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X Factor sparisce in Uk, ma il talent non muore mai

La decisione di chiudere l'edizione britannica è frutto del mancato rinnovamento del format: in Italia da tempo si concede meno spazio alle cover e si punta su brani originali e contemporanei
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X Factor è morto, viva X Factor. La madre di tutte le edizioni internazionali dello show ideato da Simon Cowell (oltre 50 in tutto il mondo, Italia compresa) quella nata in Inghilterra 17 anni fa, chiude i battenti. Cowell ha preso la decisione, dicono i bene informati, per "evitare che lo show si trasformi in una farsa", comprendendo che la formula britannica del talent è sostanzialmente invecchiata e che il mercato della musica, oggi, chiede altro. Ma i talent non muoiono mai, gli abbiamo solo cambiato nome o definizione: i "concorsi per esordienti" sono vecchi quanto la storia della musica e difficilmente andranno fuori corso negli anni a venire. Sono le formule con le quali questi concorsi si svolgono che vanno aggiornate, debbono cercare di essere al passo con i tempi, di intercettare le tendenze musicali, di essere in sintonia non solo con il pubblico che cambia gusti e umori ma anche con gli artisti che indicano nuove strade.

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X Factor è morto, viva X Factor. La madre di tutte le edizioni internazionali dello show ideato da Simon Cowell (oltre 50 in tutto il mondo, Italia compresa) quella nata in Inghilterra 17 anni fa, chiude i battenti. Cowell ha preso la decisione, dicono i bene informati, per "evitare che lo show si trasformi in una farsa", comprendendo che la formula britannica del talent è sostanzialmente invecchiata e che il mercato della musica, oggi, chiede altro. Ma i talent non muoiono mai, gli abbiamo solo cambiato nome o definizione: i "concorsi per esordienti" sono vecchi quanto la storia della musica e difficilmente andranno fuori corso negli anni a venire. Sono le formule con le quali questi concorsi si svolgono che vanno aggiornate, debbono cercare di essere al passo con i tempi, di intercettare le tendenze musicali, di essere in sintonia non solo con il pubblico che cambia gusti e umori ma anche con gli artisti che indicano nuove strade.

Simon Cowell 

Se a tutto questo si aggiunge che non solo il modo in cui tutti, noi tutti, ascoltiamo, acquistiamo, consumiamo musica, e che anche il modo di produrre musica e portarla all'attenzione del pubblico, sono radicalmente cambiati negli ultimi anni, da quando si sono affermate le piattaforme di streaming, è evidente che il "vecchio stile" di X Factor e più in generale la formula degli anni Duemila dei talent, non poteva non risentirne. Anzi, a dire il vero, il format ha resistito fin troppo con la sua formula destinata ad interpreti che cantano cover, in un mondo in cui le "belle voci" contano sempre di meno e i "cantautori" (comprendendo nella definizione più generica anche i rapper, e i trapper, che sono autori dei loro brani) sempre di più. Rap, trap, elettronica, le tendenze più importanti degli ultimi anni, non hanno avuto grandi possibilità nel formato tradizionale, che infatti in Italia era stato già ampiamente forzato per allargarne le maglie nell'edizione in cui Anastasio ha trasformato ogni cover in un brano originale, e questo ha messo "in sofferenza" il formato.

A questo va giunto che l'attenzione del pubblico più giovane si è spostata radicalmente verso artisti in grado di cantare canzoni nuove e più in sintonia con i tempi, non solo in termini di suoni e arrangiamento ma soprattutto nei contenuti, nei testi, artisti nuovi che è più facile scoprire sulle piattaforme di streaming che non in un programma televisivo settimanale. E non va sottovalutata anche la visione televisiva "da palinsesto", con appuntamenti e orari determinati, sempre meno rilevante in un'era di binge watching e di televisione on line e on demand, televisione da telefonino per il pubblico più giovane. Tutto questo ha portato X Factor, in Inghilterra, a scendere dai 13 milioni di spettatori, in media, del 2009 ai poco più di 6 delle ultime edizioni. Cowell ha fatto i conti e ha deciso che non valeva la pena continuare, che X Factor così com'era ha fatto il suo tempo ed che era arrivato il momento di guardare avanti. Indietro, per essere precisi, perché il meccanismo chiave del nuovo show che il produttore inglese offrirà al pubblico, Walk the line, è sostanzialmente quello di Lascia o raddoppia, aggiornato ai tempi e calato nella musica invece che nei quiz.

Maneskin 

Dalle nostre parti invece X Factor gode di ottima salute, proprio perché, da qualche anno, gli autori e la produzione cercano di andare al passo con i tempi, di sfuggire alla regola base degli interpreti e delle cover, e hanno talmente forzato i limiti del formato che, alla fine, l'X Factor italiano dell'originale inglese ha ormai solo il titolo e la divisione in fasi. Perché per il resto è tutto cambiato, i brani originali dominano, le cover hanno sempre meno spazio, l'integrazione con l'online e la disseminazione dei contenuti sul web permette allo show di avere una vita parallela al di là dell'appuntamento settimanale e la piattaforma di Sky, con le repliche e l'on demand, non costringe nessuno alla dittatura del palinsesto.

E poi ci sono gli artisti: X Factor in UK ne ha trasformati abbastanza in star, ma in un mercato come quello inglese che ha una vita per proprio conto, con costanti novità che arrivano a prescindere dal mondo dei talent, la 'centralità' di simili programmi nel mercato musicale non è mai stata davvero tale e la scomparsa di X Factor non peserà sulle sorti della musica britannica. Invece in Italia, per oltre dieci anni, i talent, X Factor e Amici soprattutto, sono stati il veicolo primario di affermazione di nuovi cantanti e il centro dell'interesse di quelle che una volta chiamavamo case discografiche, diventando porta d'ingresso primaria al mercato e proprio per questo si sono rinnovati, entrambi, riuscendo a evitare cali di ascolti e proponendo ancora nuove star. Ma questa centralità è stata totalmente abbattuta dalla rivoluzione digitale, che ha spinto ai vertici delle classifiche artisti che non vanno in tv e in radio, che vivono di streaming e condivisioni, di Soundcloud e Instagram, che non passano per i canali tradizionali. Così nei talent le cover sono diventate marginali, gli inediti si sono moltiplicati, la personalità musicale (ad X Factor più che ad Amici, dove la quota reality show ancora conta parecchio) ha acquistato sempre maggior peso, cercando di liberare dalla ruggine i formati e di essere più aderenti alla realtà musicale. Soprattutto X Factor, che ha coraggiosamente superato un limite dietro l'altro e che ha dimostrato di essere veramente in sintonia con il pubblico proprio con il successo planetario dei Maneskin, così come nell'era precedente era accaduto ai One Direction per la vecchia formula, il vecchio mondo, la vecchia musica.

Anastasio 

X Factor UK non lo vedremo più, "almeno per cinque anni" dice Cowell, mentre da noi Sky certificherà la sua nuova natura con l'edizione del prossimo autunno, che ha anche un nuovo conduttore, Ludovico Tersigni, che ha il difficile compito di sostituire Cattelan ma anche quello, assai più difficile, di catturare l'attenzione di un pubblico che è diventato più giovane, più social, più digitale, ma anche musicalmente più curioso e diverso da quello più adulto. Il pubblico della nuova musica italiana, che si muove alla velocità della luce.