I ricordi di Lucy, che ha ballato sull'ipocrisia
di Antonio Dipollina , di Antonio DipollinaCome sempre in questo periodo dell’anno il quadro evocativo è assai ricco: sulla Giornata della Memoria l’offerta tv va in ogni direzione e trattandosi di memoria, nonché di pubblico che si rinnova via via — almeno si spera, almeno un po’ — tornano video, film, doc di testimonianza eterna. Stavolta è passato però anche un lavoro che comportava uno scarto brusco rispetto all’ordinario.
Su Sky Documentaries si è visto C’è un soffio di vita soltanto, doc firmato da due registi italiani, Matteo Botrugno e Daniele Coluccini. Il titolo è il verso finale di una poesia, la poesia la scrisse in gioventù Lucy Salani: che oggi ha 96 anni e vive in un una indefinita periferia bolognese.
Lucy una volta si chiamava Luciano, oggi è la transgender più anziana d’Italia e nel suo racconto di lunghissima vita a un certo punto entra il ricordo di quando trasportava cadaveri — e a …
Come sempre in questo periodo dell’anno il quadro evocativo è assai ricco: sulla Giornata della Memoria l’offerta tv va in ogni direzione e trattandosi di memoria, nonché di pubblico che si rinnova via via — almeno si spera, almeno un po’ — tornano video, film, doc di testimonianza eterna. Stavolta è passato però anche un lavoro che comportava uno scarto brusco rispetto all’ordinario.
Su Sky Documentaries si è visto C’è un soffio di vita soltanto, doc firmato da due registi italiani, Matteo Botrugno e Daniele Coluccini. Il titolo è il verso finale di una poesia, la poesia la scrisse in gioventù Lucy Salani: che oggi ha 96 anni e vive in un una indefinita periferia bolognese.
Lucy una volta si chiamava Luciano, oggi è la transgender più anziana d’Italia e nel suo racconto di lunghissima vita a un certo punto entra il ricordo di quando trasportava cadaveri — e a volte nemmeno davvero morti — a Dachau, sopra carriole che venivano svuotate al forno crematorio. Classificato come disertore, il Luciano di allora spiega con passo sofferto che la notte è ancora densa di incubi in cui quelle carriole cigolano sinistre.
I tg locali la vanno a cercare ancora oggi, Lucy, e lei racconta in sintesi la sua esperienza: ma in questo doc, che è un lungometraggio e richiede vera dedizione di visione, c’è molto altro. Perché l’esperienza in campo di concentramento, che è quello di cui tutti chiedono a Lucy, è in realtà diluita in un racconto di vita e sopraffazioni ed emarginazioni (ma c’è anche quella che si intuisce come un’energia superiore verso il riscatto, ballando anche felice in certi periodi, giovane e bella, sull’ipocrisia dei suoi simili).
La magnifica corte, oseremmo dire entourage, che circonda Lucy e l’aiuta nelle incombenze di ogni giorno è di quelle che fanno bene allo spirito. Il tutto, va ribadito, realizzato senza alcuna concessione a esigenze di ritmo e impetuosità di racconto: al contrario, prendendosi tutto il tempo, lento, necessario per una storia così.
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“Com’è che le nascite stanno calando ma gli influencer stanno invece aumentando?”. (Gene Gnocchi)