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'Ulisse' Alberto Angela l'antidoto del sabato sera

(foto di Barbara Ledda) 
Multischermo / Il piacere della conferma per il programma di Rai 1
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“Presto, l’antidoto”. Potrebbe essere la frase simbolo per una certa tv resistenziale di cui Alberto Angela, superata la soglia dei favolosi anni 60 — compiuti — rimane esponente di primo piano. Anche nella mission impossible dei suoi reportage scaraventati nel sabato sera di Rai 1, ovvero il luogo dove non ha il minimo senso parlare di competizione tra programmi, tanto è opposta l’offerta. L’antidoto è il nuovo ciclo di Ulisse che ha sempre come sottotitolo Il piacere della scoperta: ma che assume il tratto del piacere della conferma.

Come nella puntata di sabato scorso, dedicata a Parigi. Per chi la ama e ne prova irrefrenabile nostalgia, Angela cuce un delizioso ieri…

“Presto, l’antidoto”. Potrebbe essere la frase simbolo per una certa tv resistenziale di cui Alberto Angela, superata la soglia dei favolosi anni 60 — compiuti — rimane esponente di primo piano. Anche nella mission impossible dei suoi reportage scaraventati nel sabato sera di Rai 1, ovvero il luogo dove non ha il minimo senso parlare di competizione tra programmi, tanto è opposta l’offerta. L’antidoto è il nuovo ciclo di Ulisse che ha sempre come sottotitolo Il piacere della scoperta: ma che assume il tratto del piacere della conferma.

Come nella puntata di sabato scorso, dedicata a Parigi. Per chi la ama e ne prova irrefrenabile nostalgia, Angela cuce un delizioso ieri&oggi viaggiando il tempo con la bussola della Belle Epoque. Allora tutto finiva con l’attentato di Sarajevo e il mondo in guerra. Oggi, beh, meglio usare prudenza e comunque individuare una recente Bella Epoque non è proprio semplice. Comunque a Parigi nasceva il cinema e oggi c’è Catherine Deneuve seduta in platea (Angela si avvicina nella poltroncina di fianco con una devozione superiore) spiega che il cinema non può morire e vedremo che succede, ci sono i lustrini d’epoca della sfavillante Paris sui viali e Angela fa un salto, corroborante, al Moulin Rouge. C’è anche l’eco dei signori con cilindro e baffi importanti e curatissimi sui viali dei primi Novecento e si azzarda un paragone con gli hipster di oggi.

La parte su pittura, impressionisti disagiati e di genio, Degas e le ballerine, apre ad altri paralleli: e la chiesa di Auverse rimanda a quadri da leggenda e storie personali oscure e tragiche. L’Ulisse della situazione salta a piacimento tra i secoli provando a restituire un senso: più o meno quello storico della bellezza, qui in senso ampio, bellezza delle storie e del racconto, che avrebbe l’incarico di salvare il mondo. Ma la fatica è ormai di quelle pesanti, perfino per la bellezza.
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Concertone, Lundini e la gag della telefonata di Putin: "È la potenza del digitale terrestre"


Momento top del concertone romano, la canzone canzonatoria di Valerio Lundini e del suo gruppo (I Vazzanikki) sulla musica che sconfiggerà la guerra. Con un verso che attinge al sublime: Non a caso/ li chiamano/accordi di pace.

Primo Maggio, Lundini porta al Concertone finta telefonata a Putin che annuncia fine della guerra