Caterina Caselli, confessioni in bianco e nero
di Antonio Dipollina , di Antonio DipollinaEra la tv del bianco e nero e Caterina Caselli aveva il casco d’oro e Gianni Morandi invece aveva le mani grandi e senza fine. E allora nello show serale si faceva la gag con la Caselli e Morandi: con effetti speciali clamorosi li si oscurava quasi per intero, restavano illuminati solo i capelli di lei e le mani di lui e l’insieme faceva colpo. La scena è tra le molte chicche d’epoca dentro questo Caterina Caselli — Una vita, cento vite, in prima tv domani, 10 febbraio, su Rai 3.
Presentato all’ultima Festa del Cinema di Roma, apparso per tre giorni nelle sale, la sua collocazione naturale è però davvero dentro la tv e dentro una serata Rai come si deve. Attraverso mezzo secolo e oltre, intrecciando storia personale (con grandi traumi di ragazza e la successiva determinazione implacabile quando, dal 1970, lascia il microfono e si mette a produrre e scoprire talenti) a quella del Paese tutto, il costume, certo, il beat e la music…
Era la tv del bianco e nero e Caterina Caselli aveva il casco d’oro e Gianni Morandi invece aveva le mani grandi e senza fine. E allora nello show serale si faceva la gag con la Caselli e Morandi: con effetti speciali clamorosi li si oscurava quasi per intero, restavano illuminati solo i capelli di lei e le mani di lui e l’insieme faceva colpo. La scena è tra le molte chicche d’epoca dentro questo Caterina Caselli — Una vita, cento vite, in prima tv domani, 10 febbraio, su Rai 3.
Presentato all’ultima Festa del Cinema di Roma, apparso per tre giorni nelle sale, la sua collocazione naturale è però davvero dentro la tv e dentro una serata Rai come si deve. Attraverso mezzo secolo e oltre, intrecciando storia personale (con grandi traumi di ragazza e la successiva determinazione implacabile quando, dal 1970, lascia il microfono e si mette a produrre e scoprire talenti) a quella del Paese tutto, il costume, certo, il beat e la musica popolare dei decenni a venire.
Per gli appassionati è una storia soprattutto di musica e canzoni e idee, con punte da non credere — la produzione di 1978 Gli dei se ne vanno, gli arrabbiati restano degli Area… — nomi e passaggi da svenire (purtroppo solo un fugace accenno al caro Lucio 48) e una consistenza difficile da pareggiare. Su tutto, l’evidente rimpianto per una sorta di epoca del fare, quando le chiacchiere stavano a zero o venivano dopo, e i progetti azzeccati facevano storia, e utili. Va da sé, il vecchio dibattito sulla migliore canzone italiana di sempre riceve nuovo impulso: qui si vota Insieme a te non ci sto più, rievocata con Paolo Conte in un breve dialogo (avrebbe potuto riempire l’intero doc senza il minimo problema).
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“Con il Curling ciao ciao”. (Twitter, autori vari)