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'Pechino Express' con Costantino viaggiare è più glamour

Multischermo / Dopo otto stagioni su Rai 2 la nuova edizione è approdata su Sky
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Il precedente è quello di X Factor, che ai tempi languiva su Rai 2, è passato a Sky e ha vissuto stagioni glamour. Per il pubblico generalista rimasto di là, pazienza. Adesso tocca a Pechino Express, stessa direzione di transito: volendo è un format del format, il format spostato, in senso buono. Anche qui era Rai 2, per otto stagioni e un minimo di stanchezza nelle ultime. E quindi il procedimento è simile: per X Factor erano sbucati gli ohhh di meraviglia per quante luci, tecno-racconto, appeal in più aveva aggiunto Sky.

Costantino della Gherardesca: "Per fare 'Pechino Express' più che atletici bisogna essere furbi e veloci"

Stavolta il salto è meno visibile - si nota nelle riprese e qualche vaga patinatura qui e là - ma il senso rimane: coppie di vip o quasi viaggiano in territori stranieri preferibilmente esotici e sconosciuti al nostro sentire. Stavolta è la Rotta dei …

Il precedente è quello di X Factor, che ai tempi languiva su Rai 2, è passato a Sky e ha vissuto stagioni glamour. Per il pubblico generalista rimasto di là, pazienza. Adesso tocca a Pechino Express, stessa direzione di transito: volendo è un format del format, il format spostato, in senso buono. Anche qui era Rai 2, per otto stagioni e un minimo di stanchezza nelle ultime. E quindi il procedimento è simile: per X Factor erano sbucati gli ohhh di meraviglia per quante luci, tecno-racconto, appeal in più aveva aggiunto Sky.

Costantino della Gherardesca: "Per fare 'Pechino Express' più che atletici bisogna essere furbi e veloci"

Stavolta il salto è meno visibile - si nota nelle riprese e qualche vaga patinatura qui e là - ma il senso rimane: coppie di vip o quasi viaggiano in territori stranieri preferibilmente esotici e sconosciuti al nostro sentire. Stavolta è la Rotta dei Sultani, partendo dalla Cappadocia e poi via per zone limitrofe. Si gareggia ad arrivare primi senza mezzi a disposizione, fidando nella generosità dei locali (accentuata parecchio dalla presenza di videocamere, ma enfatizzata comunque). Pechino ha il compito primario di farsi guardare anche da chi non tollera le parti talentizzate o da reality in movimento (la gara, i pianti, le storie personali dei concorrenti, i dispetti etc.) e apprezza lo slancio verso l'insolito, una certa visione ecumenica e così via: per chi sbircia insomma il paesaggio intorno, i volti o gli interni delle case.

E per fortuna uno come Costantino della Gherardesca dà una mano, cuce, racconta, trova spunti extraterritoriali e si vede che li apprezza pure. I concorrenti, in realtà, sono un contorno attivo. Anche se sarebbe buffo assistere a un'eventuale vittoria per Alex Schwazer (marciatore olimpionico, a Pechino tra l'altro, che ha passato guai indicibili per doping) e seguire i commenti social successivi. Oppure, nella prima puntata, veder eliminate le due ragazze che sono star di Tik Tok e hanno chiuso accusando quei boomer di rivali di averle boicottate con ferocia.
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"Mi devo scusare con i telespettatori per questa foto, abbiamo detto che era la metropolitana di Kiev e invece è quella di Roma". (Mario Giordano, Fuori dal coro, Rete4)