Raffaella Carrà, Renzo Arbore: "Si chiude l’era della bella tv fatta di idee e fatica"
di Silvia Fumarola , di Silvia Fumarola«L’ho appena saputo: una fucilata mi avrebbe fatto meno male. Ma com'è possibile? Mi aveva chiamato Renato Zero per avere sue notizie, non l’aveva vista all’Argentario, come al solito. Era allarmato: “Perché Raffaella non è qui?”. Amava la sua casa al mare. Allora ho chiamato Barbara (Boncompagni, ndr) che mi ha rassicurato». Renzo Arbore non trattiene le lacrime. «L’hanno protetta, hanno fatto bene. Ma sto male, è un pezzo della mia vita che se ne va. Mi stanno chiamando tutti, sono così addolarato che è difficile parlare». Troppi ricordi, che però strappano anche qualche risata «perché Raffaella è entrata nella mia vita subito, abbiamo fatto tante cose insieme».
«L’ho appena saputo: una fucilata mi avrebbe fatto meno male. Ma com'è possibile? Mi aveva chiamato Renato Zero per avere sue notizie, non l’aveva vista all’Argentario, come al solito. Era allarmato: “Perché Raffaella non è qui?”. Amava la sua casa al mare. Allora ho chiamato Barbara (Boncompagni, ndr) che mi ha rassicurato». Renzo Arbore non trattiene le lacrime. «L’hanno protetta, hanno fatto bene. Ma sto male, è un pezzo della mia vita che se ne va. Mi stanno chiamando tutti, sono così addolarato che è difficile parlare». Troppi ricordi, che però strappano anche qualche risata «perché Raffaella è entrata nella mia vita subito, abbiamo fatto tante cose insieme».
«Proviamo. Purtroppo è difficile parlare, ma io la conoscevo da sempre, da quando aveva fatto il concorso Radiotelefortuna con Gianni Boncompagni».
Come andò?
«Ricordo ancora la telefonata di Gianni: per il progetto mi hanno messo a disposizione una ragazza, si chiama Raffaella Carrà. Ho fatto le foto con lei per la pubblicità a Piazza di Spagna».
Appuntamento da cui è nato tutto.
«Sì e che io ho ricostruito in memoria di Gianni nel programma che avevo fatto per Rai 2 in cui il mio amico appariva in cartonato. Non solo avevo messo il primo incontro di Raffaella e Gianni sulla scalinata di Piazza di Spagna in bianco e nero, ma Raffaella aveva acconsentito a parlare della storia sentimentale con Gianni attraverso Barbara Boncompagni».
Un grande amore che si è trasformato in una grande amicizia.
«Si sono voluti veramente bene. Noi abbiamo vissuto per un periodo insieme, quando Gianni stava con Raffaella io stavo con Mariangela, tante volte ci si vedeva insieme, sempre con grande rispetto: facevamo un bel quatetto».
Cosa la colpiva di Raffaella Carrà?
«Aveva questa volontà straordinaria, questa professionalità, una disciplina per cui anche Gianni la prendeva in giro. Non lasciava niente al caso ma ridevano tanto insieme. Capisce quello che ha fatto questa donna in tv? Sto male se penso che si è chiusa l’era della “bella televisione”».
Pensa che si sia chiusa un’era?
«Mi spaventa il pensiero che con Raffaella si chiude l’epoca della bella televisione, quella costruita con le idee, con la fatica. La bella televisione dell’intrattenimento è finita, quella tv lì è irripetibile, non si farà mai più. Va bene, ci saranno le fiction, le storie, i talent. Ma la nuova televisione non è paragonabile a quella che faceva Raffaella, che parlava a tutti, piaceva al pubblico colto e popolare».
Pensa che sia un sentimento diffuso?
«Sì, la gente lo sa benissimo, per questo c’è questa reazione alla notizia della morte di Raffaella, è un lutto che colpisce tutti. In Romagna dovrebbero indire una settimana di lutto. Oggi, tutti, riguardandola in tv, abbiamo un ricordo legato a lei».
Ma se dovesse dire una cosa che la caretterizzava?
«L’entusiasmo, da vera romagnola: siamo stati tante volte a Bellaria, era bello vederla lì, nel suo mondo. Comunicava la gioia di vivere».
Un grande dono.
«Aveva il fascino della persona vera, non era solo un idolo dello spettacolo. Raffaella non è etichettabile, dicono che gli occhi siano lo specchio dell’anima e quelli di Raffaella erano brillanti, pieni di voglia di fare».
Non si è mai fermata.
«È vero, ha faticato per ottenere quello che ha ottenuto. Non è stato un caso il suo successo: il suo successo è strameritato, è nato dal lavoro. Ha imparato a ballare, a muoversi e inventare le cose con Gianni, a guadagnarsi un repertorio, le canzoni. Si è guadagnata il successo internazionale in Sudamerica sempre faticosamente. Quando lavoravamo con Gianni ricordo queste telefonate da Buenos Aires. Il suo darsi era quello che il pubblico capiva, perché lei ce la metteva tutta. Io non posso pensare che non ci sia più».
Come vorrebbe che fosse ricordata?
«Bisogna ricordarla anche come donna. Ha sacrificato per la sua cariera la famiglia, aveva la vitalità chi ce la mette tutta, senza farti pesare niente. aveva il dono della grazia e dell’umanità, Sapeva unire. Tnte studiano per diventare soubrette, di Raffella ce n’è una».