Spettacoli

Maurizio Costanzo: Rai, storie di un'italiana che deve ritrovare l'orgoglio

Maurizio Costanzo e Umberto Broccoli
Maurizio Costanzo e Umberto Broccoli 
Il giornalista su Rai 2 insieme a Umberto Broccoli col nuovo programma dedicato alla tv pubblica. Un'antologia dagli sceneggiati, dell'informazione e dei varietà
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La nostalgia può essere dolce, riguardando la tv di Mike Bongiorno e delle gemelle Kessler, i varietà di Antonello Falqui, gli sketch irresistibili di Vianello e Tognazzi. Maurizio Costanzo a quella televisione d'autore è legatissimo: "Quanto sono belli i programmi che si facevano una volta". Così, sulle tracce della qualità perduta, insieme a Umberto Broccoli si è messo a cercare i tesori custoditi nelle Teche ed è nato Rai, storie di un'italiana, al via su Rai 2 (e in replica il giovedì in terza serata, "un orario orrendo in cui la gente si prepara per andare a lavorare, preghiamo la madonna dei palinsesti che lo cambi", dice il giornalista).


L'ironia come arma per sopravvivere anche dal lockdown ("Quando ho cominciato a parlare con una tapparella ho capito che era arrivato il momento di uscire: abbiamo superato la guerra, il terrorismo, ce la faremo anche adesso"), Costanzo dice di aver pensato "agli italiani costretti in casa, che hanno consumato i divani, in particolare alle persone più avanti negli anni. Da qui l'idea di recuperare la memoria delle vecchie trasmissioni della Rai, che hanno segnato la storia italiana. È un modo per rendere omaggio alla tv pubblica e a chi l'ha fatta: ho conosciuto tanti direttori generali, c'era una grande passione. Per me la Rai è la mamma e Mediaset l'amante".

Alla nascita del progetto ha contribuito anche la lettera di Pupi Avati ai vertici della tv pubblica per un maggiore spazio alla cultura: "All'amministratore delegato Fabrizio Salini ho suggerito di riproporre, in questa fase in cui i teatri sono chiusi, i grandi sceneggiati del passato, proprio per riabituare gli italiani ad andare a teatro. Lo dico io che ho avuto la fortuna di lavorare con Marchesi, Verde, Amurri, Falqui".

La gente che affollava i cinema per seguire il quiz di Mike Bongiorno, le inchieste di Furio Colombo sulla guerra in Vietnam, la musica di Gianni Morandi e la poesia di Ungaretti e Montale, I promessi sposi di Sandro Bolchi, Un due tre con Tognazzi e Vianello e Il mattatore Vittorio Gassman. Frammenti indimenticabili.

"Quando è nata la televisione nel '54 noi non avevamo il televisore" racconta il giornalista, "con i miei genitori e le zie prendevamo due mezzi per andare a vedere la tv a casa di uno zio facoltoso. La gente andava al cinema per vedere Mike Bongiorno". "Abbiamo messo su una grande antologia" aggiunge Broccoli "in cui raccontiamo esperienze dirette e mediate tratte dal patrimonio incredibile delle Teche, con la consapevolezza che attraverso questi schermi è passata la cultura del nostro Paese". Otto puntate, tra curiosità e classici. "C'era già tutto, il varietà, il cinema e il teatro. Rivedendo Gassman" confessa Costanzo "ho pensato a che piacere dovesse essere guardarlo in tv. Ho rivalutato anche Mike, professionista straordinario. Il nodo sta tutto qui: la Rai dovrebbe avere coscienza di essere la Rai, la consapevolezza della sua lunga storia e dei suoi magazzini pieni di straordinario materiale. Anzi, voglio mandare questo messaggio al presidente Marcello Foa".

Innamorato del piccolo schermo da sempre, nel suo studio romano nel quartiere Prati sono perennemente accesi dodici schermi. "Oggi mancano gli intrattenitori", dice Costanzo "una volta c'era l'avanspettacolo, oggi non ci sono più i cabaret, non abbiamo un approvvigionamento di artisti. E poi c'è un problema di costi: quando Falqui faceva Studio Uno, costringeva noi autori a stare sempre dietro le quinte e impiegava un intero pomeriggio per registrare tre minuti di balletto con Gino Landi. Ho tenuto a battesimo le prime risse al Maurizio Costanzo show, ma oggi mi danno fastidio le risse costruite. Vedo tanta televisione, l'altra sera la replica della fiction su Mia Martini con la straordinaria Serena Rossi, che la interpretava. Poi adoro Favino, quant'è bravo. Vorrei che facesse tanto di più".