi e a essere presenti perché riciclano migliaia di euro. Oggi individuare il soggetto economico mafia non è più facile se non si svolgono indagini approfondite che possono durare anche anni. Quanto maggiore è il sistema di selezione, tanto maggiore è la possibilità di escludere le mafie. Ecco perché l'allarme (espresso in audizione davanti alle commissioni riunite Ambiente e Trasporti ndr) va condiviso e la selezione delle imprese deve essere il primo obiettivo della ricostruzione del ponte". Il procuratore ringrazia i giornalisti: "Ci vuole un'abilità per estrapolare pochi minuti, per seguire le cronaca. Che il giornalismo possa darci l'esempio di democrazia viva, come vuole la nostra Costituzione".