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La sfida di Stefano Vicario: "Scrivere noir mi libera dalla tv"

Sul piccolo schermo ha diretto Sanremo, Benigni, 'Che tempo che fa', 'I Cesaroni'. Ora arriva il primo romanzo, 'Il re degli stracci'
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«Finalmente sono libero», dice Stefano Vicario, «sulla narrazione in diretta televisiva non posso intervenire, è faticosissimo proprio perché è tutto legato all’atto istantaneo. Quando scrivi un libro lo fai quasi per te, lo vedi per immagini e sei tu che decidi il destino dei personaggi». Da una vita si esprime con la macchina da presa: figlio d’arte (il padre Marco regista, la madre è l’attrice Rossana Podestà) Vicario, 67 anni, è uno dei più importanti registi televisivi — dalle serie (I Cesaroni) al festival di Sanremo ai quiz (Avanti un altro!, L’eredità) alle serate di Roberto Benigni, a Che tempo che fa.

Debutta come scrittore con un noir intrigante, Il re degli stracci (La nave di Teseo), storia di Andrea Massimi, un avvocato che dopo aver visto morire tragicamente moglie e figlia sceglie la strada e da …

«Finalmente sono libero», dice Stefano Vicario, «sulla narrazione in diretta televisiva non posso intervenire, è faticosissimo proprio perché è tutto legato all’atto istantaneo. Quando scrivi un libro lo fai quasi per te, lo vedi per immagini e sei tu che decidi il destino dei personaggi». Da una vita si esprime con la macchina da presa: figlio d’arte (il padre Marco regista, la madre è l’attrice Rossana Podestà) Vicario, 67 anni, è uno dei più importanti registi televisivi — dalle serie (I Cesaroni) al festival di Sanremo ai quiz (Avanti un altro!, L’eredità) alle serate di Roberto Benigni, a Che tempo che fa.

Debutta come scrittore con un noir intrigante, Il re degli stracci (La nave di Teseo), storia di Andrea Massimi, un avvocato che dopo aver visto morire tragicamente moglie e figlia sceglie la strada e da invisibile continua a indagare per capire cosa ci sia dietro quella rapina in casa in cui ha perso tutto. «I personaggi che ha creato e che torneranno nei romanzi della serie sono folgoranti», spiega l’editrice Elisabetta Sgarbi, «hanno la forza per raccontare gli aspetti più oscuri della nostra società, ma anche i sentimenti e le passioni più autentiche delle donne e degli uomini di oggi. Ha destato immediatamente il mio entusiasmo, ma non solo il mio: Palomar di Carlo degli Esposti ha opzionato i diritti per una serie televisiva». Vicario vorrebbe dirigere la serie? «Certo», risponde il regista. «Mi piacerebbe raccontare la Roma notturna, anche quella nascosta che vive sul fiume. Ho letto, mi sono documentato e ho parlato con un clochard che viveva in macchina. Era un ex manager finito in strada; si metteva la giacca e la cravatta non sapendo dove andare. La storia ha anche un ambito favolistico, gli spunti sono di fantasia, ma il noir esplora la vita».

Ha deciso di scrivere durante il lockdown: «Ho iniziato nel 2020», racconta Vicario, «si è chiuso Sanremo e come tutti sono rimasto due mesi a casa. Mi ha ispirato un episodio avvenuto su Ponte Sisto, pieno di turisti. Un homeless mi ha dato una pacca sulla schiena che mi ha lasciato senza fiato, nessuno lo guardava. Un vero invisibile. Quel gesto di disperazione non l’ha notato nessuno perché la gente distoglie lo sguardo: si è invisibili perché gli altri non vogliono vederti, ma un invisibile nel noir può fare indagini parallele». L’incontro felice con Elisabetta Sgarbi, nella migliore tradizione, è nato dopo uno scontro. «Scritto il libro sono andato a fare il festival di Sanremo 2021, in cui partecipava la band degli Extraliscio. A un certo punto mi arriva una nota: “La manager ti manda queste istruzioni di regia”. Mi sono fatto dare il numero della Sgarbi e gliene ho dette quattro: “Signora, questa è la regia già fatta, ma il regista sono io”. Abbiamo fatto una bella litigata. Dopo l’esibizione del gruppo era contenta. Tempo dopo l’ho chiamata: “Ho scritto un libro, posso mandarglielo?”. Sliding doors. In cinque giorni l’ha letto. È stata fantastica».

Roma è protagonista: dalla stazione Termini alla magia del Gianicolo. «Mi serviva un contrasto tra due mondi», dice il regista-scrittore, «non è infrequente che la strada sia vista come una liberazione: è l’oblio. Quando l’avvocato a casa riapre i cassetti vede cose non gli servirebbero più: in strada serve pochissimo». Tra gli ultimi c’è grande solidarietà e i personaggi chiave sono le donne (dalla magistrata Anna Ungaro a Flora, la homeless cieca che intuisce tutto), che sembrano le uniche a capire. «Le donne sono salvifiche», spiega Vicario, «mi ha divertito scrivere Anna: Andrea è ossessionato, lei è piena di dubbi. Sono convinto che le donne siamo meglio degli uomini, meno velleitarie, più intelligenti. La magistrata si interroga e si forza, sa che la giustizia non è solo la legge. Su questo contrasto vorrei scrivere il secondo libro».