✕

Caterina Caselli, confessioni in bianco e nero

Multischermo / Su Rai 3 il documentario 'Una vita, cento vite'
1 minuti di lettura

Era la tv del bianco e nero e Caterina Caselli aveva il casco d’oro e Gianni Morandi invece aveva le mani grandi e senza fine. E allora nello show serale si faceva la gag con la Caselli e Morandi: con effetti speciali clamorosi li si oscurava quasi per intero, restavano illuminati solo i capelli di lei e le mani di lui e l’insieme faceva colpo. La scena è tra le molte chicche d’epoca dentro questo Caterina Caselli — Una vita, cento vite, in prima tv domani, 10 febbraio, su Rai 3.

Presentato all’ultima Festa del Cinema di Roma, apparso per tre giorni nelle sale, la sua collocazione naturale è però davvero dentro la tv e dentro una serata Rai come si deve. Attraverso mezzo secolo e oltre, intrecciando storia personale (con grandi traumi di ragazza e la successiva determinazione implacabile quando, dal 1970, lascia il microfono e si mette a produrre e scoprire talenti) a quella del Paese tutto, il costume, certo, il beat e la music…

Era la tv del bianco e nero e Caterina Caselli aveva il casco d’oro e Gianni Morandi invece aveva le mani grandi e senza fine. E allora nello show serale si faceva la gag con la Caselli e Morandi: con effetti speciali clamorosi li si oscurava quasi per intero, restavano illuminati solo i capelli di lei e le mani di lui e l’insieme faceva colpo. La scena è tra le molte chicche d’epoca dentro questo Caterina Caselli — Una vita, cento vite, in prima tv domani, 10 febbraio, su Rai 3.

Presentato all’ultima Festa del Cinema di Roma, apparso per tre giorni nelle sale, la sua collocazione naturale è però davvero dentro la tv e dentro una serata Rai come si deve. Attraverso mezzo secolo e oltre, intrecciando storia personale (con grandi traumi di ragazza e la successiva determinazione implacabile quando, dal 1970, lascia il microfono e si mette a produrre e scoprire talenti) a quella del Paese tutto, il costume, certo, il beat e la musica popolare dei decenni a venire.

Un po’ a passo di carica — ma rimane comunque fuori parecchio e ci sarebbero volute ore in più — il doc di Renato De Maria scritto con Pasquale Plastino vede la Caselli nel racconto in primo piano, commuovendosi spesso, rivendicando tutto il buono da rivendicare e, nello snocciolare i nomi lanciati — via via Guccini, Bertoli, Bocelli, Elisa e ne lasciamo fuori parecchi — esibendo un vanto più che giustificato.

Per gli appassionati è una storia soprattutto di musica e canzoni e idee, con punte da non credere — la produzione di 1978 Gli dei se ne vanno, gli arrabbiati restano degli Area… — nomi e passaggi da svenire (purtroppo solo un fugace accenno al caro Lucio 48) e una consistenza difficile da pareggiare. Su tutto, l’evidente rimpianto per una sorta di epoca del fare, quando le chiacchiere stavano a zero o venivano dopo, e i progetti azzeccati facevano storia, e utili. Va da sé, il vecchio dibattito sulla migliore canzone italiana di sempre riceve nuovo impulso: qui si vota Insieme a te non ci sto più, rievocata con Paolo Conte in un breve dialogo (avrebbe potuto riempire l’intero doc senza il minimo problema).
***
“Con il Curling ciao ciao”. (Twitter, autori vari)