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Iannacone e i compagni di scuola senza un gran futuro

Multischermo /  La nuova stagione di 'Che ci faccio qui', sabato su Rai 3
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Domenico Iannacone e la sua cifra narrativa, ora a una evoluzione fatta quasi di autocitazione. Sabato su Rai 3, e in prima serata, è partita una nuova serie di Che ci faccio qui. Primo obiettivo, il quartiere Borgo Vecchio a Palermo: non è nemmeno periferia ma è come se fosse, qui e là, il vecchio set di Cinico Tv, e le vite tirate coi denti sembrano quella di ogni periferia perduta del mondo.

Iannacone c’era stato cinque anni fa, raccontando un gruppetto di compagni di scuola senza gran futuro. Il ritorno è proprio andando a cercare quei ragazzi, scoprire che tra una fujtina e l’assenza di percorsi organizzati dalle istituzioni, si costruisce una vita che va in assoluta continuità — aggiornando il giusto — con le generazioni precedenti.

Domenico Iannacone, 60 anni 
Chi conosce Iannacone sa che gli è facile perdersi n…

Domenico Iannacone e la sua cifra narrativa, ora a una evoluzione fatta quasi di autocitazione. Sabato su Rai 3, e in prima serata, è partita una nuova serie di Che ci faccio qui. Primo obiettivo, il quartiere Borgo Vecchio a Palermo: non è nemmeno periferia ma è come se fosse, qui e là, il vecchio set di Cinico Tv, e le vite tirate coi denti sembrano quella di ogni periferia perduta del mondo.

Iannacone c’era stato cinque anni fa, raccontando un gruppetto di compagni di scuola senza gran futuro. Il ritorno è proprio andando a cercare quei ragazzi, scoprire che tra una fujtina e l’assenza di percorsi organizzati dalle istituzioni, si costruisce una vita che va in assoluta continuità — aggiornando il giusto — con le generazioni precedenti.

Domenico Iannacone, 60 anni 
Chi conosce Iannacone sa che gli è facile perdersi nel racconto altrui, lasciar andare le parole, riversare empatia a fiumi sottolineando qualche passaggio con sguardi e parole di stupore. È un metodo non comune in tv, forse perché non è un metodo: è quello che Iannacone vuole fare in questi racconti che in teoria riflettono inclusione, razzismi da combattere, socialità perdute, ma alla fine sono soprattutto storie di persone, con estri tardo — dickensiani (facendo le ovvie proporzioni). A quel punto, chi vuole cogliere riflessi sociologici tra il mondo come viene raccontato e certe realtà, ne ha facoltà: ma non spetta all’autore costringere a questo.

Pochi, peraltro, gli spunti da talk-show, in una carrellata di vite ai margini: giusto un paio di volte compare il reddito di cittadinanza come tema, in un caso è indispensabile, in un altro viene vissuto come frustrante ed è una spinta ad aggrapparsi a ogni ipotesi di vero lavoro possibile. Quale sia la missione vera di Iannacone non è definibile: si segue con una certa emozione tutto quanto ed è più che sufficiente. E forse questo dà vero valore a tutto.
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Iannacone scova personaggi simbolo, a Borgo Vecchio di Palermo il contrappunto puntuale è un anziano cantante da piano bar: che piangere non sa ed è anzi formidabile, offrendo la colonna sonora alla puntata e una versione nemmeno malissimo di Se bruciasse la città.