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Cinque anni con Gabi, né femmina né maschio

Il docufilm sabato su laF per la Giornata della memoria transgender: la regista Engeli Broberg ha seguito una ragazzina alla scoperta della propria identità di genere non binaria
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Né femmina né maschio. "Alcuni dicono che voglio essere un ragazzo, ma non è così, voglio essere solo Gabi". Gabriella Jude Fletcher, per famiglia e amici Gabi, già a 8 anni preferirebbe essere chiamata Brad, Mike o Paulo. A 10 anni prende pian piano coscienza della propria identità di genere non-binaria, non si identifica cioè nello schema binario maschile-femminile. Non è una fiction ma un percorso autentico, reale, documentato con rispetto e naturalezza dalla regista Engeli Broberg, che racconta 5 anni di vita di Gabi, tra gli 8 e 13 anni, ed è proprio questo il titolo del film.


Il lavoro coglie la ricchezza di un vissuto personale che s'imbatte nelle aspettative sociali e culturali sui ruoli di genere, nelle classificazioni imposte da scuola, compagni, genitori. Scriviamo di Gabi al femminile perché è così che si riferisce a sé stessa (she/her in inglese), come spiega la regi…

Né femmina né maschio. "Alcuni dicono che voglio essere un ragazzo, ma non è così, voglio essere solo Gabi". Gabriella Jude Fletcher, per famiglia e amici Gabi, già a 8 anni preferirebbe essere chiamata Brad, Mike o Paulo. A 10 anni prende pian piano coscienza della propria identità di genere non-binaria, non si identifica cioè nello schema binario maschile-femminile. Non è una fiction ma un percorso autentico, reale, documentato con rispetto e naturalezza dalla regista Engeli Broberg, che racconta 5 anni di vita di Gabi, tra gli 8 e 13 anni, ed è proprio questo il titolo del film.


Il lavoro coglie la ricchezza di un vissuto personale che s'imbatte nelle aspettative sociali e culturali sui ruoli di genere, nelle classificazioni imposte da scuola, compagni, genitori. Scriviamo di Gabi al femminile perché è così che si riferisce a sé stessa (she/her in inglese), come spiega la regista svedese: "Per Gabi non si tratta di cambiare i pronomi. Potrebbe farlo in futuro, ma non ora. Quindi penso che sia importante usare i pronomi che lei stessa usa". Eppure, la bambina racconta di preferire altri nomi come Brad o Paulo: non c'è il pericolo di misgendering, di chiamarla cioè con l'articolo, la desinenza, il pronome che non corrisponde alla sua identità di genere? "In nessun momento del film Gabi si etichetta - continua Broberg - non si mette in alcuna particolare scatola lgbtq+, quindi non dobbiamo cambiare i pronomi. Il film segue Gabi in questi anni di esplorazione senza cercare la risposta giusta a cosa è Gabi. Potrebbe scegliere di darsi un'etichetta in futuro, forse no, forse sarà qualcosa che non ci saremmo aspettati. Ma dobbiamo dare spazio a questa ricerca".

La regista Engeli Broberg 

Con la pubertà, la protagonista fa i conti con i cambiamenti fisici e si chiede con schiettezza inaspettata quanto liberatoria cosa realmente faccia di un ragazzo un ragazzo e di una ragazza una ragazza. La sincerità di assecondare la propria natura si intreccia teneramente con la solitudine e l'esclusione. La regista ritrae Gabi che si trasferisce da Stoccolma in una città operaia nel nord della Svezia con uno sguardo intimo e complice: "Ho incontrato per la prima volta Gabi e sua madre Tracy nel novembre 2004 in un caffè a Stoccolma - racconta - parlare con lei mi ha fatto tornare a quando ero una ragazza e mi ponevo le stesse domande. Essendo lesbica, mi riconoscevo in Gabi quando mi diceva di sentirsi diversa dagli altri ragazzi e distante dalle norme sociali, della difficoltà di riconoscere questa differenza e fare i conti con la paura di non essere accettata". Società come la nostra sono fondate sulla premessa che ci siano due tipologie di esseri umani, donne e uomini, ci sembra inconcepibile considerare altro anche se lo abbiamo sotto gli occhi.


"Le persone che vivono al di fuori di questo schema - spiega Broberg - sono viste come diverse. Gabi ne è un esempio: è andata contro i preconcetti di come una ragazza dovrebbe essere e questo l'ha portata ad avere bisogno di difendersi. I ragazzi che si definiscono come non-binari spesso sono liquidati dagli adulti come troppo piccoli per capire. O si pensa che stiano attraversando una fase "da cui usciranno". Quando inizia la pubertà, il corpo cambia in modi da loro indesiderati, portandoli a situazioni di disagio o alla depressione. Molti studi dimostrano che più della metà di persone transgender o giovani che si identificano come non-binari hanno tentato il suicidio almeno una volta prima dei 20 anni". Continuerà a filmare Gabi in futuro? "No, non al momento - conclude la regista - siamo in contatto, ci vediamo, ci siamo divertite a fare questo film. Chissà, forse Gabi farà un film su di me". Acclamato al Giffoni Film Festival, vincitore del Nordic International Film Festival 2021 di New York e del "Premio MiX laF" al MiX, il festival internazionale di cinema lgbtq+, il documentario andrà in onda sabato 20 alle ore 22.10 su laF (Sky 135). Sarà in prima tv in occasione della Giornata della Memoria transgender, ma è un inno alla vita, un invito a scoprire ed essere chi si è davvero.