Tornare dopo tanto tempo in televisione con le classifiche della musica fa un certo effetto, è sarà una delle colonne dei Magazzini Musicali che metteremo in scena dal 2 gennaio su Rai 2. Possiamo snobbarle o ignorarle, ma alla fine non riusciamo a staccarcene mai del tutto perché in fin dei conti le classifiche sono uno dei nostri piccoli espedienti quotidiani per mettere ordine nel mondo.
Anche in musica, che per definizione sfugge a qualsiasi norma di razionalità, e per questo ci faceva piacere sentire alla radio o in televisione quell'urlo che lanciava le Hit Parade, e ci diceva quali pezzi fossero più amati, i più venduti, i più cantati, magari anche solo per sentirci d'accordo oppure in netta opposizione con una nostra, magari più forte, classifica personale. Detto ciò è anche vero che le classifiche raccontano il tempo da cui sono generate e questo oggi è ancora più vero di quanto sia mai stato nei decenni precedenti. In passato sulle classifiche si è detto di tutto, sono state oggetto di sospetti, maldicenze, dubbi, perché i criteri con cui erano rilevate lasciavano sempre qualcuno insoddisfatto, oggi manovre e imbrogli sono impossibili, i rilevamenti sono certi e a prova di qualsiasi manipolazione, ma allo stesso tempo ci dicono che quelle della musica sono un caso del tutto speciale nel grande universo delle classifiche.
Se guardiamo quelle dei libri ci dicono esattamente quanti oggetti-libro sono stati venduti e in che proporzione. Finché parliamo di oggetti le cose sono piuttosto chiare. Ma in musica è molto più complicato, almeno da quando il cosiddetto "fisico" è entrato in inesorabile decadenza. La musica oggi si ascolta in tanti modi e la maggior parte di questi non prevede un supporto tangibile, materiale. Cosa ci dice allora una classifica dei singoli o degli album più venduti? Proviamo a spiegarlo. Si contano gli oggetti fisici, innanzitutto, ovvero i Cd, e ognuno di loro vale una unità. Poi si aggiungono i download ovvero i pezzi scaricati a pagamento, e anche loro valgono una unità. E fin qui ci siamo, il rapporto è ancora quello diretto: tot oggetti venduti, tale posizione in classifica. Peccato che oggi il grande consumo musicale sia soprattutto quello nelle piattaforme di streaming, e allora ovviamente bisogna contare anche quelle, ma come? Le certificazioni ufficiali considerano una unità ogni 150 streaming per gli album, e una unità ogni 1500 streaming per i singoli. Tradotto vuol dire che un pezzo deve essere ascoltato 1500 volte per valere come un disco fisico o un download. Ma tutto questo ci riporta al fascino perverso che le classifiche continuano a esercitare su di noi.
Quelle della musica ci raccontano esattamente come tutto sia cambiato, che la musica sta subendo un processo di trasformazione di proporzioni epocali, come non succedeva da tempo immemore. Ci raccontano che l'ascolto è in crescita, che la musica dal vivo è affondata per motivi pandemici, ma il lockdown ci ha spinto ad ascoltarla di più. Le classifiche dei vinili ci dicono che il vecchio vinile sta esercitando un certo fascino anche sui più giovani, visto che Sfera Ebbasta è secondo dopo i Pink Floyd. Tutto questo proveremo a raccontarlo nel programma, e ancora una volta le classifiche potrebbero essere un piccolo espediente per mettere ordine nel mondo.