'Made in Sud', come spezzare un incantesimo napoletano
di Antonio Dipollina , di Antonio DipollinaEsistono cose più rilevanti nella vita e perfino in televisione, ma bene o male si parla di una prima serata del servizio pubblico e di un programma a suo modo storico – sempre nei limiti, nel suo genere etc etc. Si tratta di Made in Sud, fortilizio negli anni degli studi Rai di Napoli, infornata chilometrica (due ore e quaranta nette) di comici di stretta osservanza meridionale.
Finora efficace e comunque vissuto da quelle parti come una specie di patrimonio geolocalizzato, con le conduzioni classiche di gente come Stefano Di Martino e Fatima Trotta e la sfilata di comici dove, con molta pazienza, potevi trovare anche pallidi eredi di tanta tradizione comica, napoletana soprattutto.
Bene, c’è la nuova edizione e hanno cambiato parecchio – in conduzione, con il rapper Clementino e la quasi debuttante Lorella Boccia – soprattutto devono aver deciso una svolta epocale, salvo eccezioni, dei comici che, nell’arco della inestinguibile serata, s…
Esistono cose più rilevanti nella vita e perfino in televisione, ma bene o male si parla di una prima serata del servizio pubblico e di un programma a suo modo storico – sempre nei limiti, nel suo genere etc etc. Si tratta di Made in Sud, fortilizio negli anni degli studi Rai di Napoli, infornata chilometrica (due ore e quaranta nette) di comici di stretta osservanza meridionale.
Finora efficace e comunque vissuto da quelle parti come una specie di patrimonio geolocalizzato, con le conduzioni classiche di gente come Stefano Di Martino e Fatima Trotta e la sfilata di comici dove, con molta pazienza, potevi trovare anche pallidi eredi di tanta tradizione comica, napoletana soprattutto.
Bene, c’è la nuova edizione e hanno cambiato parecchio – in conduzione, con il rapper Clementino e la quasi debuttante Lorella Boccia – soprattutto devono aver deciso una svolta epocale, salvo eccezioni, dei comici che, nell’arco della inestinguibile serata, sfornano dalle tre alle quattrocento battute (calcolo approssimativo, a occhio). Infatti ci sono autori a frotte e, come sempre, viene da immaginare le riunioni di preparazione. Con l’attenuante del numero spropositato di gag e battute, la parola d’ordine dev’essere: eravamo popolari, bisogna diventare ultrapopolari e guai a chi concepisce una battuta che non possa essere capita anche da (omissis) o che sia parzialmente inedita, oppure che non sia già conosciuta da chi ha almeno sette anni di vita.
La connotazione sudista è diventata radicalizzazione (alcuni numeri in napoletano stretto sono incomprensibili anche a chi è nato più a sud) e davvero, con tutta la buona volontà, ci si chiede se non sia possibile porre riparo. Dopodiché per carità, ci sono appunto cose più rilevanti di cui preoccuparsi. Però è un peccato, e a scorrere il web – dove impazzano polemiche dei fedelissimi – o a valutare il calo di ascolti della seconda puntata, i dubbi aumentano.
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Scende a minimi preoccupanti l’ascolto su La7 della serie tv con Zelensky protagonista: il rischio è che si decida di proseguire interrompendole ogni tanto con interventi di opinionisti o professori Putin-friendly per dileggiare vieppiù il protagonista.