Spettacoli

La versione di Fiorella: che guaio se le donne si confondono

Multischermo / Il programma di Fiorella Mannoia: niente di riprovevole, ma insomma è un po' poco...
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Che fine ha fatto La versione di Fiorella, partita con grandi ambizioni su Rai 3 in seconda serata, sobillando i nostalgici che quando sentono dire “la seconda serata di Rai 3” si illuminano e commuovono quasi al ricordo?

Puntata settimanale, il lunedì — che è una sorta di area protetta. In quella dell’altra sera due blocchi consecutivi da venti minuti ciascuno: nel primo, intervista, da venti minuti, a Flavio Insinna (lui la sa reggere, ma non è questo il punto). Poi un notevole Jack Savoretti che canta live un gioiellino e quindi si va di intervista fino a riempire il tempo. In chiusura, il comico Stefano Rapone infila una decina di battute notevoli ma nello studio un po’ glaciale (per quanto magnifico in arredi e colpo d’occhio) si perdono nell’indistinto.

Fiorella Mannoia fa domande, non canta, il colpo è quello di raccontare la questione della frase galeotta di Quello che le donne non dicono. Enrico Ruggeri scrisse come si sa da maschio alfa la canzone perfetta per le donne, o almeno è sempre stata considerata così. Ma la frase “E se ci confondiamo un po’” la Mannoia la fa diventare altro (“Trasformiamo un po’”) perché questa cosa delle donne in confusione a lei non è mai suonata granché bene. Segue dibattito, anzi no o chissà.

Morale, i fanatici delle seconde serate di Rai 3 ci restano alla fine un po’ così: seguono con fedeltà, s’intende, e niente di quello che passa sullo schermo è riprovevole in alcun modo. Ma insomma, è un po’ poco — disponendo tra l’altro il programma di una squadra di autori con nomi stellari, o quasi.

Viene il dubbio che nell’intero mondo autorale televisivo ormai si sveglino tutti al mattino pensando piuttosto alla nuova idea del secolo da rifilare alle piattaforme ricche e munifiche: ma forse è una cattiveria. Di sicuro, e anche qui si va in modalità nostalgica, per i prossimi tentativi servirebbe un capostruttura di quelli esigenti e cattivi, che rompono le scatole da mattina a sera. Ma dev’essere una razza ormai estinta.

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“Chiudo con una notazione tecnica. Il polistirolo nelle bombe molotov serve ad aumentarne di parecchio la potenza”. (Giovanna Botteri, Tg3)