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Eli Roth e il documentario voluto da DiCaprio: "Il nostro giro del mondo in difesa degli squali"

Il regista Eli Roth 
In esclusiva su Discovery Plus, realizzato dal regista di tanti horror e prodotto dalla star di Hollywood, 'Fin: la mattanza degli squali' rivela uno sterminio inutile e nascosto
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Eli Roth, che ci ha tolto il sonno con horror di grande impatto come Cabin Fever, Hostel e The Green Inferno, omaggio al Cannibal Holocaust di Ruggero Deodato, ha realizzato quello che definisce il film più terrificante della sua carriera. E no, stavolta non si tratta di una storia di finzione. Nello sconvolgente documentario Fin: la mattanza degli squali (in esclusiva su Discovery+), che tra i produttori esecutivi conta Leonardo DiCaprio e Nina Dobrev e che è stato appena premiato con l'Ischia Docu Award nell'ambito del 19° Ischia Global Film & Music Festival, il 49enne regista, attore, sceneggiatore e attivista americano parte per un viaggio in giro per il mondo per raccontare lo sterminio degli squali e denunciare il rischio della loro estinzione (dal 2000 oltre 2 miliardi di esemplari sono stati uccisi, una media di 100 milioni l'anno), causata dal commercio della carne e da organizzazioni criminali che trafficano le pinne, ingrediente di una zupp…

Eli Roth, che ci ha tolto il sonno con horror di grande impatto come Cabin Fever, Hostel e The Green Inferno, omaggio al Cannibal Holocaust di Ruggero Deodato, ha realizzato quello che definisce il film più terrificante della sua carriera. E no, stavolta non si tratta di una storia di finzione. Nello sconvolgente documentario Fin: la mattanza degli squali (in esclusiva su Discovery+), che tra i produttori esecutivi conta Leonardo DiCaprio e Nina Dobrev e che è stato appena premiato con l'Ischia Docu Award nell'ambito del 19° Ischia Global Film & Music Festival, il 49enne regista, attore, sceneggiatore e attivista americano parte per un viaggio in giro per il mondo per raccontare lo sterminio degli squali e denunciare il rischio della loro estinzione (dal 2000 oltre 2 miliardi di esemplari sono stati uccisi, una media di 100 milioni l'anno), causata dal commercio della carne e da organizzazioni criminali che trafficano le pinne, ingrediente di una zuppa famosa e insapore.

Un'immagine dal documentario 'Fin: la mattanza degli squali' 

«La carne è piena di mercurio, gli integratori realizzati con la loro cartilagine ci fanno male ed esistono opzioni vegetali per creare lo squalene che si trova nel loro fegato e che è usato nei prodotti di bellezza. Bisogna far approvare delle leggi che proibiscano il commercio di pinne, ma le persone possono fare la differenza anche facendosi sentire in quanto consumatori» ci dice al telefono, spiegando che dietro quei massacri c'è un'industria profondamente corrotta. «Vogliono incuterci il timore di queste creature, ma in realtà solo 7 persone l'anno muoiono per i morsi di uno squalo: molte di più vengono uccise dai distributori automatici o dai bambini con le armi. Gli squali sono meravigliosi, timidi e intelligenti, si avvicinano per capire se sei un pesce e se ne vanno».

Leonardo DiCaprio 

Ha impiegato 5 anni a realizzare Fin, tra un progetto e l'altro, spostandosi tra Hong Kong, Messico, Liberia, Usa e Caraibi. «In Africa sono salito su un peschereccio industriale illegale e qualcuno ha tirato fuori una pistola: ero teso ma non mi sono fermato, la gente deve conoscere la verità». È in Toscana, dove lavora da remoto al prossimo film, un adattamento del videogame Borderland con Cate Blanchett e Jamie Lee Curtis. «Il montatore è negli Usa, ma ci coordiniamo bene. Ho cambiato stile di vita, non so se potrei tornare indietro. Sono americano ma ho un cuore italiano: mia moglie è nata qui, era giunto il momento di approfondire il mio rapporto con il Paese» dice Roth, amante del nostro cinema. «Amo gli attori italiani: qualcuno dovrebbe girare un documentario sulla vita di Bombolo, lui e Marcello Mastroianni sono stati i migliori. Ma adoro anche Giancarlo Giannini, Lino Banfi e Edwige Fenech».

Nel 2022 festeggerà il 20esimo anniversario di Cabin Fever, il suo debutto: «All'epoca l'horror era sottovalutato, mi dicevano che se ne avessi girato uno violento nessuno sarebbe andato a vederlo. Io e registi come Rob Zombie e James Wan abbiamo provato a realizzare film forti, che rendessero omaggio ai maestri che ci hanno ispirati. È un genere che riflette i tempi, da sempre: Cabin Fever, che uscì durante l'epidemia di Sars, giocava con la nostra paura delle malattie e dell'isolamento, mentre Hostel era ambientato nell'America post 11 settembre, guidata da George Bush e Dick Cheney, che prendeva il sopravvento su tutto». Quentin Tarantino inserì Cabin Fever nella classifica dei 10 migliori film di quell'anno e, da allora, hanno collaborato 5 volte: «Mi definì "il futuro dell'horror", siamo diventati amici. È un mentore e un fratello maggiore: quando mi ha diretto in Bastardi senza gloria mi ha cambiato la vita, ho imparato lezioni come interprete e regista che porto ancora con me».