Spettacoli

Festival Verdi, la scommessa dopo la pandemia: grandi ritorni e nuove produzioni

Uno dei bozzetti de 'La forza del destino'
Uno dei bozzetti de 'La forza del destino' 
La kermess al via a Parma il 22 settembre con 'La forza del destino'
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Un festival monografico dev’essere un modo per conoscere meglio l’autore. Soprattutto se, parlando di Parma e Giuseppe Verdi, non sempre il principio in passato è stato adottato nel modo migliore e con risultati adeguati. Nel gioco della retorica da conferenza stampa Anna Maria Meo direttore generale del Teatro Regio di Parma e artistico del Festival Verdi, fa finta di arrossire elencando parte dei riconoscimenti internazionali che il Festival Verdi ha raggranellato negli ultimi anni nonostante le due stagioni falcidiate nei progetti dalla pandemia.

«Anche per merito del Festival Verdi, Parma è tornata al centro dell’attenzione internazionale, come la città merita». Meo glissa sulla fronda di alcune polemiche cittadine che soffiano sul fuoco parlando di "esternalizzazione" artistica che darebbe meno visibilità ai musicisti di casa e mettono in guardia su un rapporto troppo stretto col Comunale di Bologna con la cui orchestra – e coro, integrato a quello del Regio preparato da Martino Faggiani – affidata al direttore musicale Roberto Abbado, si aprirà il ricco cartellone 2022. Il 22 settembre, La forza del destino, nella corrente edizione milanese, aprirà la rassegna che presenta una fitta serie di appuntamenti. Già regista previsto per il Trouvére che nel 2019 rimase in forme di concerto, Yannis Kokkos firma regia, scene e i costumi del nuovo allestimento con Anna Pirozzi, Gregory Kunde, Enkhbat Amartuvshin, Marko Mimica, Annalisa Stroppa e Roberto de Candia nei ruoli principali.

Un bozzetto del 'Trovatore'
Un bozzetto del 'Trovatore' 

Quattro debutti nello stesso fine settimana. Il 23 la Messa di Requiem diretta da Michele Mariotti, il 24 al delizioso teatro Magnani di Fidenza Il Trovatore nella versione “cameristica” che ebbe grande successo nel 2016, con la direzione di Sebastiano Rolli, la regia di Elisabetta Courir e le scene di Marco Rossi (Silvia Dalla Benetta e Angelo Villari, Leonora e Manrico). Il 25 debutta Simon Boccanegra, nella prima versione 1857, una chicca arricchita dai nuovi documenti d’autore dell’archivio, diretto da Riccardo Frizza con lo spettacolo di Valentina Carrasco (scene di Martina Segna), Vladimir Stoyanov protagonista, con Roberta Mantegna, Riccardo Zanellato, Devid Cecconi e Piero Pretti. Sotto il segno del rapsodico teatro spagnolo i tre titoli verdiani dell’anno, ovvero di un teatro di grande varietà e «abbondanza drammaturgica, dove la traccia narrativa frammentaria e variabile non inibisce la struttura musicale organizzata», riassume Abbado, ritenendola nella Forza ideale «per sottolineare l’incombenza e imprevedibilità del destino in titolo».

Ma carattere raro del Festival Verdi, è un’organizzazione agile, precisamente orientata. Con Abbado e Francesco Izzo dell’Istituto di studi verdiani a mallevare la componente musicologico-esecutiva – diciamo che la ricerca scientifica sull’autore si mette in gioco in palcoscenico – e Barbara Minghetti responsabile ideatrice di "Verdi Off" la rassegna di proposte “attorno” al Verdi a al suo teatro, e i linguaggi dell’opera in generale che «fa uscire il teatro verso la città, la unisce come in un laboratorio sociale e artistico unico». Trenta giorni di occasioni di richiamo, fuori cartellone ma in tema, Lella Costa nello spettacolo Giovanna: la pulzella, la fanciulla, l’allodola, in prima assoluta su commissione del Festival il 7 ottobre, mentre il nuovo allestimento del Caravan Verdiano Rigoletto. Le voci da dentro (regia e drammaturgia di Manuel Renga) porterà dal 18 settembre l’opera nelle piazze di Busseto, Montechiarugolo, Parma, Polesine-Zibello. Il settimo impaginato di "Verdi Off" pone accanto spettacoli storici (Cucù verdiano, Bianchi Rossi e Verdi, Con Verdi in carrozza, Recital in giardino, Recital verdiani, Verdi Band), i nuovi Verdi sotto casa, La città che danza, Macbeth - Scacco al re e Se quel guerriero io fossi – Sulla punta della lingua.

Molti i concerti, piccoli e grandi (Rosa Feola e Sergio Vitale per il Galà Verdiano, il 10 ottobre compleanno del compositore). La penultima sera l’esecuzione diretta da Daniele Gatti dei Quattro pezzi sacri di Giuseppe Verdi con l’Orchestra e il Coro del Maggio Musicale Fiorentino, il 15 ottobre, porta a quattro le grandi orchestra impegnate (le altre, in primis, la Filarmonica Toscanini, poi la Nazionale Rai, Comunale di Bologna). «Non è un festival ripiegato su sé stesso, non avrebbe senso, infatti ha imposto nel giro di qualche anno un modo di leggere Verdi senza pregiudizi che non ha precedenti né imitatori sul piano internazionale», ha ridetto Meo: «il programma e la qualità si rinnovano attraverso la ricerca ma soprattutto per il contributo di tutti gli artisti, diventati parte della famiglia verdiana che abbiamo voluto costruire».