Le audition di 'X Factor', seconda puntata: più autori e meno freak
di ERNESTO ASSANTEI giudici del talent sembrano premiare più i concorrenti che portano pezzi originali che i semplici interpreti. Ma qualche scelta lascia perplessi
La seconda puntata delle audizioni di X Factor 2020 è stata decisamente migliore della precedente. Meno noia, più divertimento, maggiore caratterizzazione dei giudici, migliore anche il livello medio della musica che abbiamo ascoltato. Il tutto in un formato che, per come è cambiata la musica italiana negli ultimi anni, soffre in maniera evidente delle sue regole. Spieghiamoci meglio: fino a qualche anno fa, quando i talent dominavano il mercato musicale, era tutto abbastanza chiaro, bisognava saper cantare bene ed essere dei bravi interpreti per essere scelti nelle selezioni e poter andare avanti nelle puntate live dove comunque bisognava cantare delle cover. Oggi, dopo l’esplosione di una nuova scena italiana in tutte le sue forme, rap, trap, canzone, pop, è più facile superare le selezioni delle audizioni se si porta un brano originale e cantare bene non basta. Il che, in assoluto, sarebbe un pregio, perché il programma tenderebbe cos…
La seconda puntata delle audizioni di X Factor 2020 è stata decisamente migliore della precedente. Meno noia, più divertimento, maggiore caratterizzazione dei giudici, migliore anche il livello medio della musica che abbiamo ascoltato. Il tutto in un formato che, per come è cambiata la musica italiana negli ultimi anni, soffre in maniera evidente delle sue regole. Spieghiamoci meglio: fino a qualche anno fa, quando i talent dominavano il mercato musicale, era tutto abbastanza chiaro, bisognava saper cantare bene ed essere dei bravi interpreti per essere scelti nelle selezioni e poter andare avanti nelle puntate live dove comunque bisognava cantare delle cover. Oggi, dopo l’esplosione di una nuova scena italiana in tutte le sue forme, rap, trap, canzone, pop, è più facile superare le selezioni delle audizioni se si porta un brano originale e cantare bene non basta. Il che, in assoluto, sarebbe un pregio, perché il programma tenderebbe così a premiare il talento creativo e contribuirebbe a far emergere nuovi autori.
Ma il formato non è cambiato per quello che riguarda la parte più importante dello show, ovvero i live, i ragazzi che riusciranno ad arrivare alla fase finale dovranno comunque presentare delle cover, esercitare le loro doti non nella scrittura ma nell’interpretazione, comunque intesa. Le scelte dei giudici, quindi, soffrono di questo difetto di base, premiano il talento degli autori, penalizzano leggermente quelli che sono solo interpreti, e gli interpreti che passano con difficoltà il primo scoglio delle audizioni lo fanno non perché godano davvero del sostegno dei giudici ma solo perché è inevitabile per i quattro premiare quelli che obbiettivamente cantano molto bene.
Difficilissimo, dunque, capire perché un pretendente passi e un altro no: ad esempio è stata del tutto incomprensibile l’eliminazione della giovanissima Eva, dotata di uno stile di scrittura assolutamente pregevole, soprattutto rispetto alla giovane età, sulla base del fatto che “recitava” il testo invece di cantarlo. A parte il fatto che si trattava di un rap, genere per il quale cantare è una variabile non necessaria, Eva ha dimostrato sensibilità, intelligenza e creatività sufficienti per meritare di superare anche soltanto il primo scoglio delle selezioni, anche perché il suo recitativo era obbiettivamente superiore alla media. Al contrario i giudici hanno dato quattro sì incondizionati a Naip, che ha chiuso la puntata con un’invenzione geniale, avanguardistica, impressionante, ma altrettanto recitata, non cantata, talmente originale da rendere difficile anche capire se sia in grado di interpretare una canzone “normale”. Così come risulta difficile capire l’eliminazione di Alev, o le critiche davvero eccessive a Michael Blake, come è complicato per ora intuire le prospettive di V3n3r3 o dei Gravity Sixty.
Ovvio, comunque, che il bello del programma risieda esattamente in questa mancanza di regole, nella pura e semplice libertà di scelta dei giudici, nel meccanismo che porta noi, da casa, a essere d’accordo o in disaccordo con loro, e quanto questa materia sia interessante per il dibattito nei social o al bar prendendo il caffè. Quindi possiamo tranquillamente dire che la puntata di ieri ha fatto centro, decisamente meno noiosa della precedente, con una migliore definizione dei giudici, l’altero Manuel Agnelli, il gioioso ma severo Mika, la verace e simpatica Emma, il giovane e intelligente Hell Raton, ognuno sempre più a suo agio nel ruolo.
