✕
(agf)

Addio Camilleri, ogni nuovo Montalbano sarà sempre una festa in tv

Anche dopo vent'anni e 34 film qualcosa di soprannaturale accade con il commissario di Vigata. Chissà fra tre, cinque, dieci anni la festa si trasformerà in una celebrazione, sarà tre volte Natale o qualcosa del genere. E grazie a Camilleri anche per questo
2 minuti di lettura
Montalbano, quello della tv, non finirà mai. Andrea Camilleri idem: 34 film-tv trasmessi finora dal 1999, Luca Zingaretti e l’intera banda in Sicilia a girare i nuovi episodi, Michele Riondino pronto a rivestire i panni del giovane Montalbano (forzatura? Per niente, film ben fatti e grandi ascolti anche in questo caso). Per tacere dei romanzi storici – l’ultimo è stato La stagione della caccia, Sicilia fine '800, attori non famosi, sette milioni di spettatori: è una magia che non ha senso interrompere, quella di Camilleri e della sua fluviale produzione pronta a essere portata in tv, negli anni, lustri, decenni a venire. E nessuno la interromperà: fanno fede i film-tv di Rai 1 in zona Vigata – volati anche a undici milioni di spettatori – ormai talmente collaudati nella struttura, ormai così da identificazione totale da parte del pubblico, da far funzionare, tramite adattamento, anche il racconto più breve e t…
Montalbano, quello della tv, non finirà mai. Andrea Camilleri idem: 34 film-tv trasmessi finora dal 1999, Luca Zingaretti e l’intera banda in Sicilia a girare i nuovi episodi, Michele Riondino pronto a rivestire i panni del giovane Montalbano (forzatura? Per niente, film ben fatti e grandi ascolti anche in questo caso). Per tacere dei romanzi storici – l’ultimo è stato La stagione della caccia, Sicilia fine '800, attori non famosi, sette milioni di spettatori: è una magia che non ha senso interrompere, quella di Camilleri e della sua fluviale produzione pronta a essere portata in tv, negli anni, lustri, decenni a venire. E nessuno la interromperà: fanno fede i film-tv di Rai 1 in zona Vigata – volati anche a undici milioni di spettatori – ormai talmente collaudati nella struttura, ormai così da identificazione totale da parte del pubblico, da far funzionare, tramite adattamento, anche il racconto più breve e trasformarlo in appuntamento totale per i telespettatori.


Fanno fede anche certi episodi magari meno riusciti della sterminata produzione: affidati alla produzione Palomar, convocato Luca Zingaretti, rimessa la divisa addosso ad Angelo Russo (ovvero Catarella, uno che nella vita si veste con cose hawaiane e poi va a Ballando con le stelle) il più è fatto, la gente si fida a prescindere, sa che al momento giusto riderà per quella scena o vibrerà di indignazione per le malefatte dei cattivi, che solo Camilleri riusciva a tratteggiare cattivi in quel preciso modo. E poi le donne di Sicilia assolata, la fidanzata del commissario che cambia attrice, i paesaggi, la terrazza a mare e il caffè con la moka, le nuotate e così via.


E dire che all’alba del secolo, nonché millennio, ci si chiedeva se potesse durare, vista la scelta di prendere il commissario che sulla carta era sì il contrario dell’hard-boiled e ogni tanto impacciato ma mai come nella incarnazione tv di Zingaretti: e metterlo al centro di un impianto favolistico, in una Vigata inconcepibile, mai un automobile per strada, mai un estraneo che ti urta mentre cammini, solo gli attori che servono alla vicenda, come a teatro. Per non dire di lui, il commissario, che in lontani episodi da collezionista a un certo punto si pettina pure. E invece, anno dopo anno, si consolida il top assoluto di ascolti e affezione per il pubblico televisivo: non è esistito niente di lontanamente paragonabile, negli ultimi vent’anni da quelle parti.


E quando arriva l’episodio nuovo e inedito è anche facile: ma parliamo delle centinaia di repliche, più e più volte repliche, e ogni volta al massimo, ma proprio a essere precisini, si assentava al massimo il 10 per cento del pubblico? Qualcosa di soprannaturale, altroché.
E appunto, siccome bisogna consolarsi – eccome – per la perdita di una simile luce, di civiltà, gusto e intelligenza e soprattutto modo di porsi quando si offriva al pubblico, meglio farlo pensando alle prossime cose televisive. Come detto, non solo Montalbano, ma soprattutto Montalbano: finora, a ogni prima tv, era una festa per il popolo telespettatore. Chissà fra tre, cinque, dieci anni: c’è un nuovo Montalbano in tv, la festa si trasforma in una celebrazione, sarà tre volte Natale o qualcosa del genere. E grazie a Camilleri anche per questo.

Speciale Vent'anni del commissario Montalbano in tv