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'The band', il miracolo del talent senza psicodrammi

(agf)
Multischermo / Il debutto, su Rai 1, del nuovo show condotto da Carlo Conti
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Le buone intenzioni sono tutto e Carlo Conti ne ha da vendere: tanto che con sprezzo del pericolo decide di allestire uno show Rai 1 del venerdì sera con una marea di protagonisti sconosciuti. E sono i giovani – o assai meno giovani – di band di belle speranze, o appunto ex speranze. A quel punto, per non votarsi alla catastrofe annunciata, bisogna riempire lo show di cose e personaggi familiari e accattivanti. E soprattutto decidere che le band in questione si trasformino in cover-band, ovvero suonando e cantando brani famosi – solo nella puntata finale potranno eseguire un inedito, con la speranza che duri poco perché in tv non c’è uno sfollagente più efficace di uno sconosciuto che canta una canzone sua.

Il risultato è qu…

Le buone intenzioni sono tutto e Carlo Conti ne ha da vendere: tanto che con sprezzo del pericolo decide di allestire uno show Rai 1 del venerdì sera con una marea di protagonisti sconosciuti. E sono i giovani – o assai meno giovani – di band di belle speranze, o appunto ex speranze. A quel punto, per non votarsi alla catastrofe annunciata, bisogna riempire lo show di cose e personaggi familiari e accattivanti. E soprattutto decidere che le band in questione si trasformino in cover-band, ovvero suonando e cantando brani famosi – solo nella puntata finale potranno eseguire un inedito, con la speranza che duri poco perché in tv non c’è uno sfollagente più efficace di uno sconosciuto che canta una canzone sua.

Il risultato è questo The Band che, al netto del milione di accorgimenti che bisogna prendere, è un piccolo miracolo, soprattutto perché si suona live: quindi conta la musica e come i concorrenti la sanno o non la sanno suonare e cantare – ma alla fine il rischio è che in molti rimpiangano l’assenza di storie strappalacrime di giovani teneri, o di attempati musicisti che volevano essere Vasco ma è andata in un altro modo.

Morale, The Band è un programma coraggioso, vada comunque vada (ma Canale 5 che aveva uno show debole è dovuta correre ai ripari spostando al venerdì L'isola dei famosi e limitando i danni). Il gruppo non è male, c’è un Carlo Verdone appassionato e un minimo spaesato all’inizio, in giuria: ma appena gli sono partiti i tre minuti da parodia di un vero giudice stava venendo giù il teatro. C’è Rocco Tanica, grande mossa, che non solo giganteggia con le note ma infila una gag dietro l’altra a livelli alti. Ci sono Gianna Nannini che incute soggezione, Asia Argento e un gruppo di tutor – da Nigiotti a Zampaglione, Irene Grandi etc – che prenderanno le misure e si vedrà. Ma il talent va: e magari è la volta che, senza premi in palio e psicodrammi, bisognerà iniziare a chiamarlo in qualche altro modo. Con i complessi – non lo dice più nessuno e in più, richiamano la complessità – e senza complessi.

(agf)

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“Chissà perché poi Putin ce l’ha tanto con le mosche”. (Andrea Pennacchi)