Manca sempre il pubblico, che avrebbe contribuito con buona probabilità al salvataggio di Eva, ma l'assenza delle folle plaudenti o urlanti, come già avevamo visto nella prima puntata, riduce al minimo lo spazio per i freak e per quelli che vengono alle audizioni solo per “farlo strano”, anzi addirittura il minimo rimasto in scaletta è addirittura superfluo, poco divertente, in contrasto troppo forte con la ricerca di talento che, comunque, i quattro giudici provano a fare e che ha senza dubbio alzato il livello medio delle esibizioni.
Due le performance che hanno “svettato” nella puntata: quella di Vergo, portinaio milanese che ha proposto un singolo in grado di scalare le classifiche già in questa settimana, intitolato Bomba, perfetto nella costruzione, nel ritornello, nella struttura trap/reggaeton che aderisce perfettamente ai tempi, interpretato anche con molta sicurezza dal suo giovane autore; e quella di Bea Albe, diciassettenne, dislessica, che è venuta a raccontare con straordinaria intensità la propria diversità e il suo superpotere, e che, premiata dai giudici, si troverà ad affrontare altre sfide non facili nelle prossime puntate.
Ma il formato non è cambiato per quello che riguarda la parte più importante dello show, ovvero i live, i ragazzi che riusciranno ad arrivare alla fase finale dovranno comunque presentare delle cover, esercitare le loro doti non nella scrittura ma nell’interpretazione, comunque intesa. Le scelte dei giudici, quindi, soffrono di questo difetto di base, premiano il talento degli autori, penalizzano leggermente quelli che sono solo interpreti, e gli interpreti che passano con difficoltà il primo scoglio delle audizioni lo fanno non perché godano davvero del sostegno dei giudici ma solo perché è inevitabile per i quattro premiare quelli che obbiettivamente cantano molto bene.
Difficilissimo, dunque, capire perché un pretendente passi e un altro no: ad esempio è stata del tutto incomprensibile l’eliminazione della giovanissima Eva, dotata di uno stile di scrittura assolutamente pregevole, soprattutto rispetto alla giovane età, sulla base del fatto che “recitava” il testo invece di cantarlo. A parte il fatto che si trattava di un rap, genere per il quale cantare è una variabile non necessaria, Eva ha dimostrato sensibilità, intelligenza e creatività sufficienti per meritare di superare anche soltanto il primo scoglio delle selezioni, anche perché il suo recitativo era obbiettivamente superiore alla media. Al contrario i giudici hanno dato quattro sì incondizionati a Naip, che ha chiuso la puntata con un’invenzione geniale, avanguardistica, impressionante, ma altrettanto recitata, non cantata, talmente originale da rendere difficile anche capire se sia in grado di interpretare una canzone “normale”. Così come risulta difficile capire l’eliminazione di Alev, o le critiche davvero eccessive a Michael Blake, come è complicato per ora intuire le prospettive di V3n3r3 o dei Gravity Sixty.
Ovvio, comunque, che il bello del programma risieda esattamente in questa mancanza di regole, nella pura e semplice libertà di scelta dei giudici, nel meccanismo che porta noi, da casa, a essere d’accordo o in disaccordo con loro, e quanto questa materia sia interessante per il dibattito nei social o al bar prendendo il caffè. Quindi possiamo tranquillamente dire che la puntata di ieri ha fatto centro, decisamente meno noiosa della precedente, con una migliore definizione dei giudici, l’altero Manuel Agnelli, il gioioso ma severo Mika, la verace e simpatica Emma, il giovane e intelligente Hell Raton, ognuno sempre più a suo agio nel ruolo.
Manca sempre il pubblico, che avrebbe contribuito con buona probabilità al salvataggio di Eva, ma l'assenza delle folle plaudenti o urlanti, come già avevamo visto nella prima puntata, riduce al minimo lo spazio per i freak e per quelli che vengono alle audizioni solo per “farlo strano”, anzi addirittura il minimo rimasto in scaletta è addirittura superfluo, poco divertente, in contrasto troppo forte con la ricerca di talento che, comunque, i quattro giudici provano a fare e che ha senza dubbio alzato il livello medio delle esibizioni.
Due le performance che hanno “svettato” nella puntata: quella di Vergo, portinaio milanese che ha proposto un singolo in grado di scalare le classifiche già in questa settimana, intitolato Bomba, perfetto nella costruzione, nel ritornello, nella struttura trap/reggaeton che aderisce perfettamente ai tempi, interpretato anche con molta sicurezza dal suo giovane autore; e quella di Bea Albe, diciassettenne, dislessica, che è venuta a raccontare con straordinaria intensità la propria diversità e il suo superpotere, e che, premiata dai giudici, si troverà ad affrontare altre sfide non facili nelle prossime puntate.