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Vieni via con me, Paolo Conte l’inafferrabile

Multischermo/ il doc del cantautore firmato da Giorgio Verdelli per Rai 3
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Lo chic, lo charme e Paolo Conte. Si rischia di abituarsi troppo bene con questi speciali di Rai 3 il giovedì sera - la scorsa settimana, Caterina Caselli. Stavolta era il Vieni via con me, docufilm realizzato da Giorgio Verdelli - uno con cui si andrebbe avanti a parlare di canzoni e autori per settimane senza stancarsi, passione vera e qui, un Paolo Conte che apre porte e confidenze: ma il patto, che l'Avvocato non deve nemmeno dichiarare, è che alla fine il tono, i meandri in cui addentrarsi, gli svincoli da prendere saranno governati da lui.

L'universo contiano ha una serie di sfaccettature che richiedevano metodo: il doc era strutturato a capitoli fondamentali, tra rapidi cenni a cose private e il capitale vero in ballo, ovve…

Lo chic, lo charme e Paolo Conte. Si rischia di abituarsi troppo bene con questi speciali di Rai 3 il giovedì sera - la scorsa settimana, Caterina Caselli. Stavolta era il Vieni via con me, docufilm realizzato da Giorgio Verdelli - uno con cui si andrebbe avanti a parlare di canzoni e autori per settimane senza stancarsi, passione vera e qui, un Paolo Conte che apre porte e confidenze: ma il patto, che l'Avvocato non deve nemmeno dichiarare, è che alla fine il tono, i meandri in cui addentrarsi, gli svincoli da prendere saranno governati da lui.

L'universo contiano ha una serie di sfaccettature che richiedevano metodo: il doc era strutturato a capitoli fondamentali, tra rapidi cenni a cose private e il capitale vero in ballo, ovvero il rapporto con il pubblico adorante, in Italia o in Francia, la stima infinita dei migliori nel loro campo, la voglia di gag quando necessario. Francesco De Gregori che racconta di quella volta del Gelato al limon e Conte forse un po' se la prese, ma poi figuriamoci se faceva sul serio e infatti lo ringraziò, De Gregori, per la cover: ma il Principe e l'Avvocato la raccontano in versioni che divergono qui e là ed è un gioco bellissimo anche questo. L'inafferrabile, che è parecchio - un talento simile, così, con quell'indole, ad Asti, in Italia e nel mondo - restava l'ingrediente di base. Chi ha memoria ricorda una lontana intervista di Conte a Pupi Avati, in una Rai quasi da pionieri, qualcuno per anni ne ha conservato interi blocchi a memoria, domande e risposte. Stavolta, in più, colleghi, ammiratori celebri (Patrice Leconte e Jane Birkin in Francia) e parevano pensare: "Metterò in curriculum che mi hanno interpellato in uno speciale su Paolo Conte". Sulla vecchia pista da elefanti si va che è un incanto: Paolo Conte guida, sorveglia, indirizza e concede una nuova magia.
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C'è grossa crisi, guai a far calare l'attenzione - metti che se ne vada qualche altro spettatore - e le statistiche dicono che nei talk è salito da 30 a 45 secondi di media il tempo in cui il conduttore lascia sbraitare uno sull'altro gli ospiti litiganti prima di intervenire. Ammiccando come a dire: bene così.