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'Automobili', lampi di genio per l’irriverente Lucio Dalla

Multischermo / Su RaiPlay la serie del 1977, sei puntate per ricordare l’artista a dieci anni dalla scomparsa
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Dieci anni senza Lucio Dalla, parecchi di più - era il 1977 - senza un programma folle e di rara irriverenza e inventiva, specchio esatto del Dalla d'epoca. Sbalordisce e merita applausi la riproposta da qualche giorno su RaiPlay di una serie che si chiamava Automobili. C'era stato l'album, poi uno spettacolo teatrale, Lucio Dalla operava con Roberto Roversi e il risultato fu quel disco scolpito nel tempo e salutato come un capolavoro narrativo. C'era dentro l'epopea del motore ma non si facevano prigionieri, c'era esaltazione nonché critica durissima alla civiltà dell'auto.

C'era tutto, tanto da debordare anche in tv: per sei puntate nelle quali Dalla mise tutto se stesso, recuperando anche lavori precedenti - da commuoversi nei passaggi da Anidride solforosa - ai testi c'era il mitologico Sergio Bardotti e l'insieme, snocciolato nelle sei ore, è veramente da sbalordire. Libertà impensabili, sgangheratezze di…

Dieci anni senza Lucio Dalla, parecchi di più - era il 1977 - senza un programma folle e di rara irriverenza e inventiva, specchio esatto del Dalla d'epoca. Sbalordisce e merita applausi la riproposta da qualche giorno su RaiPlay di una serie che si chiamava Automobili. C'era stato l'album, poi uno spettacolo teatrale, Lucio Dalla operava con Roberto Roversi e il risultato fu quel disco scolpito nel tempo e salutato come un capolavoro narrativo. C'era dentro l'epopea del motore ma non si facevano prigionieri, c'era esaltazione nonché critica durissima alla civiltà dell'auto.

C'era tutto, tanto da debordare anche in tv: per sei puntate nelle quali Dalla mise tutto se stesso, recuperando anche lavori precedenti - da commuoversi nei passaggi da Anidride solforosa - ai testi c'era il mitologico Sergio Bardotti e l'insieme, snocciolato nelle sei ore, è veramente da sbalordire. Libertà impensabili, sgangheratezze di genio, passaggi impeccabili, ospiti wow: Roberto Benigni, Dario Fo, Paolo Conte, Guccini e tanti altri. Con la minima traccia del discorso automobile - soprattutto nella prima puntata. Ma dopo liberi tutti: c'è anche Dalla che sale sul palco di un teatro e presenta Edoardo Bennato. In realtà il concerto era di Bennato e a quel punto canta Bennato.

Dopodiché si torna in studio, in un bianco e nero polveroso ma che procura un effetto Indiana Jones dentro sublimi scavi. Benigni, per dire, entra in scena declamando una ottavina toscana ed è quello smandrappato di Televacca, oppure arrivano Cochi e Renato vestiti da Sturmtruppen. E decine di altri numeri, spesso senza il minimo senso compiuto e quello è il bello, perché le perle annidate dentro, in canzoni, gag, dialoghi con i suoi pari, a quel punto risplendono forte. In una Rai che si fa davvero fatica a convincersi esistesse davvero.
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Avanti un altro, puntata dell'altra sera, Bonolis&Laurenti si producono in una gag impersonando due russi alla Totò e Peppino, con colbacco in testa. La puntata era stata registrata due mesi fa, ma sui social si va vicini a paventare che la mossa inopportuna possa far saltare gli imminenti colloqui di pace al confine con la Bielorussia.