Sanremo, rivoluzione Baglioni: un cast in favore della qualità
Gino Castaldo
Nino D'Angelo e Livio Cori
Quella dei Big che parteciperanno al Festival 2019 è una lista promettente. Si completa un rinnovamento che l'anno scorso era rimasto incompiuto
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La lista è promettente. Innegabile. Un cast del genere dalle parti del festival non si era mai visto. A scorrere i nomi sembrerebbe l’annuncio di un concerto del Primo Maggio più che quello del festival, almeno per come si è fissato nel corso del tempo nell’immaginario della musica italiana. Con gli Ex Otago, Boomdabash, Daniele Silvestri, Motta, Zen Circus, Ghemon, Negrita, Achille Lauro, si completa un rinnovamento che lo scorso anno era rimasto incompleto. La partita Claudio Baglioni l’aveva vinta portando in scena la storia e la bellezza della grande canzone italiana, i superospiti, i duetti, coprendo con uno spettacolo di alto livello musicale la debolezza delle canzoni in gara. Questa volta la sfida si sposta sul cast dei 24 che si esibiranno dal 5 al 9 febbraio.
Pensiamo anche a Patty Pravo che si presenta in duetto con Briga, a Nino D’Angelo che arriva con Livio Cori, in una sorta di dialogo generazionale tra classici e nuovi linguaggi, e poi Bertè, Arisa, Paola Turci, Simone Cristicchi, Nek, Francesco Renga (con cui salgono a tre gli ex vincitori), nomi che non sono certo inediti per il festival ma che possono portare canzoni di qualità. Ultimo arriva sull’onda di un successo clamoroso seguito alla vittoria dell’anno scorso nella sezione giovani, Nigiotti, Irama e Federica Carta, che duetterà con Shade, sono figli dei talent, ma tutto sommato nel quadro generale è una quota accettabile, completata dai più tradizionali, Anna Tatangelo e Il Volo. Per la prima volta in assoluto, a memoria di festival, l’equilibrio del cast è nettamente in favore della qualità.
Festival di Sanremo 2019, ecco i Big che vedremo all'Ariston
Ci sono anche Loredana Bertè, Motta, Patty Pravo, The Zen Circus, Negrita, Paola Turci, Simone Cristicchi fra i Big in gara al Festival di Sanremo 2019, in programma dal 5 al 9 febbraio. L'annuncio dei nomi nel corso delle due serate di Sanremo Giovani, il mini-festival voluto da Claudio Baglioni da cui sono usciti i due talenti emergenti che hanno guadagnato un posto all'Ariston: Einar e Mahmood
Una piccola rivoluzione che ha oscurato la gara dei giovani che si svolgeva tra un annuncio e l’altro, così come da estrazione da bussolotto. Rovazzi se l’è cavata molto bene, con garbo e autoironico understatement, e si candida a diventare un bravo conduttore. Pippo Baudo, quando si muove intorno al “suo” festival, è un bonario patriarca che ha parole buone per ogni esordiente, anche quando non se lo merita. Di interessante, tra i giovani, si è visto poco. Si salva Mahmood, che ha vinto la serata malgrado sia caduto su una pessima performance. Ma il suo era un pezzo fortissimo e ha talento da vendere, e poi La Rua, La Zero, i Mescalina, poco altro, e anzi si percepisce un evidente paradosso.
Pippo Baudo e Fabio Rovazzi (lapresse)
Alla luce del cast che è stato completato stasera, le proposte più originali e nuove vengono dai cosiddetti big. Al confronto la sezione giovani, a parte i pochi che abbiamo citato, è sembrata una rassegna di vecchie glorie, almeno da un punto di vista stilistico. E non aiutano le giurie, il televoto, i soliti meccanismi che tendono a premiare l’effetto, il tipico neomelodico da talent, piuttosto che la qualità reale delle proposte, com’è successo la prima sera per Einar. Non ci vorrebbe molto ad aggiustare anche questo aspetto, ma da certe logiche è difficile staccarsi, anche per un direttore come Baglioni che avrebbe tutto l’interesse a sostenere il meglio. E gli va dato atto di averci provato. Se l’anno scorso aveva vinto la sua partita portando in scena la storia e la bellezza della canzone italiana, quest’anno può contare su un cast di livello, e potrebbe essere questa la vera sorpresa della prossima edizione, soprattutto se le canzoni saranno all’altezza dei nomi che le propongono.