Amico di Pino Caruso da una vita, Pippo Baudo lo dice subito: "Pino non ha avuto quello che meritava. Ma era una persona discreta, mai volgare. In questo ambiente non paga".
Baudo, come ricorda Caruso?
"Come un artista che ha fatto un bellissimo percorso. È partito con la comicità dialettale a Che domenica amici, c’erano tutti quelli che sarebbero diventati i grandi comici. Lui proponeva storielle siciliane che gli raccontava un amico accadute a Palermo. Aveva portato la nostra lingua in televisione".
Aveva debuttato a Roma al Bagalino.
"Sì e poi è stato protagonista dei grandi varietà, ha fatto one man show, è stato diverse volte mio ospite, ha lavorato con Michele Guardì. Poi ci fu la trasformazione".
In che senso?
"Pino non aveva titolo di studio. Se non ricordo male credo che fosse arrivato al massimo alla terza media. Ma era curioso, intelligente. E si mise a studiare da autodidatta. Si è formato da solo, aveva una grande voglia di sapere. Leggeva tanto, s’informava. Ha scritto anche libri e commedie, e scriveva benissimo. Negli anni si era trasformato in un intellettuale".
Ha portato in televisione una comicità senza schiamazzi.
"Era partito dal teatro dialettale, ma la sua comicità non è mai stata volgare, non scadeva mai. Usava un’ironia intelligente, era un uomo elegante. Mai uno scandalo, quindi poco di moda, visti i tempi".
Lo avrebbe visto in altri ruoli?
"Ma certo. Avrebbe potuto fare tante altre cose, era un artista sensibile. Era anche scrittore di gialli: me ne aveva mandato uno. E mi aveva stupito, la trama era perfetta: era un autore sorprendente".
Baudo, come ricorda Caruso?
"Come un artista che ha fatto un bellissimo percorso. È partito con la comicità dialettale a Che domenica amici, c’erano tutti quelli che sarebbero diventati i grandi comici. Lui proponeva storielle siciliane che gli raccontava un amico accadute a Palermo. Aveva portato la nostra lingua in televisione".
Aveva debuttato a Roma al Bagalino.
"Sì e poi è stato protagonista dei grandi varietà, ha fatto one man show, è stato diverse volte mio ospite, ha lavorato con Michele Guardì. Poi ci fu la trasformazione".
In che senso?
"Pino non aveva titolo di studio. Se non ricordo male credo che fosse arrivato al massimo alla terza media. Ma era curioso, intelligente. E si mise a studiare da autodidatta. Si è formato da solo, aveva una grande voglia di sapere. Leggeva tanto, s’informava. Ha scritto anche libri e commedie, e scriveva benissimo. Negli anni si era trasformato in un intellettuale".
Ha portato in televisione una comicità senza schiamazzi.
"Era partito dal teatro dialettale, ma la sua comicità non è mai stata volgare, non scadeva mai. Usava un’ironia intelligente, era un uomo elegante. Mai uno scandalo, quindi poco di moda, visti i tempi".
Lo avrebbe visto in altri ruoli?
"Ma certo. Avrebbe potuto fare tante altre cose, era un artista sensibile. Era anche scrittore di gialli: me ne aveva mandato uno. E mi aveva stupito, la trama era perfetta: era un autore sorprendente".