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Enrico Ruggeri: "I big in campo per salvare la nostra musica"

Il 3 settembre la Partita del Cuore, incassi devoluti al fondo per i lavoratori dello spettacolo che il Covid ha lasciato senza occupazione. La diretta su Rai 1
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La storia del calcio è piena di giocatori che hanno man mano arretrato la posizione in campo. I più anziani ricorderanno Albertino Bigon, prima attaccante poi centrocampista. I più giovani Andrea Pirlo, nato trequartista e in seguito sublime regista. Ma non si era mai visto uno come Enrico Ruggeri, che nella Nazionale Cantanti ha iniziato come «trequartista da assist, poi sono arretrato, arretrato, arretato, fino a diventare presidente». Fra tre giorni eccolo alla Partita del Cuore, anzi, a Chi vincerà la Partita del Cuore? come è stata ribattezzato quest’evento di beneficenza e di solidarietà che cambia come sono cambiati i tempi. Non cambierà lo scenario, uno stadio vero, in questo caso il Bentegodi di Verona, non cambierà la diretta tv (Rai 1). Il resto ce lo racconta Ruggeri Stesso, veterano del cantautorato italico e di questi eventi.

Cosa accadrà allora, Ruggeri?
«Che non ci saranno due squad…
La storia del calcio è piena di giocatori che hanno man mano arretrato la posizione in campo. I più anziani ricorderanno Albertino Bigon, prima attaccante poi centrocampista. I più giovani Andrea Pirlo, nato trequartista e in seguito sublime regista. Ma non si era mai visto uno come Enrico Ruggeri, che nella Nazionale Cantanti ha iniziato come «trequartista da assist, poi sono arretrato, arretrato, arretato, fino a diventare presidente». Fra tre giorni eccolo alla Partita del Cuore, anzi, a Chi vincerà la Partita del Cuore? come è stata ribattezzato quest’evento di beneficenza e di solidarietà che cambia come sono cambiati i tempi. Non cambierà lo scenario, uno stadio vero, in questo caso il Bentegodi di Verona, non cambierà la diretta tv (Rai 1). Il resto ce lo racconta Ruggeri Stesso, veterano del cantautorato italico e di questi eventi.

Cosa accadrà allora, Ruggeri?
«Che non ci saranno due squadre, ma quattro che si sfideranno in match di mezz’ora. Noi Nazionale Cantanti siamo un po’ i coordinatori e i registi dal punto di vista tecnico. Capitani dei team, Alessandra Amoroso, Raoul Bova, Gianni Morandi e Salmo. Componenti 11 per ogni team, nel senso che non saranno possibili cambi, e saranno artisti, calciatori e lavoratori dello spettacolo che giocheranno per sostenere la raccolta Music Innovation Hub a favore dei lavoratori dello spettacolo messi in crisi dal Covid che ha devastato il settore».

Nomi in ballo?
«A parte i quattro capitani? Non posso farglieli, sono sorprese».

E su, parliamo di bontà, sia buono.
«Gliene dirò quattro. Nella squadra di Salmo ci sarà Eros Ramazzotti, in quella di Morandi Paolo Bonolis e in quella di Alessandra il duo Pio e Amedeo».

Gianni Morandi, tra i fondatori della Nazionale Cantanti. IN alto, il presidente Enrico Ruggeri 


A proposito, evitando luoghi comuni e sessismo, sorprende una ragazza, Alessandra Amoroso, a giocare una partita così, e da capitano.
«Appunto, evitiamo i luoghi comuni. Alessandra è fortissima, e lo vedrete. Ma ci sono anche altre artiste che sanno davvero giocare, penso a Cristiana Capotondi, che è anche vicepresidente della Lega Pro, e Melissa Satta».

C’è comunque, e lo chiediamo anche al presidente della squadra, un forte rinnovamento della Nazionale Cantanti.
«Fino a un certo punto: io ci sono ancora, Bova e Morandi hanno una certa età, siamo un po’ la restaurazione tipo Congresso di Vienna. Salmo invece è il nuovo che avanza, grazie ai rapper. E non dimentico Benji e Fede, fortissimi».

Parliamo di lei. Ricorda ancora la sua prima partita?
«E come no. Anno 1984, a Mantova, perdemmo 2-0 con i piloti di F1».

Il suo gol più bello?
«Nel 1994 a Napoli, il giorno prima era morto Troisi, immagini il clima. Misi un tiro all’incrocio col portiere — come dicono i luoghi comuni delle cronache calcistiche — vanamente proteso in tuffo. E a proposito di tuffo sa chi era quel portiere? Klaus Di Biasi. Eppure non riuscì a parare».

La gioia maggiore?
«Direi San Siro nel 2005, il Milan aveva perso tre giorni prima la finale di Champions League col Liverpool, eppure i suoi giocatori vennero lo stesso. Io segnai due gol a Sebastiano Rossi su altrettanti assist di Seedorf. Ne misi uno a destra, uno a sinistra, mentre la difesa, come suo solito, alzava il braccio chiedendo il fuorigioco».

Qui parla il tifoso interista, si presume.
«Parla l’amante del calcio. Ho la soddisfazione di aver giocato assieme a Maradona, Zico, Gascoigne, di aver messo piede nei più storici stadi italiani. E guardando agli effetti, di aver fatto decollare la donazione del midollo, la Lega del Filo d’oro, tante altre magnifiche cause».

Ma l’avete fatto grazie anche al pubblico sugli spalti. Stavolta?
«Stavolta sarà tutto a casa, con Carlo Conti a tirare le fila e un numero a cui donare. Certo, peccato manchi il pubblico, perché la Nazionale Cantanti è la sola squadra dal tifo vero e positivo, non il tifo contro e becero, tipico purtroppo dell’Italia. In questo siamo quasi una squadra straniera».

Ha tempo ancora per pensare alla musica?
«Eccome. Faccio concertini dove si può, seguendo le regole. Sto scrivendo un romanzo, una saga famigliare, Milano smise di ridere, per la Nave di Teseo, e sto producendo due dischi. Uno del mio tour manager, Massimo Bigi, che esordisce a 60 anni, e uno di Silvio Capeccia, tastierista dei Decibel, che interpeterà da solo le canzoni della nostra storica band».