Raffaella Carrà, quelle sue canzoni che fecero girare la testa al mondo
di Ernesto Assante , di Ernesto AssantePartiamo da un dato di fatto: la prima donna italiana ad essere entrata in classifica in Inghilterra è stata lei, nel 1978, nella top ten britannica con Do it do it again, versione inglese di A far l’amore comincia tu. E non si trattò di un errore, di un caso, ma del ragionevole punto d’approdo di una showgirl diversa da tutte le altre, in grado di essere italiana e internazionale al tempo stesso, familiare e sexy, popolare e trendy, pizza, pasta e disco music.
L’insieme era ovviamente imbattibile alla fine degli anni Settanta, sia a casa nostra che all’estero, e infatti il successo di Raffaella Carrà sul fronte della canzone in quegli anni, fu davvero enorme. La cifra ufficiale è di circa sessanta milioni di dischi venduti, roba da capogiro, e in tutto il globo terraqueo, in Europa come in America Latina, in Russia come in Israele. Una cifra raggiunta in fasi diverse, epoche diverse, musiche diverse. In Italia i grandi numeri…
Partiamo da un dato di fatto: la prima donna italiana ad essere entrata in classifica in Inghilterra è stata lei, nel 1978, nella top ten britannica con Do it do it again, versione inglese di A far l’amore comincia tu. E non si trattò di un errore, di un caso, ma del ragionevole punto d’approdo di una showgirl diversa da tutte le altre, in grado di essere italiana e internazionale al tempo stesso, familiare e sexy, popolare e trendy, pizza, pasta e disco music.
L’insieme era ovviamente imbattibile alla fine degli anni Settanta, sia a casa nostra che all’estero, e infatti il successo di Raffaella Carrà sul fronte della canzone in quegli anni, fu davvero enorme. La cifra ufficiale è di circa sessanta milioni di dischi venduti, roba da capogiro, e in tutto il globo terraqueo, in Europa come in America Latina, in Russia come in Israele. Una cifra raggiunta in fasi diverse, epoche diverse, musiche diverse. In Italia i grandi numeri sono legati in gran parte alle sigle dei programmi televisivi, canzoni che sono entrate di diritto nella cultura popolare, imparate a memoria da grandi e piccoli, i titoli di testa e di coda dei nostri sabato sera, impossibili da non conoscere soprattutto quando i canali tv non erano centinaia ma solo due.
Carrà in quel mondo canterino fatto di grandi interpreti e di storiche soubrette, spiazzò tutte, perché prese il centro della scena senza alcun timore, facendo intonare all’Italia intera Chissà se va e Che musica maestro, di certo non capolavori della canzone nazionale, ma perfetti inni corali da cantare in caso di feste, celebrazioni e balli di piazza. Non era una grande interprete, lo sapeva lei per prima, ma sapeva cantare bene le canzoni popolari, sapeva rendere credibili pezzi che altri non avrebbero interpretato con la stessa sicurezza, perché non si vergognava dell’intrattenimento, anzi ne conosceva a menadito le regole, sapeva trattarlo con maestria, garbo, sfrontatezza. E questo le ha permesso di cantare lo straordinario (nel senso letterale di ‘fuori dell’ordinario’) repertorio di canzoni scritte da Gianni Boncompagni, con testi che definire ‘surreali’ è dire poco, volutamente assurdi, demenziali, sottilmente geniali non c’è dubbio, ma difficilissimi da rendere credibili per qualsiasi cantante al mondo senza finire nella macchietta.
Invece Raffaella Carrà riusciva a rendere credibili anche frasi come "Pedro Pedro Pedro Pé, praticamente il meglio di Santa Fè", o "Si chiama Tuca tuca tuca, l’ho inventato io", o "Liebe Liebe Liebe lai, è un disastro se te ne vai", scalando le classifiche. E restando addirittura nel tempo, in barba alle mode e alle stagioni, o con brani diventati classici a ragion veduta, come Rumore (1974, glam rock e disco music, dieci milioni di copie vendute, in quattro versioni, quella italiana e quelle inglese, spagnola e francese) o con remake in grado di trasportare nel tempo il mito Carrà, come A far l’amore comincia tu che è arrivata fino a noi con Bob Sinclar.
Ora, sarà anche vero tutto questo, forse, non la farà entrare nella storia della musica, sarà pur vero che le copie vendute o il successo non sono per forza sinonimo di qualità o di spessore culturale, ma è altrettanto vero che Raffaella Carrà è stata la sola showgirl italiana ad aver raggiunto simili vertici cantando e delle doti, di intelligenza, di carisma, di comunicativa, le ha sempre avute. Non sono doti da cantante? Sì, ma è anche l’unica che si è potuta permettere di duettare, settimana dopo settimana, con Mina, e di fare comunque bella figura. Onore al merito, dunque.